Scritto per noi da
Luca Immovilli
La più grande sfida
mai lanciata dall’uomo alla natura si trova a Sandouping, nella regione
dell’Hubei, in Cina. E’ la diga più grande del mondo, la Diga delle Tre Gole:
un’opera così mastodontica da essersi guadagnata l’appellativo di “Grande
Muraglia del XXI secolo”. Nome che, ad una diga alta come la torre Eiffel e
lunga due chilometri e mezzo, spetta di diritto. Mai l’uomo aveva sognato
tanto, mai l’uomo aveva osato tanto. Lo ha fatto la Cina, o meglio lo sta
facendo, costruendo il simbolo del controllo dell’uomo sulla natura e del
risveglio del “drago” cinese: quello che sino a pochi anni fa era considerato
un marginale Paese sottosviluppato, è oggi una superpotenza economica che
lancia la sua sfida a tutto il mondo.
Il fiume. La Diga della Tre Gole sorge sul Chang Jang, il ‘lungo
fiume’, l’anima stessa del continente cinese. Il Chang Jang, conosciuto in
occidente come Yangtze, è il maggior corso d'acqua asiatico, e terzo del mondo.
Da sempre amato e rispettato, fonte di vita e prosperità, è però anche temuto
e
odiato da chi ne conosce la potenza, da chi lo fugge nei periodi di grandi
piogge che lo rendono ingovernabile. Intere regioni sono state devastate e molte
persone hanno perso la vita nelle inondazioni di sua maestà Yangtze. Nel 1931
una piena causò 140 mila vittime e lo sfollamento di 28 milioni di persone.
Oggi lo Yangtze è prima di tutto la spina dorsale della superpotenza cinese,
l’arteria principale del boom economico, sulle cui acque navigano ogni giorno
decine di migliaia di navi.
Il progetto. La Diga delle Tre Gole è da più di un secolo nei sogni
dei cinesi. Il primo a parlare della necessità di imbrigliare le acque dello
Yangtze, per cercare di controllarne le inondazioni e per produrre energia, fu
nel 1919 Sun Yatsen, uno dei "padri fondatori" della Cina moderna. Da
quel momento fino ai giorni nostri, nell’euforia generale provocata dal
grandioso progetto, non fu altro che un susseguirsi di pianificazioni, calcoli
e ricerche per individuare il sito esatto dove poter sfidare il fiume. Mao
stesso si innamorò dell’idea della grande diga e fece di tutto per renderla
realtà. Deng Xiaoping, il padre della Cina dell'ipercapitalismo non fu da meno,
come del resto tutti i suoi successori alla guida del Paese. Finché,
nell’aprile del 1992, l’allora Primo ministro, l’ingegnere Li Peng, fece
approvare al Congresso di Pechino il progetto di inizio dei cantieri. I lavori
per la costruzione della diga iniziarono definitivamente nel 1994, da allora 60
mila operai lavorano 24 ore su 24 nel più grande cantiere del pianeta: il suo
costo è di 25 miliardi di dollari ma probabilmente, una volta chiuso nel 2009
potrebbe sottrarre dalle casse di Pechino anche 75 miliardi di dollari.
Gli obiettivi. Secondo i piani di
Pechino il progetto delle Tre Gole ha tre obiettivi principali: produrre
energia, migliorare la navigazione interna del paese e prevenire le periodiche
inondazioni dello Yangtze. Il primo obiettivo si inquadra nel tentativo cinese
di aumentare la sua autonomia energetica per sostenere il colossale boom
economico del paese. Il sistema delle Tre Gole produrrà più o meno l’energia di
una ventina di centrali nucleari. Questa sarà ovviamente solo una frazione
dell'energia necessaria alla Cina, ma una frazione significativa. Il secondo
obiettivo è già stato raggiunto: imbarcazioni fino a 10 mila tonnellate di
stazza possono navigare per migliaia di chilometri sul grande fiume, dal
Pacifico fino alla megalopoli di Chongqing. Il terzo obiettivo è difficile da
realizzare. I critici della grande diga sostengono che, per quanto titanico, il
bacino delle Tre Gole tratterrà solo il 10 per cento della portata che ha lo
Yangtze nella stagione della piogge, e che a produrre le inondazioni non sarebbe
tanto il ‘lungo fiume’, quanto i suoi tributari che si trovano a valle delle
Tre Gole. Il problema delle inondazioni si combatterebbe quindi molto meglio
costruendo dighe più piccole nei vari affluenti del “lungo fiume”.