27/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



René Bazin, edizioni Paoline, 2005
Scritto per noi da
Paolo Lezziero
 
La copertina del libroCharles de Foucauld, “ le père” dei Tuareg del Sahara algerino, viene affrontato storicamente nel 1921 da René Bazin, accademico francese del 1903, professore di diritto, giornalista e biografo.
 Il volume, edito  dalle Edizioni Paoline, racconta l’esperienza spirituale di questo frate trappista   beatificato il 13 novembre  2005 da Benedetto XVI nella basilica di San Pietro.
Nato a Strasburgo nel 1858, orfano dei genitori in giovane età, viene mandato dal nonno all’Accademia di Cavalleria dell’esercito francese. Un’esperienza che gli servirà a capire di non essere adatto alla vita in divisa. Si congeda nel 1882, la sua curiosità del sapere e del conoscere oltre i piccoli confini della sua città lo porta ad aggregarsi ad una spedizione nel Marocco.
I ritrovamenti  e i rilievi risultarono un tale avvenimento scientifico da fruttargli la medaglia d’oro della Società di geografia. Con quello però che aveva dentro, col suo fuoco interiore incontenibile non poteva accontentarsi di quanto aveva acquisito e allora si reca in pellegrinaggio in Terra Santa.
 
La tomba dove si trova Charles de FoucauldDecisivo l’incontro con l’abate Huvelin, per lui che ancora non era credente, anche se ogni tanto andava in chiesa ripetendo la preghiera…” se ci sei, fammiti conoscere…”
Entra  nella Trappa di Nostra Signora delle Nevi, in Francia. Non si accontenta. Cerca una vita più dura. Arriva in Siria, sempre alla ricerca di sé stesso e di quanto gli brucia dentro, poi a Nazarhet, dove per tre anni lavora come giardiniere presso il monastero delle Clarisse. Decide infine di diventare prete, e il Sahara gli era sembrato “il luogo” dove “ cominciare” la sua missione terrena.
Sceglie prima Bèni-Abbès, e poi, per vivere con i Tuareg, di cui condivise la vita imparandone la lingua, traducendo i loro poemi  e dando alle stampe un imponente dizionario illustrato, si stabilisce a Tamanrasset. Prima di fondare una famiglia religiosa, il suo ultimo grande desiderio, incentrata  sul Vangelo , sull’Eucaristia, sulla vita apostolica, viene ucciso con una fucilata, il 1 dicembre del 1916, dopo essere strappato di forza dal suo eremo fortificato di Tamanrasset.
 
Una bella immagine di CharlesIl primo “luogo” del suo apostolato è Beni- Abbès, un’oasi di millecinquecento anime divisi in tre gruppi. Gli “abbabsa”, originari del paese, e poi gli arabi  della tribù dei “rehamna”, e poi gli uomini di colore, giardinieri, seminatori, mietitori. La scelta di Fratel Charles è dovuta alla grande miseria del luogo, alla sua trascuratezza e alla vicinanza del Marocco, terra da lui molto amata e dove sperava di rientrare come missionario.
Li si costruisce il primo eremo, scava i pozzi per l’acqua, costruisce una cappella usando pietre raccolte sull'altipiano e mattoni  di argilla disseccata. La sua opera più importante è legata a Tamanrasset, dove, oltre la sua missione di apostolato, aiuta medici per le vaccinazioni alla diffidente popolazione Tuareg, fa da mediatore per ufficiali e soldati francesi. Ecco i consigli che dava al dottor Hèrisson, che soggiornava da qualche mese nell’Hoggar: “bisognava essere semplici, affabili e buoni a contatto diretto con i Tuareg,amarli e far loro capire che li si ama per essere da loro amati…Non fare l’aiutante maggiore e neppure il dottore  con loro; non offendersi per le loro familiarità…essere umani, caritatevoli e sempre allegri…il sorriso mette il buon umore, ravvicina gli uomini, e a volte ravviva un carattere  ombroso: una forma di carità. Quando si troverà fra i Tuareg dovrà sempre sorridere.”
E’ la risposta di questo eroico missionario, nei primi anni del 1900, alle guerre colonialiste, anche attuali, alle stragi e alle bombe “ intelligenti”. Il suo è un inno alla pace quando l’Europa di allora è in piena guerra mondiale(la prima).Portato avanti in mezzo alle gente semplice, i pastori Tuareg, dove meglio poteva essere capito. La sua morte violenta è una denuncia alle mutilazioni, alle malattie indotte, ai miti della razza più forte e meglio armata dei nostri giorni che deve “prevalere” sul resto del mondo. Un segno che Charles de Foucauld ha lasciato e che è sopravvissuto alla sua morte, come ci fa capire l’autore del libro Renè Bazin.
Categoria: Popoli
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