28/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Sri Lanka aumentano gli attacchi e gli scontri fra esercito e ribelli
  Soldati celebrano le vittime dello tsunami
Mentre si stanno ancora celebrando le oltre 30mila vittime dello tsunami di un anno fa, in Sri Lanka molti temono il ritorno della guerra civile tra esercito, rappresentante della maggioranza cingalese, e ribelli delle Tigri tamil, dopo la proclamazione del cessate il fuoco quattro anni fa. Ieri mattina, 27 dicembre, solo l’ultimo episodio di violenza: almeno 11 soldati sono morti e altri 4 sono rimasti feriti per l’esplosione di una mina nella penisola di Giafna, estremo nord del Paese. Per il portavoce dell’esercito non ci sono dubbi sui responsabili dell’attentato: “Nessun altro è in grado di sferrare un attacco di questo tipo a Giafna se non le Tigri”. Finora, tuttavia, i ribelli separatisti hanno continuato a negare ogni coinvolgimento o a non commentare lo stillicidio che solo a dicembre ha causato 40 vittime fra i soldati governativi. E diverse altre fra guerriglieri o presunti tali.
 
Gli ultimi fatti. La guerra cominciata nel 1983 si è consumata per lo più nel nord e nell’est del Paese, dove sono concentrati i tamil, ma le ultime violenze si sono verificate quasi a macchia d’olio.
Il 23 dicembre, uno degli eventi più gravi dalla firma del cessate il fuoco nel febbraio 2002: 13 marinai hanno perso la vita e altri 4 sono rimasti feriti per l’esplosione di una mina nel distretto nord-occidentale di Mannar. Al momento dell’attacco stavano viaggiando su un autobus e su un camion nei pressi di Pesalai, 220 chilometri a nord della capitale Colombo. In reazione all’accaduto, il giorno dopo i delegati dei Paesi sostenitori del processo di pace (Giappone, Norvegia, Unione Europea e Stati Uniti) si sono riuniti con gli esponenti delle Tigri, guidati da Thamilselvan, a Kilinochchi, nell’estremo nord. Non si è raggiunto, però, alcun accordo  e i negoziati di pace sembrano più in stallo che mai. In particolare non c’è intesa sul luogo dove riprendere le trattative: in Asia per il governo, in Europa per le Tigri. E nonostante l’appello per la pace degli esponenti della comunità internazionale, qualche ora più tardi è stato compiuto un altro assassinio politico. Il 25 dicembre Joseph Pararajasingam, un parlamentare della Tamil national alliance (Tna), partito vicino alle Tigri, si era recato come ogni anno alla messa di Natale nella sua città Batticaloa, sulla costa est. L’hanno freddato quando la celebrazione non era ancora terminata, ferendo anche altre 8 persone, tra cui la moglie. Il 26, poi, l’esercito ha ucciso due presunte Tigri e due civili sono morti in circostanze non chiare.
 
Soldati a GiafnaLa ripresa delle ostilità. L’aumento delle violenze (decine negli ultimi mesi) si è registrato dopo due eventi: l’uccisione del ministro degli esteri Lakshman Kadirgamar in agosto e l’elezione del nuovo presidente, Mahinda Rajapakse, a novembre. Kadirgamar, un tamil avversario delle Tigri, era istato sostenuto anche dal Jvp, partito nazionalista che è uscito dalla coalizione dell’ex presidentessa Kumaratunga, dopo che lei aveva firmato a giugno un accordo con le Tigri sulla gestione degli aiuti post-tsunami.
Rajapakse, invece, ha battuto alle presidenziali l’ex promotore del processo di pace Ranil Wickramasinghe. Il nuovo capo di Stato, detto anche “l’uomo delle masse”, ha sempre respinto la richiesta dei ribelli tamil di creare una regione autonoma nel nord e nell’est.
Lo tsunami, d’altra parte, sembra aver acuito le tensioni, visto che in gioco ci sono ben 3 miliardi di dollari da destinare ai progetti di ricostruzione sulle coste, abitate da tamil induisti, cingalesi buddisti e musulmani e cristiani di entrambe le etnie.
Un’altra questione, infine, potrebbe contribuire a far riesplodere il conflitto. Nel marzo 2004 il movimento delle Tigri si è spaccato in due fazioni, del nord e dell’est, che non hanno mai smesso di combattersi. Secondo gli analisti, oggi il governo appoggerebbe la fazione del nord conducendo una guerra per procura, in cui sono cadute anche alcune delle vittime recenti.
 

Francesca Lancini

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