28/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuove rivelazioni: l'Fbi ha spiato decine di gruppi di protesta dopo l'11/9
Una manifestazione di protesta contro Bush. Molte dimostrazioni del genere sono state spiate dall'FbiCome regalo di Natale anticipato, migliaia di americani hanno scoperto di essere stati tenuti sotto controllo dall’Fbi come potenziali terroristi. Ambientalisti, attivisti per i diritti degli animali, comunità di vegetariani, sindacati, studenti contrari al reclutamento nelle scuole: tutti spiati dal Grande Fratello e finiti negli archivi del bureau di Washington. L’iniziale rivelazione dell’esistenza di questi documenti è venuta dall’emittente Nbc che ha dimostrato come almeno 1.500 manifestazioni siano state osservate in modo particolare dall’Fbi dall’estate 2004 a quella di quest’anno. Altre migliaia di pagine sono state poi ottenute dalla American Civil Liberties Union (Aclu), proprio nei giorni in cui il New York Times è uscito con la sua storia sulle intercettazioni telefoniche non autorizzate compiute dall’intelligence. E quasi a confermare che la paranoia dell’amministrazione Bush ha raggiunto limiti indifendibili agli occhi dell’opinione pubblica, nei giorni scorsi il Pentagono ha parzialmente ammesso di aver esagerato.
 
Anche le proteste per i diritti degli animali, come questa contro le pellicce, sono state tenute sotto controlloMaggiori poteri. L’estensione dei controlli dell’Fbi risale ai primi mesi successivi agli attentati dell’11 settembre 2001, quando l’allora ministro della Giustizia John Ashcroft tolse alcune restrizioni ai poteri investigativi del bureau. Nell’allargata concezione di “minaccia terroristica” sono finiti così anche gruppi di protesta ritenuti dall'amministrazione inclini ad azioni violente o comunque sospette. Ecco allora che nelle 2.300 pagine di rapporti ottenute dalla Aclu sono finiti il Comitato arabo-americano contro la discriminazione, Greenpeace, la Lega dei lavoratori cattolici, l’Associazione per il trattamento etico degli animali (Peta), i gruppi pacifisti dei quaccheri, il Fronte di liberazione della Terra. Quest’ultima associazione viene descritta dall’Fbi come un “gruppo estremistico” le cui cellule si rendono responsabili di azioni illegali e violente, il che rende il Fronte “una seria minaccia terroristica interna”.
Anche l'organizzazione italiana Emergency, che da circa un anno sta costruendo  con successo gruppi territoriali negli Usa, lo scorso marzo è stata protagonista di un episodio che si può ricollegare al clima. "Io e Gino Strada stavamo presentando l'attività di Emergency in una chiesa dell'Illinois - racconta Rossella Miccio, delle relazioni esterne - in un incontro organizzato da un'anziana coppia della comunità. Abbiamo lasciato la chiesa molto soddisfatti. Ma il mattino successivo Charlene, l'organizzatrice, ha ricevuto una telefonata da una persona che si è presentata come un agente dell'Fbi. Gli ha chiesto informazioni sull'incontro della sera precedente. La motivazione ufficiale? Una persona aveva chiamato l'Fbi per denunciare l'assistente del dottore (cioè, figuriamoci, io) che aveva secondo loro introdotto un'arma nella chiesa".
 
Uno strisciato issato da un militante di Greenpeace sul silos di Crawford, dove Bush ha il suo ranch. Anche l'associazione ambientalista era negli archivi dell'Fbi
Le reazioni. Le critiche non hanno tardato ad arrivare. “E’ chiaro che questa amministrazione ha impegnato ogni possibile agenzia di intelligence per spiare gli americani”, dice Ann Beeson, direttore legale della Aclu. “Se negli archivi dell’Fbi un gruppo come la Lega dei lavoratori cattolici viene definito ‘di ideologia comunista’ pensi che siamo tornati ai tempi della minaccia sovietica. L’Fbi dovrebbe usare le sue risorse per indagare su minacce credibili, invece di sprecare tempo tenendo sott’occhio americani innocenti che criticano la politica del governo”. Anche gli animalisti del Peta, sul cui conto l’Fbi ha aperto un’inchiesta preliminare per attività terroristica, si sono fatti sentire. “E’ un abuso di potere scioccante, se gruppi come il nostro o Greenpeace sono in pratica puniti per il loro attivismo sociale”, attacca Jeff Kerr, consigliere generale del Peta. “Non bisognerebbe chiedersi, quando si va a una manifestazione, se sei sorvegliato dall’Fbi”. L’Fbi però minimizza. “Essere menzionato in un nostro rapporto non significa per forza essere oggetto di un’investigazione”, ha detto John Miller, un portavoce del bureau. “L’Fbi non indaga su individui o gruppi sulla base delle loro idee politiche. Tutto ciò che facciamo è dettato dalla legge, dalle linee guida del dipartimento della Giustizia e dalle regole interne dell’Fbi”.
 
Il segretario alla Difesa, Donald RumsfeldLa ritirata del Pentagono. Intanto, però, il Pentagono ha fatto parziale marcia indietro, ordinando una revisione del programma di raccolta informazioni. Non ha ammesso la sua colpa ma ci è andato vicino, facendo capire che molti dati in quei rapporti non ci dovevano finire. “Non c’è niente di più importante per l’esercito statunitense della fiducia dei cittadini americani. Il dipartimento della Difesa guarda con la massima preoccupazione ogni potenziale violazione delle sue severe disposizioni che regolano le attività di controterrorismo”, si legge nel comunicato emesso dal Pentagono. Le nuove disposizioni sono precise: qualunque informazione che non viene considerata una minaccia dovrà essere rimossa dal database entro 90 giorni. Niente continua a vietare però, che per tre mesi l’Fbi continui a conservare dati su chi preferisce. Dal giovane animalista ribelle alla nonnina pacifista.

Alessandro Ursic

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