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Come regalo di Natale anticipato, migliaia di americani hanno scoperto di essere
stati tenuti sotto controllo dall’Fbi come potenziali terroristi. Ambientalisti,
attivisti per i diritti degli animali, comunità di vegetariani, sindacati, studenti
contrari al reclutamento nelle scuole: tutti spiati dal Grande Fratello e finiti
negli archivi del bureau di Washington. L’iniziale rivelazione dell’esistenza di questi documenti è venuta
dall’emittente Nbc che ha dimostrato come almeno 1.500 manifestazioni siano state
osservate in modo particolare dall’Fbi dall’estate 2004 a quella di quest’anno.
Altre migliaia di pagine sono state poi ottenute dalla American Civil Liberties Union (Aclu), proprio nei giorni in cui il New York Times è uscito con la sua storia
sulle intercettazioni telefoniche non autorizzate compiute dall’intelligence.
E quasi a confermare che la paranoia dell’amministrazione Bush ha raggiunto limiti
indifendibili agli occhi dell’opinione pubblica, nei giorni scorsi il Pentagono
ha parzialmente ammesso di aver esagerato.
Maggiori poteri. L’estensione dei controlli dell’Fbi risale ai primi mesi successivi agli attentati
dell’11 settembre 2001, quando l’allora ministro della Giustizia John Ashcroft
tolse alcune restrizioni ai poteri investigativi del bureau. Nell’allargata concezione di “minaccia terroristica” sono finiti così anche
gruppi di protesta ritenuti dall'amministrazione inclini ad azioni violente o
comunque sospette. Ecco allora che nelle 2.300 pagine di rapporti ottenute dalla
Aclu sono finiti il Comitato arabo-americano contro la discriminazione, Greenpeace,
la Lega dei lavoratori cattolici, l’Associazione per il trattamento etico degli
animali (Peta), i gruppi pacifisti dei quaccheri, il Fronte di liberazione della
Terra. Quest’ultima associazione viene descritta dall’Fbi come un “gruppo estremistico”
le cui cellule si rendono responsabili di azioni illegali e violente, il che rende
il Fronte “una seria minaccia terroristica interna”.
La ritirata del Pentagono. Intanto, però, il Pentagono ha fatto parziale marcia indietro, ordinando una
revisione del programma di raccolta informazioni. Non ha ammesso la sua colpa
ma ci è andato vicino, facendo capire che molti dati in quei rapporti non ci dovevano
finire. “Non c’è niente di più importante per l’esercito statunitense della fiducia dei
cittadini americani. Il dipartimento della Difesa guarda con la massima preoccupazione
ogni potenziale violazione delle sue severe disposizioni che regolano le attività
di controterrorismo”, si legge nel comunicato emesso dal Pentagono. Le nuove disposizioni
sono precise: qualunque informazione che non viene considerata una minaccia dovrà
essere rimossa dal database entro 90 giorni. Niente continua a vietare però, che
per tre mesi l’Fbi continui a conservare dati su chi preferisce. Dal giovane animalista
ribelle alla nonnina pacifista.Alessandro Ursic