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Una delle caratteristiche dei conflitti dell'era moderna è che difficilmente
si riesce a scrivere la parola fine, anche quando le bombe smettono di cadere
e i fucili di sparare. Un esempio in questo senso è il Libano. Il Paese dei Cedri
è stato sconvolto da una sanguinosa guerra civile dal 1975 al 1990. Più di 100
mila personehanno perso la vita nel conflitto che vedeva una contro l'altra l'anima
cristiana
e quella musulmana del Paese.
I Libanesi sono per il 60 per cento musulmani e per il 40 per cento cristiani,
con rappresentanze di tutte le confessioni conosciute delle due grandi religioni
madre. Uno dei retaggi della guerra è il sottilissimo equilibrio politico che
garantisce la pace: il Presidente della repubblica è un rappresentante della comunità
cristiano-maronita, il Primo Ministro è esponente dei musulmani sunniti e il Presidente
del Parlamento è un musulmano sciita.
Nella guerra civile libanese un ruolo determinante fu giocato dai paesi confinanti:
Israele e Siria.
“I docenti s'impegnano a trovare un terreno comune”, racconta Antoun, “un esempio
in questo senso è la figura di Gesù. Il nostro Cristo viene venerato dall'Islam
come uno dei profeti più importanti. E' bello e costruttivo parlarne assieme.
Spesso i docenti scelgono dei passi del Corano e della Bibbia e ne parlano con
i ragazzi. Ci sono molte più cose in comune tra Cristianesimo e Islam di quelle
che pensiamo, soprattutto in questo momento storico”.
Non sempre tutto è così semplice. “A volte ci sono dei termini di confronto molto
delicati”, dice il direttore della scuola, “penso ad esempio alle festività. Il
Natale non comporta alcun problema, visto e considerato che si festeggia la nascita
di una figura fondamentale per entrambe le religioni, ma quando arriva la Pasqua
tutto è più difficile. Per l'Islam non c'è nessuna Resurrezione da festeggiare
e spiegarlo ai ragazzi non è facile. Ma ci si parla, ci si confronta e tutto questo
aiuta la tolleranza, aiuta questi ragazzi a convivere con persone che hanno una
fede diversa dalla loro e aiuta anche noi”.
Le immagini disponibili sul sito internet della scuola mostrano volti sorridenti, di giovani felici di stare assieme, vestiti come
gli pare e liberi di conoscere altre culture e altre fedi. Il Libano ha conosciuto
la deriva cui può portare la convivenza quando degenera nell'intolleranza, magari
strumentalizzata da altri paesi per i loro fini politici. C'è da sperare che quando
diventeranno grandi e contribuiranno al futuro del loro Paese non dimentichino
la lezione imparata sui banchi della National Evangelical School.
Christian Elia