23/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuova ondata di sbarchi sull’isola, oltre 900 disperati in due giorni. Caos nel Cpt
Basta la speranza che le vedette della guardia costiera siano a ranghi ridotti o che i finanzieri siano imbolsiti dai cenoni. È sufficiente l’odore delle festività, per convincere i trafficanti di esseri umani a prendere il mare. Da diversi porti della costa libica e tunisina soprattutto, ma anche da molti altri, dalla Nigeria fino Libano, partono in contemporanea verso le coste del sud Italia, per traghettare gli uomini e le donne che, a caro prezzo, fuggono dalla miseria, dalle guerre o dalle persecuzioni.
  Controlli di polizia dopo lo sbarco
Lampedusa. La punta meridionale della Penisola, si trova, come ogni anno in questo periodo, ad affrontare una crisi da sovraffollamento di disperati. In due giorni sono ben cinque le imbarcazioni che sono riuscite a raggiungere le coste italiane. La prima ondata di approdi è iniziata il 21 dicembre, quando nell’arco di poche ore quattro barconi, che trasportavano complessivamente 688 persone, hanno toccato le spiagge siciliane. Tre a Lampedusa, uno a Licata, in provincia di Agrigento. Ognuna di quelle barche, inadatte per struttura e condizione ad affrontare il mare aperto, trasportava oltre 160 persone.
Il 22 un nuovo sbarco di profughi e migranti è giunto a Lampedusa, a bordo questa volta c’erano 225 uomini e cinque donne. Solo uno di loro ha avuto bisogno di cure mediche, per gli altri solo lo spossamento della traversata, in una notte di dicembre. Il Centro di Permanenza Temporaneo dell’isola, che può ospitare al massimo 190 persone, si trova oggi a contenerne oltre 500, stipate in condizioni irrispettose della dignità umana e delle fatiche sopportate da quelle persone per arrivare al di qua del mare.
Nonostante i trasferimenti avviati dalle autorità verso altre strutture di detenzione temporanea italiane, il problema del sovraffollamento rimane. Il Cpt di Lampedusa, normalmente non accessibile alla stampa, si trova già al centro di aspre polemiche dopo le rivelazioni dei maltrattamenti che vi avvengono, portate a galla dall’inchiesta di Fabrizio Gatti per il settimanale l’Espresso. Denunce e inviti all’apertura di inchieste sono giunte da parte di parlamentari dalla sinistra italiana, di giornalisti e dell’organizzazione Amnesty International, che si sono rivolti direttamente al ministro dell’Interno Pisanu.
 
Dietro le sbarre, nel Cpt di LampedusaEspulsioni Frettolose. Nei giorni scorsi Amnesty International ha voluto puntare l’attenzione sul grave problema dei rimpatri forzati di cittadini stranieri, un operazione che spesso avviene in tutta fretta, senza che vengano verificate accuratamente identità e provenienza di quelli che possono essere migranti o profughi. La confusa legislazione italiana in materia di asilo aggrava la mancata distinzione tra queste due categorie, appiattendole sull’etichetta di clandestini. Tra questi ultimi ve ne sono certamente diversi che avrebbero i requisiti per inoltrare richieste di asilo. Purtroppo, in molti casi queste persone non vengono informate sui loro diritti, quando non vengono espulse prima che le loro domande siano valutate.
L’organizzazione per i diritti umani ha espresso forti perplessità per gli accordi bilaterali che sono stati siglati tra Italia e Libia in materia di immigrazione. Il loro contenuto non è pubblico, ma è noto che agenti delle autorità libiche sono stati impiegati, anche nel Cpt di Lampedusa, per selezionare i clandestini da rimpatriare, una palese violazione del diritto di quanti tra loro stanno fuggendo dalla Libia per timore di persecuzioni. Gli accordi si basano sulla possibilità di espulsione verso la Libia anche di persone provenienti da stati terzi, che sul territorio libico siano solo transitati. Ma soprattutto si basano sull’assunzione che lo stato africano fa parte dei cosiddetti “paesi sicuri”. Dove cioè le persone non corrono rischio di maltrattamenti, detenzione o tortura. Se così non fosse, rispedirvi quelle persone sarebbe una violazione della convenzione di Ginevra e delle norme europee in materia di immigrazione.
Recentemente Amnesty ha annunciato che tra l’ottobre 2004 e l’ottobre 2005, i migranti spediti in Libia, senza ricevere adeguate tutele, sono stati 2778.  

Naoki Tomasini

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