Nuova ondata di sbarchi sull’isola, oltre 900 disperati in due giorni. Caos nel Cpt
Basta la speranza che le vedette della guardia costiera
siano a ranghi ridotti o che i finanzieri siano imbolsiti dai cenoni. È
sufficiente l’odore delle festività, per convincere i trafficanti di esseri
umani a prendere il mare. Da diversi porti della costa libica e tunisina
soprattutto, ma anche da molti altri, dalla Nigeria fino Libano, partono in
contemporanea verso le coste del sud Italia, per traghettare gli uomini e le
donne che, a caro prezzo, fuggono dalla miseria, dalle guerre o dalle
persecuzioni.

Lampedusa. La punta meridionale della Penisola, si
trova, come ogni anno in questo periodo, ad affrontare una crisi da
sovraffollamento di disperati. In due giorni sono ben cinque le imbarcazioni
che sono riuscite a raggiungere le coste italiane. La prima ondata di approdi
è
iniziata il 21 dicembre, quando nell’arco di poche ore quattro barconi, che
trasportavano complessivamente 688 persone, hanno toccato le spiagge siciliane.
Tre a Lampedusa, uno a Licata, in provincia di Agrigento. Ognuna di quelle
barche, inadatte per struttura e condizione ad affrontare il mare aperto,
trasportava oltre 160 persone.
Il 22 un nuovo sbarco di profughi e migranti è giunto a
Lampedusa, a bordo questa volta c’erano 225 uomini e cinque donne. Solo uno di
loro ha avuto bisogno di cure mediche, per gli altri solo lo spossamento della
traversata, in una notte di dicembre. Il Centro di Permanenza Temporaneo
dell’isola, che può ospitare al massimo 190 persone, si trova oggi a contenerne
oltre 500, stipate in condizioni irrispettose della dignità umana e delle
fatiche sopportate da quelle persone per arrivare al di qua del mare.
Nonostante i trasferimenti avviati dalle autorità verso
altre strutture di detenzione temporanea italiane, il problema del sovraffollamento
rimane. Il Cpt di Lampedusa, normalmente non accessibile alla stampa, si trova
già al centro di aspre polemiche dopo le rivelazioni dei maltrattamenti che vi
avvengono, portate a galla dall’inchiesta di Fabrizio Gatti per il settimanale
l’Espresso. Denunce e inviti all’apertura di inchieste sono giunte da parte di
parlamentari dalla sinistra italiana, di giornalisti e dell’organizzazione
Amnesty International, che si sono rivolti direttamente al ministro
dell’Interno Pisanu.
Espulsioni Frettolose. Nei giorni scorsi Amnesty
International ha voluto puntare l’attenzione sul grave problema dei rimpatri
forzati di cittadini stranieri, un operazione che spesso avviene in tutta
fretta, senza che vengano verificate accuratamente identità e provenienza di quelli
che possono essere migranti o profughi. La confusa legislazione italiana in
materia di asilo aggrava la mancata distinzione tra queste due categorie,
appiattendole sull’etichetta di clandestini. Tra questi ultimi ve ne sono
certamente diversi che avrebbero i requisiti per inoltrare richieste di asilo.
Purtroppo, in molti casi queste persone non vengono informate sui loro diritti,
quando non vengono espulse prima che le loro domande siano valutate.
L’organizzazione per i diritti umani ha espresso forti
perplessità per gli accordi bilaterali che sono stati siglati tra
Italia e
Libia in materia di immigrazione. Il loro contenuto non è pubblico, ma
è noto
che agenti delle autorità libiche sono stati impiegati, anche nel Cpt
di
Lampedusa, per selezionare i clandestini da rimpatriare, una palese
violazione
del diritto di quanti tra loro stanno fuggendo dalla Libia per timore
di
persecuzioni. Gli accordi si basano sulla possibilità di espulsione
verso la
Libia anche di persone provenienti da stati terzi, che sul territorio
libico
siano solo transitati. Ma soprattutto si basano sull’assunzione che lo
stato africano fa parte dei cosiddetti “paesi sicuri”. Dove cioè le
persone non
corrono rischio di maltrattamenti, detenzione o tortura. Se così non
fosse, rispedirvi
quelle persone sarebbe una violazione della convenzione di Ginevra e
delle
norme europee in materia di immigrazione.
Recentemente Amnesty ha annunciato che tra l’ottobre 2004 e l’ottobre
2005, i migranti spediti in Libia, senza ricevere adeguate tutele, sono stati
2778.