24/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Dal Tirolo a Pulau Weh per aiutare le vittime dello tsunami
Con questo articolo il nostro redattore Luca Galassi ha vinto il premio giornalistico "Enzo Baldoni" istituito dalla Provincia di Milano.
Siamo particolarmente fieri di aver vinto un premio intitolato al giornalista scomparso in Iraq, vittima di una guerra insensata. Per molti motivi, il primo dei quali è che lui era in quel paese per raccontare la guerra dal punto di vista delle vittime civili, che è il nostro stesso punto di vista.
E siamo anche fieri, ovviamente, di avere Luca in redazione.
Maso Notarianni 
 
 
 
Dal nostro inviato
Luca Galassi
 
Questa è la storia di un 'uomo bianco' che sta dedicando tutte le sue energie a un popolo che ama. E' la storia di Christian Enk, 27 anni, austriaco, e della sua avventura in un Paese devastato dallo tsunami.
  Christian Enk (foto di Luca Galassi)
Una storia che comincia con una mail, inviata dall'Indonesia agli amici di Salisburgo due settimane dopo la catastrofe del 26 dicembre 2004: "La distruzione è enorme. La gente ha perso tutto. Io sono tornato per aiutarli. Avete la mia parola che tutto ciò che donerete, o che avete già donato, raggiungerà direttamente le persone che ne hanno bisogno". Era il 10 gennaio 2005. Il buleh ('uomo bianco', in lingua bahasa) dagli occhi di ghiaccio aveva lasciato il Tirolo per tornare con la moglie indonesiana nel luogo dove si erano conosciuti quattro anni prima: l'isola tropicale di Pulau Weh, di fronte alla lussureggiante Sumatra. Ma Pulau Weh e Sumatra non erano più l'incontamimato paradiso che Christian conosceva. Lì aveva visto i primi coralli e le prime tartarughe marine. Lì aveva appreso che in 20 anni di rivolta indipendentista un governo autoritario aveva fatto terra bruciata intorno ai guerriglieri, torturando e uccidendo innocenti, imponendo severe restrizioni alla circolazione degli abitanti, impedendo l'accesso di giornalisti e operatori umanitari stranieri. Lì aveva anche imparato che non era bastato tutto questo a piegare il morale di gente umile e generosa. Tra questa gente aveva conosciuto Eka, che l'avrebbe raggiunto in Austria per sposarlo e regalargli poi due bambini.
 
Moschea distrutta a Lamno, Aceh (foto di Luca Galassi) "Come posso aiutare?". Quando l'ingegnere della Società Elettrica austriaca Christian Enk decide di tornare in Indonesia, un tappeto blu alto dieci metri si è appena ritirato dalla terraferma dopo aver inghiottito palme, persone, automobili, case. La provincia di Aceh ha perso 120 mila abitanti, gli sfollati sono 500 mila. A quasi un anno di distanza molti di loro non hanno ancora un alloggio definitivo. Da Pulau Weh l'avventura umanitaria del 'buleh' comincia con una domanda: "Come posso aiutare da solo e il prima possibile tutti quelli a cui voglio bene? E i parenti di quelli a cui voglio bene? E i loro amici?". La risposta è in un conto corrente aperto presso un istituto di credito austriaco, la Bank Austria Creditanstalt. I primi soldi arrivano dagli amici di Salisburgo. Poi, quasi a sorpresa, decine di migliaia di euro dai colleghi della Società Elettrica. "Avete la mia parola": evidentemente bastava questo, in chi lo conosceva, per premiare la sua buona fede e il suo coraggio. Con le donazioni cominciò il primo di una lunga serie di progetti: distribuire latte in polvere ai bambini di Pulau Weh. Il problema erano i mezzi materiali per farlo.
 
Un Transall C160 dell'Aviazione franceseIl colonnello dalla schiena dritta. Christian si recò a Medan, la principale città di Sumatra, e comprò decine di tonnellate di latte in polvere da trasportare a Pulau Weh con l'unico mezzo disponibile allora: un aereo dell'aviazione francese. "Per entrare in aeroporto - spiega Christian a PeaceReporter - i camion necessitavano di uno speciale permesso, che nessuno riuscì ad ottenere rapidamente". C'era da vincere la diffidenza dei militari indonesiani, la resistenza del governo di fronte a tutte quelle presenze internazionali, che dopo 20 anni di segregazione affluivano adesso nella provincia di Aceh. "Il colonnello francese incaricato del trasporto agì con fermezza, sfidando i militari indonesiani: fece scendere dalla pancia del 'Transall C160' alcuni carrelli elevatori che uscirono e rientrarono dall'aeroporto, caricando il latte sotto gli occhi allibiti della sicurezza. L'aereo partì". Una settimana dopo, tutti i bambini di Pulau Weh avrebbero ricevuto almeno una razione di latte a testa.
 
Barche a Banda Aceh (foto di Luca Galassi)Una virtuosa catena benefica. Le donazioni arrivarono a superare i 50 mila dollari. Dopo il latte fu il turno delle barche. La principale forma di sostentamento della gente di Pulau Weh era la pesca, e l'onda aveva distrutto gran parte della flotta di pescherecci. Christian curò la supervisione del progetto di ricostruzione. Quaranta barche furono riparate e ne furono costruite altre ottanta. Ma l'investimento di cui Christian va oggi più orgoglioso è una piccola rete di micro-credito per le famiglie locali: chi fu sostenuto nell'avvio di un ristorante, chi ricevette supporto economico nell'iniziare piccoli commerci, altri ottennero credito per continuare le attività interrotte dallo tsunami. "Avete la mia parola", disse ancora Christian, questa volta ai creditori. La buona fede del 'buleh' venne di nuovo ricompensata: il 'pay-back rate' (il tasso di restituzione del prestito) arrivò a superare il 90 per cento. Dopo Pulau Weh, la storia dell'uomo bianco Christian Enk è proseguita a Banda, la città capoluogo della provincia di Aceh, la cui popolazione è stata dimezzata dall'onda. E' qui che lo abbiamo conosciuto. Adesso coordina il lavoro di una piccola ong chiamata  'Hilfswerk', e la catena virtuosa di opere benefiche non si è ancora fermata.
 
Gli orfani della scuola di 'Hilsfwerk' (foto di Luca Galassi)Mattoni fai da te. La 'Hilfswerk' costruisce case e gestisce una scuola per orfani disabili, dove una ventina di ragazzi ha trovato una nuova famiglia. Ma Christian ha in cantiere altre idee: tra poche settimane costruirà un ristorante che diverrà luogo d'incontro e discussione tra i funzionari delle ong e la popolazione locale. Infine, il progetto più ambizioso: costruire una pressa a basso costo per produrre mattoni eco-sostenibili. "Si chiama cinva-ram, ed è stata inventata in Colombia da un ingegnere cileno. Per fare un mattone ci vogliono solamente sabbia, argilla e fango. Se si vuole, si può aggiungere un po' di cemento, ma non è indispensabile. Per cuocere quelli attuali - spiega con rammarico - a Sumatra si stanno mangiando tutte le foreste. E questi costano meno di 5 centesimi l'uno". C'è da chiedersi se la gente di Banda Aceh sceglierà di vivere in case di terra, quando tutto intorno è un brulicare indefesso di cantieri della cooperazione internazionale. "La gente - sostiene Christian - pensa erroneamente che quelle case saranno migliori. Ma quando verranno costruite? Qui, in moltissimi vivono ancora nelle tende, e dal governo questa gente non sente che promesse o proclami".
 
Casa distrutta dallo tsunami (foto di Luca Galassi)I fuoristrada delle ong. Qui, a quasi un anno di distanza, 250 mila sopravvissuti allo tsunami vivono nelle tende dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati o nelle baracche della Mezzaluna Rossa. Qui, su 80 mila case ne sono state ricostruite meno di 16 mila, e i nuovi alloggi assommano a poche centinaia. Secondo le stime di Ocha e Echo (le agenzie umanitarie di Onu e Unione Europea), nella provincia di Aceh arriveranno 4 miliardi di dollari entro il 2010. A contenderseli, centinaia di organizzazioni non governative, pronte a beneficiare della generosità occidentale più di quanto non abbiano già fatto in questi mesi. PeaceReporter ha contato a fine novembre 260 ong, che diventeranno oltre 300 nel corso del 2006. E chissà se in futuro vi sarà ancora spazio per un ulteriore incremento dei 'professionisti del disastro umanitario' - come li definisce Christian - e dei loro fuoristrada fiammanti che sgommano nei già affollati vicoli di Banda Aceh. "Il dubbio sorge quando si vedono organizzazioni che si occupano esclusivamente di soccorso medico, che hanno raggiunto Sumatra per l'emergenza, rimanere per ricostruire scuole, o case, o per altri progetti. Il dubbio è che rimangano solo per accaparrarsi i ricchi appalti". Più passa il tempo e più matura l'impressione che questa remota e sfortunata provincia indonesiana possa somigliare nuovamente a una terra di conquista per avventurieri, venuti dall'Occidente in cerca di fortuna. Più passa il tempo e più ci si convince che è solo grazie al lavoro di gente come l'ingegner Christian Enk, e alle sue elementari rassicurazioni ("avete la mia parola"), se le vuote promesse del governo e delle ong possono una volta tanto venire oscurate dai fatti, e questa disgraziata e meravigliosa terra illuminarsi nuovamente di speranza.
Categoria: Diritti, Popoli, Ambiente
Luogo: Indonesia
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