24/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Sri Lanka, un villaggio sta rinascendo, il mare spaventa meno
Scritto per noi da
Giorgio Raineri *
 
Case in ricostruzione in Sri Lanka. Foto di Giorgio RaineriI giorni di fine anno sono i giorni dell’intimità e del bilancio. Del silenzio. Questi stessi giorni dello scorso anno ci hanno invece catapultato nella più grande catastrofe naturale di cui si conservi memoria. Nello spazio di qualche ora ci siamo sentiti tutti non solo estremamente vulnerabili ma soprattutto vicini, simili, uguali. Il mare ha aggredito la terra per inghiottirla e per poi sputare brandelli di case e di corpi.
 
I ricordi di un anno fa. Ricordo oggi, un anno dopo, quei brandelli, quei pezzi di case e quelle vite sbriciolate. Con il pensiero cammino di nuovo tra le macerie e mi metto ad ascoltare il silenzio, tragico e assordante, di allora. Credo di aver fatto di tutto per non essere uno di quelli che stavano per essere delegati alla prima missione valutativa. Tra gli sms di auguri per un felice anno nuovo, uno mi indicava un cassetto del mio ufficio dove avrei trovato il biglietto aereo per Colombo e rivelava anche il nome del mio compagno di viaggio. Starsky e Hutch, era ed è il nostro soprannome. Ricordo Colombo tappezzata di stracci bianchi, di bandierine bianche. Il bianco è il lutto. Città caotica nel traffico ma silenziosa nell’anima, dolorante. Dolorante era tutto il paese, tutti i villaggi della costa e quelli all’interno. Gli sguardi ancora spaventati e stupiti. Al mare non si avvicina nessuno, per paura. Per rispetto. Ricordo in un villaggio del Nord Est degli amici della protezione civile italiana. Avrei voluto che il villaggio fosse un set cinematografico e loro fossero attori e che i morti e la gente fossero solo comparse. E invece no… le stesse scene lungo tutta la costa, alcuni villaggi hanno contato più morti, altri meno, ma la distruzione è arrivata ovunque.
 
Abitanti del villaggio. Foto di Giorgio RaineriOccasione per avvicinare e dividere. Ricordo che abbiamo attraversato l’interno e ci siamo spostati al Nord. Qui lo Sri Lanka mette in mostra la sua povertà, i segni della sua guerra, i suoi campi minati. È un paese dal cuore spezzato in religioni e i popoli, in sogni e ambizioni diverse. E’ un paese che non ha ancora pace. Lo tsunami è un’occasione per avvicinare e una per dividere. E' una questione di scelte, e speriamo sia scelta la pace. Abbiamo conosciuto lentamente il paese, i timori di aiuti non imparziali e non neutrali. Ci si muove su un terreno davvero complicato, sul quale un aiuto umanitario può essere interpretato come il sostegno a gruppi ritenuti terroristici. Lungo la costa occidentale, nei pressi di Batticaloa, abbiamo conosciuto un villaggio di pescatori appartenenti alla minoranza etnica musulmana, discendenti di naviganti arabi, commercianti di spezie. Si chiama Punochchimunai, è il villaggio che Emergency ha deciso di ricostruire con la collaborazione della locale Tamils rehabilitation organisation e delle autorità governative.
 
Foto di Giorgio RaineriUn villaggio nuovo. Il primo obiettivo è stato il ritorno al mare dei pescatori, fornendo loro canoe, barche e motori, nuove reti. Le abitazioni permanenti sono in via di costruzione e saranno completate entro la fine del prossimo anno. Gli studenti hanno tutto il materiale per riprendere gli studi e i più piccoli avranno presto una scuola materna. Ci sarà anche un centro medico di base e un centro di aggregazione sociale.
Torniamo regolarmente a Punochchimunai ed è bello vederlo rinascere, passeggiare tra nuove case quasi finite e altre che cominciano a emergere dagli scavi. Qualche pozzo comincia a dare acqua non proprio salata e il palmeto, liberato da frammenti di barca e capanne, ha un aspetto fresco e accogliente. Osserviamo il mare – tranquillo e i pescatori – lontani–: ricomincia la vita, ricomincia il futuro. Il mare comincia a restituire la vita e spaventa di meno, ma è bene non dimenticare. E' bene soprattutto non dimenticare le promesse fatte, gli impegni assunti. Tornando nello Sri Lanka vedo ogni volta qualche segno di ripresa in più, qualcuno piccolo, qualcuno più grande. Ci sono zone più fortunate, altre meno. Cerco ogni volta di trovare qualche segno di pace in più e questo non è così facile, neanche lì. Neanche oggi.

 
Categoria: Popoli, Ambiente
Luogo: Sri Lanka
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