Barba lunga e sci troppo costosi. Bolayev nega di essere un militante islamico. Per quanto strano possa suonare,
la sua barba cespugliosa è la maggior causa dei suoi problemi, ma si rifiuta di
tagliarla per principio: “Perché – si chiede Bolayev parlando con l’
Iwpr – al Patriarca russo ortodosso Alexy II è permesso portare una barba, ma non
a me? Io sono solo un musulmano, non un estremista. Voglio che il mio Paese costruisca
moschee, chiese e sinagoghe. Se la gente crederà in Dio, ci saranno meno violenze
e menzogne.” Bolayev ci ha raccontato che la sua casa viene perquisita due o tre
volte al mese e che in una di queste irruzioni sua madre, settantenne, ha subito
un attacco apoplettico. “Cercano armi e letteratura wahabita. Ho dell’equipaggiamento
sciistico molto costoso e loro mi chiedono dove ho preso i soldi per comprarlo.
Forse pensano che Bin Laden mi abbia comprato gli sci. E’ divertente? Beh, a me
ha stancato.”
Repressioni sull’onda dei fatti di Nalchik. La Karacievo-Circassia è una piccola repubblica autonoma della Federazione Russa
con una popolazione di 430 mila persone. In questo periodo è oggetto di tensioni
senza precedenti a causa dell’esplosione di violenza accaduta di recente nella
confinante repubblica della Cabardino-Balcaria, dove il 13 ottobre sono morte
più di centotrenta persone negli scontri armati a Nalchik tra militanti islamici
ed esercito. Le due repubbliche hanno stretti legami etnici e geografici: caraciai
e balcari sono popoli turco-altaici che vivono sulle montagne, circassi e cabardini
sono popoli cacucasici indigeni che abitano le pianure pedemontane.
In Karacievo-Circassia l’attività della polizia si concentra presso la pittoresca
cittadina di Karachayevsk, vicino alle montagne. Bolayev dice che le autorità
prendono di mira i comuni musulmani invece che i veri militanti. “Oggigiorno nessuno
va più alla moschea”, dice. “Quelli che lo fanno vengono arrestati e le loro case
perquisite. Ma non viene sporta alcuna denuncia contro quelli che commettono un
crimine perché non hanno prove”.
“I giovani si vendicano per gli abusi della polizia”. Bolayev parla con calma, come fa la gente qui ai funerali. Ammette che alcuni
giovani nella repubblica hanno scelto la strada della lotta armata, ma insiste
che questo spesso accade dopo che essi sono stati oggetto di abusi.
“Nelle galere – racconta – i poliziotti spezzano i ragazzi con pestaggi e torture
inimmaginabili. Ogni volta che un ragazzo pestato dalla polizia viene rilasciato,
gli chiediamo di agire sensatamente e di non cercare vendetta. Ma alcuni non ascoltano
e iniziano a cercare vendetta. Sono montanari, e il diritto-dovere di vendicarsi
è centrale nell’idea che essi hanno di ciò che è un uomo. Cinque poliziotti sono
stati uccisi in scontri a fuoco a Karachayevsk durante l’estate. Un mio amico,
Kemal, è morto durante una sparatoria con la polizia. Sei mesi prima della sua
morte era stato arrestato dalla polizia. Quando è stato rilasciato mi ha raccontato
che durante l’interrogatorio l’investigatore ha messo un preservativo su un manganello
e gli ha ordinato di calarsi i pantaloni. Allora Kemal ha afferrato un bicchiere
dal tavolo vicino, l’ha rotto e si è tagliato i polsi per non essere violentato”.
Bolayev ci racconta un altro episodio. “Quando alcuni poliziotti sono stati uccisi,
un colonnello della polizia che conosco mi ha detto ‘Tu hai autorità sui giovani
islamici, aiutaci a fermare questi assassini’. Gli ho risposto che ero pronto
ad andare sulle montagne per cercare gli assassini anche subito, ma ho aggiunto,
‘Potrò fermarli se voi smetterete di torturare la gente’. Il colonnello mi ha
risposto che non era in suo potere farlo’”.
La vicenda di Blimgotov, uomo d’affari nella lista nera. Rashid Blimgotov è un uomo d’affari di trent’anni. Ha recentemente vinto le elezioni
municipali ed è divenuto capo del proprio villaggio natale, Nizhnaya Teberda.
Anche il suo nome sta nella lista nera dei militanti in mano alla polizia. La
sua casa è stata perquisita. Quando ha vinto le elezioni le autorità della repubblica
hanno annullato il risultato. Blimgotov ci ha detto di essere andato al Dipartimento
Repubblicano per la Lotta al Crimine Organizzato, una sezione del ministero degli
Interni, chiedendo di essere arrestato se era veramente un criminale. Gli è stato
risposto che non c’erano accuse a suo carico e gli è stato consigliato di non
protestare troppo.
Le autorità locali giustificano la linea dura. Le autorità della Karacievo-Circassia non hanno risposto alle nostre domande
riguardo ai casi Bolayev e Blimgotov: il governo locale afferma che la linea dura
contro i sospetti estremisti è giustificata dal fatto che esiste la minaccia del
terrorismo e dal fatto che gli abitanti di Karacievo-Circassia hanno già commesso
degli atti terroristici in passato.
Il presidente della repubblica Mustafa Batdyev ha risposto all’accusa che le
sue forze di sicurezza stavano perseguendo persone innocenti dicendo: “Gente di
quei luoghi ha perpetrato degli attacchi terroristici contro Mosca e Volgodonsk.
La radice del male sta là, i colpevoli sono là, non in America o in Inghilterra.”
Dopo la violenza di ottobre in Kabardino-Balkaria, le forze di sicurezza locali
sono state poste in stato di allerta e circa mille ufficiali delle forze speciali
sono arrivati da altre regioni. A novembre, la polizia locale ha condotto un’esercitazione
in cui simulava l’intervento in un caso di sequestro di massa simile a quello
di Nalchik quando i militanti hanno catturato i quartieri generali della polizia
e hanno isolato la città.
Il caso dei sei ‘hobbit’ uccisi a maggio. A maggio, quattro donne e due uomini, tutti sospetti militanti, sono stati uccisi
in un’operazione di polizia. Il presidente Batdyev ha affermato che stavano preparandosi
per catturare una scuola come era successo a Beslan, nell’Ossezia settentrionale
nel settembre del 2004. I parenti dei morti hanno negato l’accusa secondo la quale
i loro cari sarebbero stati degli estremisti. “Circa 5 mila persone sono andate
al funerale di mia figlia”, ci ha detto Sapar Katchiev, padre della sedicenne
Diana Katchieva, una delle sei vittime. “Ai terroristi non si fanno funerali come
questi. Diana era all’ottavo mese di gravidanza”.
I locali si lamentano dei metodi brutali della polizia, che stanno peggiorando
le cose anziché migliorarle.
Un ufficiale confessa: “Siamo costretti a fare così”. Un ufficiale del Dipartimento Crimine Organizzato, che ha voluto rimanere anonimo,
ci ha detto: “Per più di un anno la mia unità ha dovuto rispettare delle quote
sul numero di ‘hobbit’ che dovevamo catturare. A ogni incontro con i superiori
loro ci chiedevano chi avesse catturato più ‘hobbit’ e se il mio collega ne aveva
catturati quindici e io solo due, significava che stavo lavorando male e avrei
dovuto catturarne di più! Dove avremmo potuto trovarli? Eravamo obbligati a gonfiare
le liste, così controllavamo i giovani che andavano alle mosche, li schedavamo
e li molestavamo”.
L’ufficiale ha confermato l’esistenza della lista dei sospetti e ha detto che,
dall’estate del 2005, anche i membri dell’opposizione politica al governo locale
avevano iniziato ad apparirvi.
Alcuni ufficiali hanno espresso preoccupazione per le tattiche utilizzate. Ad
una riunione di ufficiali governativi e di leader musulmani all’inizio di dicembre,
il muftì della repubblica ha detto al ministro degli Interni che portare la barba
non era necessariamente un segno di estremismo religioso.
Alla stessa riunione Yevgeny Krotov, il consigliere ufficiale sulla religione,
ha detto che “La violenza ingiustificata dei musulmani sta causando una reazione
di ribellione, specialmente tra la gioventù musulmana. Sfortunatamente, questo
alla fine conduce all’adozione di posizioni anti-governative.”