02/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Karacievo-Circassia: come la persecuzione dei musulmani genera dal nulla l’estremismo armato
 
di Murat Gukemukhov*

Gli hobbit di TolkienAmina ha due anni. E’ nata nella repubblica russo-caucasica della Karacievo-Circassia. Sulla lista nera della polizia locale è già registrata, come una persona che “per qualche ragione non ha preso parte alla jihad”. Nonostante la sua giovane età, Amina è considerata una potenziale estremista islamica perché in cima alla lista dei sospetti in mano alla polizia c’è suo padre Ovod Bolayev, un trentenne istruttore di sci ed ex-ballerino. La polizia locale ha accusato Bolayev di essere un capo degli ‘hobbit’, intesi in queste regioni non come le fantastiche creature dei boschi che popolano i romanzi di J.R.R.Tolkien ma come i wahabi, i guerriglieri integralisti islamici che vivono nelle foreste del Caucaso settentrionale.

Barba lunga e sci troppo costosi.
Bolayev nega di essere un militante islamico. Per quanto strano possa suonare, la sua barba cespugliosa è la maggior causa dei suoi problemi, ma si rifiuta di tagliarla per principio: “Perché – si chiede Bolayev parlando con l’Iwpr – al Patriarca russo ortodosso Alexy II è permesso portare una barba, ma non a me? Io sono solo un musulmano, non un estremista. Voglio che il mio Paese costruisca moschee, chiese e sinagoghe. Se la gente crederà in Dio, ci saranno meno violenze e menzogne.” Bolayev ci ha raccontato che la sua casa viene perquisita due o tre volte al mese e che in una di queste irruzioni sua madre, settantenne, ha subito un attacco apoplettico. “Cercano armi e letteratura wahabita. Ho dell’equipaggiamento sciistico molto costoso e loro mi chiedono dove ho preso i soldi per comprarlo. Forse pensano che Bin Laden mi abbia comprato gli sci. E’ divertente? Beh, a me ha stancato.”

Le montagne del Caucaso settentrionaleRepressioni sull’onda dei fatti di Nalchik. La Karacievo-Circassia è una piccola repubblica autonoma della Federazione Russa con una popolazione di 430 mila persone. In questo periodo è oggetto di tensioni senza precedenti a causa dell’esplosione di violenza accaduta di recente nella confinante repubblica della Cabardino-Balcaria, dove il 13 ottobre sono morte più di centotrenta persone negli scontri armati a Nalchik tra militanti islamici ed esercito. Le due repubbliche hanno stretti legami etnici e geografici: caraciai e balcari sono popoli turco-altaici che vivono sulle montagne, circassi e cabardini sono popoli cacucasici indigeni che abitano le pianure pedemontane.
In Karacievo-Circassia l’attività della polizia si concentra presso la pittoresca cittadina di Karachayevsk, vicino alle montagne. Bolayev dice che le autorità prendono di mira i comuni musulmani invece che i veri militanti. “Oggigiorno nessuno va più alla moschea”, dice. “Quelli che lo fanno vengono arrestati e le loro case perquisite. Ma non viene sporta alcuna denuncia contro quelli che commettono un crimine perché non hanno prove”.

Militanti islamici nei boschi del Caucaso“I giovani si vendicano per gli abusi della polizia”. Bolayev parla con calma, come fa la gente qui ai funerali. Ammette che alcuni giovani nella repubblica hanno scelto la strada della lotta armata, ma insiste che questo spesso accade dopo che essi sono stati oggetto di abusi.
“Nelle galere – racconta – i poliziotti spezzano i ragazzi con pestaggi e torture inimmaginabili. Ogni volta che un ragazzo pestato dalla polizia viene rilasciato, gli chiediamo di agire sensatamente e di non cercare vendetta. Ma alcuni non ascoltano e iniziano a cercare vendetta. Sono montanari, e il diritto-dovere di vendicarsi è centrale nell’idea che essi hanno di ciò che è un uomo. Cinque poliziotti sono stati uccisi in scontri a fuoco a Karachayevsk durante l’estate. Un mio amico, Kemal, è morto durante una sparatoria con la polizia. Sei mesi prima della sua morte era stato arrestato dalla polizia. Quando è stato rilasciato mi ha raccontato che durante l’interrogatorio l’investigatore ha messo un preservativo su un manganello e gli ha ordinato di calarsi i pantaloni. Allora Kemal ha afferrato un bicchiere dal tavolo vicino, l’ha rotto e si è tagliato i polsi per non essere violentato”.
Bolayev ci racconta un altro episodio. “Quando alcuni poliziotti sono stati uccisi, un colonnello della polizia che conosco mi ha detto ‘Tu hai autorità sui giovani islamici, aiutaci a fermare questi assassini’. Gli ho risposto che ero pronto ad andare sulle montagne per cercare gli assassini anche subito, ma ho aggiunto, ‘Potrò fermarli se voi smetterete di torturare la gente’. Il colonnello mi ha risposto che non era in suo potere farlo’”.

Un musulmano arrestatoLa vicenda di Blimgotov, uomo d’affari nella lista nera. Rashid Blimgotov è un uomo d’affari di trent’anni. Ha recentemente vinto le elezioni municipali ed è divenuto capo del proprio villaggio natale, Nizhnaya Teberda. Anche il suo nome sta nella lista nera dei militanti in mano alla polizia. La sua casa è stata perquisita. Quando ha vinto le elezioni le autorità della repubblica hanno annullato il risultato. Blimgotov ci ha detto di essere andato al Dipartimento Repubblicano per la Lotta al Crimine Organizzato, una sezione del ministero degli Interni, chiedendo di essere arrestato se era veramente un criminale. Gli è stato risposto che non c’erano accuse a suo carico e gli è stato consigliato di non protestare troppo.

Le autorità locali giustificano la linea dura.
Le autorità della Karacievo-Circassia non hanno risposto alle nostre domande riguardo ai casi Bolayev e Blimgotov: il governo locale afferma che la linea dura contro i sospetti estremisti è giustificata dal fatto che esiste la minaccia del terrorismo e dal fatto che gli abitanti di Karacievo-Circassia hanno già commesso degli atti terroristici in passato.
Il presidente della repubblica Mustafa Batdyev ha risposto all’accusa che le sue forze di sicurezza stavano perseguendo persone innocenti dicendo: “Gente di quei luoghi ha perpetrato degli attacchi terroristici contro Mosca e Volgodonsk. La radice del male sta là, i colpevoli sono là, non in America o in Inghilterra.”
Dopo la violenza di ottobre in Kabardino-Balkaria, le forze di sicurezza locali sono state poste in stato di allerta e circa mille ufficiali delle forze speciali sono arrivati da altre regioni. A novembre, la polizia locale ha condotto un’esercitazione in cui simulava l’intervento in un caso di sequestro di massa simile a quello di Nalchik quando i militanti hanno catturato i quartieri generali della polizia e hanno isolato la città.

Le repubbliche russo-caucasicheIl caso dei sei ‘hobbit’ uccisi a maggio. A maggio, quattro donne e due uomini, tutti sospetti militanti, sono stati uccisi in un’operazione di polizia. Il presidente Batdyev ha affermato che stavano preparandosi per catturare una scuola come era successo a Beslan, nell’Ossezia settentrionale nel settembre del 2004. I parenti dei morti hanno negato l’accusa secondo la quale i loro cari sarebbero stati degli estremisti. “Circa 5 mila persone sono andate al funerale di mia figlia”, ci ha detto Sapar Katchiev, padre della sedicenne Diana Katchieva, una delle sei vittime. “Ai terroristi non si fanno funerali come questi. Diana era all’ottavo mese di gravidanza”.
I locali si lamentano dei metodi brutali della polizia, che stanno peggiorando le cose anziché migliorarle.

Un ufficiale confessa: “Siamo costretti a fare così”.
Un ufficiale del Dipartimento Crimine Organizzato, che ha voluto rimanere anonimo, ci ha detto: “Per più di un anno la mia unità ha dovuto rispettare delle quote sul numero di ‘hobbit’ che dovevamo catturare. A ogni incontro con i superiori loro ci chiedevano chi avesse catturato più ‘hobbit’ e se il mio collega ne aveva catturati quindici e io solo due, significava che stavo lavorando male e avrei dovuto catturarne di più! Dove avremmo potuto trovarli? Eravamo obbligati a gonfiare le liste, così controllavamo i giovani che andavano alle mosche, li schedavamo e li molestavamo”. L’ufficiale ha confermato l’esistenza della lista dei sospetti e ha detto che, dall’estate del 2005, anche i membri dell’opposizione politica al governo locale avevano iniziato ad apparirvi.
Alcuni ufficiali hanno espresso preoccupazione per le tattiche utilizzate. Ad una riunione di ufficiali governativi e di leader musulmani all’inizio di dicembre, il muftì della repubblica ha detto al ministro degli Interni che portare la barba non era necessariamente un segno di estremismo religioso.
Alla stessa riunione Yevgeny Krotov, il consigliere ufficiale sulla religione, ha detto che “La violenza ingiustificata dei musulmani sta causando una reazione di ribellione, specialmente tra la gioventù musulmana. Sfortunatamente, questo alla fine conduce all’adozione di posizioni anti-governative.” 
Articoli correlati: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: