Scritto per noi da
Paolo Lezziero
Se il consiglio comunale di Milano non ha lo scrupolo morale di fermare la seduta
sul Bilancio il giorno 12 dicembre, quello della strage alla Banca nazionale dell’agricoltura,
nemmeno un minuto per ricordare i 17 morti e gli 84 feriti della bomba esplosa
alle 16,37, è proprio il caso di parlarne ancora.
L'anniversario è passato sotto silenzio, nonostante ci sia ancora attiva un'Associazione familiari delle vittime, presieduta
da Luigi Passera, che ostinatamente, assieme ai pochi che sono ancora indignati,
celebra quella giornata e ricorda ancora con rabbia.
Un importante contributo viene portato dal volume del giornalista Luciano Lanza,
“ Bombe e segreti, piazza Fontana, una strage senza colpevoli”, edito da Elèuthera
nel novembre di quest’anno.
Testimone diretto degli eventi, tra i fondatori di “A rivista anarchica”, testata
di punta per far luce, allora, sulla strage, attuale collaboratore di diverse
testate, l’autore è riuscito a pubblicare una lunga intervista al giudice milanese
Guido Salvini, l’ultimo a buttarsi coraggiosamente nelle paludi di questa strage:
i tre principali imputati, Zorzi, Maggi e Rognoni, vengono tutti assolti, prima
dalla corte d’appello “ per non aver commesso il fatto”, nel 2004 e, ultima sentenza,
il 3 maggio 2005, quella della Cassazione che chiude la vicenda. Per i vivi rimasti,
non certo per i morti.
Il libro fa una precisa ripassata storica degli avvenimenti, inquadra bene le
macchiette criminali di Ordine Nuovo e Avanguardia nazionale, Amos Spiazzi e la
Rosa dei venti, i bombaroli provenienti dal veneto, i loro capi Freda e Ventura
prima condannati all’ergastolo e poi assolti con la clamorosa decisione di spostare
il processo a Catanzaro.
C’è poi un grave coinvolgimento delle Istituzioni dello Stato con la denuncia
degli insabbiatori Maletti, generale capo dei servizi segreti, del capitano Labruna
e dell’agente Sid Giannettini, arrestato, condannato e poi rilasciato. E la scelta
sbagliata, alla ricerca di un colpevole, da parte della polizia, della pista
anarchica, aiutata da una magistratura un po’ troppo prudente e fuori strada,
con l’anarchico Pinelli sequestrato e poi volato giù dalla finestra di via Fatebenefratelli,
con i responsabili della polizia Guida e Calabresi (a sua volta ucciso) sospettati
di questo omicidio, con l’altro anarchico Valpreda “riconosciuto” dal tassista
Rolandi (pagato poi con 50 milioni di lire dal Ministero dell’Interno). Con Dario
Fo che scrive e porta in scena “Morte accidentale di un anarchico.” La brillante
giornalista Camilla Cederna scriverà il volume “ Pinelli, una finestra sulla strage”,
dopo aver visto il cadavere di Pinelli e aver capito subito quasi tutto sul clima
in Questura.
Sarà il giudice Stiz di Treviso ad indicare tra i primi la pista fascista, facendo
arrestare Rauti, quasi subito messo in libertà, Freda e Ventura.
Quale la matrice della strage?
“Non dimentichiamo,” sottolinea il giudice Salvini, “che Ordine Nuovo (associazione
nazifascista cui appartenevano gli ultimi tre inquisiti) aveva compiuto attentati
prima e dopo il dodici dicembre, era l’unica organizzazione terroristica che non
si poneva il problema del verificarsi di vittime civili…Se qualcuno possiede
i timer, commette attentati preparatori e magari il dodici dicembre era a Milano..
l’interpretazione complessiva di questi indizi può dare un risultato diverso e concreto…Nelle sentenze è stata un po’ tralasciata l’analisi del movente
di un fatto simile, in quel particolare contesto storico-politico, a sua volta
in grado di illuminare gli indizi e i personaggi.”
Gli americani, ovviamente e come sempre , “sanno tutto”, “ controllano tutto”.
Alla stregua di “fermiamo il comunismo”. E’ il confidente pentito Digilio (alla
fine scaricato da tutti e morto suicida), a confermare lo scambio di informazioni
fra Ordine nuovo e le basi americane, i cui agenti segreti assumono un atteggiamento
di “osservatore benevolo”.
Il giudice Salvini crea incomprensioni anche nella magistratura, per la sua insistenza
nella ricerca dei colpevoli.
Il suo collega veneziano Felice Casson gli muove accuse e il Consiglio Superiore
della magistratura lo sottopone a provvedimenti.
“La procura di Venezia di allora,” ribadisce Salvini, ha la responsabilità storica
di aver lanciato una ciambella di salvataggio ai membri del gruppo ordinovista
di Mestre-Venezia, già in forte difficoltà per il cedimento di alcuni suoi membri.
Su Pietro Valpreda, diventato una figura centrale, “il mostro” della stampa superficiale
e di parte, Salvini informa che contro l’anarchico (ormai deceduto), “dopo le indagini condotte a Milano, è del tutto incompatibile il permanere di
qualsiasi sospetto di colpevolezza…personalmente penso al suo calvario come detenuto,
e come persona la cui vita è stata segnata dal quell’accusa”. A Catanzaro il tribunale
aveva condannato i fascisti e gli anarchici, ponendoli sulla stessa bilancia.
Concludendo: “ la magistratura per altre inchieste come Mani pulite e anche per
l’indagine sul delitto Calabresi ha messo in campo i suoi uomini di punta più
preparati…non ha avuto altrettanta cura quando si è trattato di completare il
lavoro su piazza Fontana da me iniziato e percorso, per un bel tratto, come giudice
istruttore. Io non mi aspettavo promozioni e ricompense, ma nemmeno di essere "perseguitato
legalmente" dalla magistratura per ben sette anni. E’ stata una vicenda incredibile,
di cui tutti sanno ma che in pubblico si preferisce tacere…Ho dovuto cercare dentro
di me la forza morale "per avere pazienza". Soprattutto per allontanare le emozioni
negative come il rancore”.