Come la tradizione islamica impone, l’uomo non aveva mai
avuto la possibilità di vedere in viso la promessa consorte. Probabilmente
aveva fantasticato diverse volte sul suo aspetto, ma certo non si aspettava che
al momento del fatidico assenso, al levarsi del velo di lei, si sarebbe trovato
di fronte ad un altro maschio. Un ragazzo vestito da sposa, che sperava, chissà
come, di farla franca.

Un fatto privato. Nei giorni scorsi, tra le note della cronaca locale dei
quotidiani del Cairo, è apparsa la curiosa vicenda di quest’uomo egiziano di
ventisei anni, Tamer Shehata, che ha visto d’un tratto sfumare il sogno del suo
matrimonio e la relazione sentimentale che aveva atteso per mesi. Il nome della
mancata sposa è Ahmed Abo Zeid, e pure nei suoi confronti la stampa egiziana
non ha ritenuto di dover tutelare la privacy, anzi, ha fornito nome e cognome,
come per mettere alla gogna lo status degli omosessuali, che in Egitto, almeno
a parole, è un tabù. In realtà però la presenza di omosessuali in Egitto è
cospicua nonostante l’apparente rigore alla morale islamica, è una realtà che
cresce e si amplifica, ma in sordina, senza dare nell’occhio, senza che se ne
parli. Ahmed, un giovane gay appena diciottenne, sperava che il matrimonio
sarebbe risultato valido nonostante il piccolo inganno, che l’uomo che si
apprestava a sposare sarebbe stato comprensivo e lo avrebbe riconosciuto come
sua legittima sposa. E invece no, già durante la cerimonia alcuni invitati
avevano subodorato l’inganno, la struttura fisica della sposa era sospetta e il
velo non celava del tutto le forme agli sguardi avidi dei curiosi. Pare che a
un certo punto, verso il momento saliente della cerimonia, una donna tra gli
astanti abbia trovato il coraggio di dire quel che già in molti pensavano: “il
re è nudo! la sposa è un uomo!”
Alla polizia. Tamer, il mancato marito, non ha reagito come il ragazzino
si aspettava e ha chiesto l’intervento della polizia nella speranza di arginare
le drammatiche conseguenze sociali che la divulgazione della notizia e il
sospetto di omosessualità avrebbero potuto causargli. Ahmed è
stato trasferito dall’altare alla centrale di polizia, e davanti agli agenti ha
spiegato la sua intenzione di rivelarsi al compagno, ma solo dopo le nozze. Il
giovane ha aggiunto che più volte in passato ha pensato di sottoporsi ad
un'operazione chirurgica per cambiare sesso, lamentandosi però di non
aver ancora trovato un medico che fosse disposto ad effettuarla. Negli ospedali
egiziani il cambio di sesso non è consentito, ma esistono comunque moderne
strutture sanitarie che lo praticano, le stesse a cui molte donne, ancora oggi
si rivolgono per recuperare chirurgicamente la verginità.

Essere ma non esibire. Il 18enne è stato accusato di “dichiarazione mendace dolosa”
e condannato a 45 giorni di reclusione. Per la legge egiziana, i rapporti
omosessuali tra due adulti consenzienti non sono esplicitamente un reato. Sono
considerati reati solo la corruzione di minori e il possesso di materiale
pornografico. Di fatto però essere gay significa entrare nella zona d’ombra dei
comportamenti socialmente riprovevoli: è tutto consentito fino a quando non si
dà scandalo. Ma è sempre possibile passare dei brutti guai, perché nelle
stazioni di polizia i rei di omosessualità si trovano alla mercè dei singoli
poliziotti, o delle contingenti necessità politiche del governante che vuole
guadagnare punti presso l’opinione pubblica conservatrice. La legge condanna
coloro che violano pubblicamente il tabù dell’omosessualità, incriminandoli per
“offese alla morale e alla sensibilità pubblica” oppure per “violazione degli
insegnamenti della religione e propagazione di idee e morali depravate”. Già,
perché anche se la legge non proibisce l’omosessualità, il Corano la condanna
senza mezzi termini.