23/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I paramilitari minacciano la Comunità di pace: "Vi massacreremo entro fine anno"
San Jose“La voglio avvisare perché la conosco da anni. Porti via la sua famiglia da San Josesito. A fine anno è stato già pianificato un nuovo massacro. Entreremo e vi massacreremo. Sarà tra la Vigilia di Natale e la fine dell’anno”. Parola di paramilitare. E la Comunità di Pace di San Josè di Apartadó ripiomba nel terrore.
 
La storia. Il villaggio di contadini dell’Urabá, che ha scelto la neutralità e la non-violenza quali armi per combattere la guerra interna che da oltre quarant’anni tiene in scacco la Colombia, non ha un momento di pace. Minacce e sangue stanno diventando pane quotidiano. È come una condanna. E ad emetterla sono stati  i paramilitari. Dei ‘senza dio’, armati fino ai denti, artefici di vere e proprie mattanze. A cominciare dalla strage del febbraio scorso (ma in realtà la lista dei morti ammazzati ha inizio molto tempo prima). In quell’occasione, grazie anche al coinvolgimento della Brigada XVII dell'esercito colombiano, vennero uccisi il capo della comunità, Luis Eduardo Guerra, sua moglie, il figlio di pochi anni e altre cinque persone, fra cui due bambini. I loro cadaveri, ancora caldi, furono fatti a pezzi, e lasciati ai bordi del viottolo sterrato, in mezzo alla selva più fitta. Stessa tragica violenza il 17 novembre, un mese fa. Arlen Salas David, la persona che aveva preso il posto di Eduardo a capo della comunità, è stato ammazzato. E adesso, si prospetta che avvenga ancora di peggio.
 
ParamilitareI personaggi. “Tranquilli, che la vostra ora si avvicina!”, è andato gridando ai quattro venti nel parcheggio di una stazione degli autobus Wilmar Durango, un paras ormai famigerato per aver ucciso Yorbelis, 27 anni, una ragazza di San Josè. La sua ferocia è proverbiale: l’ha dimostrata in tante incursioni, distinguendosi per la sete di sangue. Tanto che le sue minacce suonano sempre come promesse. Con fare sicuro, si è avvicinato all’auto che fa la spola con San Josè e ha gridato i suoi anatemi. Con lui, Apolinar Guerra, altro personaggio dal passato per così dire turbolento, specializzato nella tortura, che non ha aggiunto altro alle parole dell’amico Wilmar, se non un sorriso cinico che la dice lunga.
 
Il buono. Le frasi sussurrate all’orecchio del contadino hanno fatto il resto: “Stiamo negoziando con la polizia e l’esercito – ha confessato un paramilitare impietositosi - affinché ne escano puliti. Noi entreremo e usciremo indisturbati. E il gioco è fatto. Questo massacro va fatto subito, perché comincia quella storiella della smobilitazione e tutto si complica, quindi non si avvicini da quelle parti. E porti via la sua famiglia. Scappate prima che sia tardi”.
 
L'esperienza. “In una situazione come quella colombiana, il periodo natalizio è particolarmente temuto dalla Comunità di pace – ha spiegato Dino Garcia Duranti, del Centro Studi Difesa Civile, che è stato per 8 mesi volontario con le Peace Brigades International in attività di accompagnamento della Comunità di pace di San Josè de Apartadò – ed è purtroppo propizio alla violazione dei diritti umani in quanto l’attenzione internazionale è minore. E la capacità di sorvegliare di ambasciate, consolati e reti di appoggio è più lenta”.
 
manifestazione pre san joseIl grido di aiuto. Alla comunità non resta che denunciare e chiedere aiuto: “Ci appelliamo alla solidarietà nazionale e internazionale, affinché questo massacro annunciato non diventi realtà. Ogni volta che ci hanno minacciato, gli omicidi si sono puntualmente compiuti. La sfacciataggine del paramilitarismo e la connivenza con la Forza Pubblica sono totali. Non possiamo che restare fermi sulle nostre posizioni di fronte a tali azioni di sterminio scatenateci contro con la connivenza del governo. Nonostante la paura, continueremo a lavorare in solidarietà e comunità e non retrocederemo nei nostri principi di neutralità di fronte a qualunque parte in lotta. Speriamo e ringraziamo per il sostegno nazionale ed internazionale che riceveremo. È l’unica maniera per far cessare queste violenze”.

Stella Spinelli

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