La situazione sociale ad Haiti è al collasso. Ancora una volta attaccata la Minustah
Marc Bourque, un casco blu canadese della Minustah, la Missione di Stabilizzazione
delle Nazioni Unite ad Haiti, ha perso la vita a causa di un attacco avvenuto
da parte di alcuni uomini armati, in uno dei quartieri più disastrati, disagiati
e pericolosi della capitale Port au Prince.
I fatti. Secondo le notizie che giungono dall’isola, il soldato, insieme ad un collega
rimasto illeso, stava presidiando un posto di blocco nei pressi della bidonville
di Citè Soleil, quando alcune persone hanno aperto il fuoco contro la vettura
sulla quale si trovavano i due caschi blu.
Ricoverato con estrema urgenza presso un presidio medico istituito dai caschi
blu argentini, Bourque è morto dissanguato. Insieme ad altri 25 connazionali,
Bourque si trovava ad Haiti per presidiare l’imminente tornata elettorale.
Ma questo è solo l’ultimo episodio di una serie di malefatte che stanno dilaniando
la società haitiana.
Nei giorni scorsi altri tre soldati in forza alla Minustah erano stati oggetto
di un attentato. Si tratta di tre uomini di origine cilena (la compagine cilena
è la più rappresentata ad Haiti) che si trovavano di pattuglia a Plaisance e che
hanno risposto al fuoco, riuscendo a mettere in fuga gli assalitori.
Una brutta faccenda. La condizione di Haiti è drammatica al punto che le elezioni presidenziali sono
state spostate più volte nel corso di qualche mese, creando disagio nella popolazione
e forti dubbi nell’opinione pubblica internazionale.
Da chi siano stati commissionati gli attentati non è dato sapere. Le forze dell’ordine
non hanno arrestato nessuno, ma le modalità e il periodo storico fanno pensare
che si possa trattare di uomini fedeli all’ex presidente Jean Bertrande Aristide,
deposto nel febbraio del 2004 dai moti di piazza e dall’intervento franco/statunitense,
ma non scomparso dall’isola.
Ad avere paura non è solo la popolazione civile. Il 13 dicembre scorso Leonel
Fernandez, presidente della Repubblica Dominicana, ha brutalmente interrotto la
sua visita ufficiale ad Haiti, dove aveva avuto modo di incontrare sia il presidente
ad interim Boniface Alexandre, sia il primo ministro, Gerad Latortue, con una
motivazione che la dice lunga sulla situazione che ha trovato al suo arrivo sull’isola:
“Per evitare di correre il rischio di essere assassinato”.
Grandi paure. Con la speranza che non si apra una nuova “stagione degli attentati”, c’è da
fare i conti con la vecchia storia dei sequestri. Che non risparmiano nessuno,
nemmeno i bambini. Come è successo nelle scorse settimane quando un folto gruppo
di uomini armati ha sequestrato una scolaresca, composta da ragazzi dagli 11 ai
18 anni, che si stava recando a scuola a bordo di uno scuolabus. Fortunatamente
sono stati rilasciati tutti sani e salvi poche ore dopo il sequestro grazie al
pagamento di un riscatto. Una delle madri dei giovani ha fatto sapere che il riscatto
richiesto si aggirava intorno ai 50mila dollari, mentre la polizia haitiana sostiene
di aver chiuso la trattativa a molto meno.