22/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La situazione sociale ad Haiti è al collasso. Ancora una volta attaccata la Minustah
Marc Bourque, un casco blu canadese della Minustah, la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti, ha perso la vita a causa di un attacco avvenuto da parte di alcuni uomini armati, in uno dei quartieri più disastrati, disagiati e pericolosi della capitale Port au Prince.
 
L'ospedale argentino ad HaitiI fatti. Secondo le notizie che giungono dall’isola, il soldato, insieme ad un collega rimasto illeso, stava presidiando un posto di blocco nei pressi della bidonville di Citè Soleil, quando alcune persone hanno aperto il fuoco contro la vettura sulla quale si trovavano i due caschi blu.
Ricoverato con estrema urgenza presso un presidio medico istituito dai caschi blu argentini, Bourque è morto dissanguato. Insieme ad altri 25 connazionali, Bourque si trovava ad Haiti per presidiare l’imminente tornata elettorale.
Ma questo è solo l’ultimo episodio di una serie di malefatte che stanno dilaniando la società haitiana.
Nei giorni scorsi altri tre soldati in forza alla Minustah erano stati oggetto di un attentato. Si tratta di tre uomini di origine cilena (la compagine cilena è la più rappresentata ad Haiti) che si trovavano di pattuglia a Plaisance e che hanno risposto al fuoco, riuscendo a mettere in fuga gli assalitori.
 
Un posto di blocco della Minustah a Jacmel, nel sud di HaitiUna brutta faccenda. La condizione di Haiti è drammatica al punto che le elezioni presidenziali sono state spostate più volte nel corso di qualche mese, creando disagio nella popolazione e forti dubbi nell’opinione pubblica internazionale.
Da chi siano stati commissionati gli attentati non è dato sapere. Le forze dell’ordine non hanno arrestato nessuno, ma le modalità e il periodo storico fanno pensare che si possa trattare di uomini fedeli all’ex presidente Jean Bertrande Aristide, deposto nel febbraio del 2004 dai moti di piazza e dall’intervento franco/statunitense, ma non scomparso dall’isola.
Ad avere paura non è solo la popolazione civile. Il 13 dicembre scorso Leonel Fernandez, presidente della Repubblica Dominicana, ha brutalmente interrotto la sua visita ufficiale ad Haiti, dove aveva avuto modo di incontrare sia il presidente ad interim Boniface Alexandre, sia il primo ministro, Gerad Latortue, con una motivazione che la dice lunga sulla situazione che ha trovato al suo arrivo sull’isola: “Per evitare di correre il rischio di essere assassinato”.
 
Fra sogno e realtàGrandi paure. Con la speranza che non si apra una nuova “stagione degli attentati”, c’è da fare i conti con la vecchia storia dei sequestri. Che non risparmiano nessuno, nemmeno i bambini. Come è successo nelle scorse settimane quando un folto gruppo di uomini armati ha sequestrato una scolaresca, composta da ragazzi dagli 11 ai 18 anni, che si stava recando a scuola a bordo di uno scuolabus. Fortunatamente sono stati rilasciati tutti sani e salvi poche ore dopo il sequestro grazie al pagamento di un riscatto. Una delle madri dei giovani ha fatto sapere che il riscatto richiesto si aggirava intorno ai 50mila dollari, mentre la polizia haitiana sostiene di aver chiuso la trattativa a molto meno.

Alessandro Grandi

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