24/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Le emozioni del passato con lo sguardo sulle tragedie in corso
Scritto per noi da
Sergio Cecchini*
 
Tsunami in Indonesia. Foto di Sergio Cecchini, Medici senza frontiereAdesso, a un anno di distanza da quella catastrofe, la cosa più forte che mi ricordo, sedimentata in maniera più duratura tra le mie storie e le mie emozioni, è il silenzio. Il silenzio incredulo che calava su tutti coloro che arrivavano davanti a quello scenario di distruzione. Una melma di morte e sofferenza che aveva coperto intere città e villaggi. Le centinaia di cadaveri che si potevano contare passeggiando tra le macerie. Quell’album di foto di famiglia che raccontava storie di una vita che non esisteva più, spazzata via dalle onde. Le lacrime di chi appendeva quel foglio bianco con le foto delle figlie e della moglie “disperse”. Gente che, con lo sguardo perso nel vuoto, vagabondava tra i resti di quella che una volta era la sua casa. Il silenzio che cercavo in tutti i modi di allontanare da me per evitare di sentire quel vuoto angoscioso che, giorno dopo giorno, proprio come un tumore, andava espandendosi dentro di me. Lo stesso che ho cercato quando sono ritornato alla vita “normale”.

Tsunami in Indonesia. Foto di Sergio CecchiniDue simboli. Oggi, ho deciso che due sono i simboli del "mio" tsunami. Il primo è il ricordo di Feye, una minuta psicologa indonesiana. Lavorava con un team di Medici Senza Frontiere (Msf) nel programma di assistenza mentale per le persone traumatizzate dallo shock. Ascoltava storie terribili, di morte, perdite, sofferenza. Aveva davanti persone che scoppiavano a piangere perché avevano perso tutto. Ma lei no, non perdeva mai l’energia, il sorriso e il senso del suo stare lì. La forza e l’entusiasmo di Feye, mentre organizzava le sue consultazioni individuali nel bagagliaio della jeep di MSF, sono uno fra i ricordi più belli. Feye è anche il simbolo di quell’attivismo decisivo, ma spesso ignorato, della popolazione locale. Senza di loro ogni operazione di soccorso sarebbe molto più difficile e distante. L’altro simbolo è un’automobile accartocciata ma ancora funzionante. Una vecchia Honda su cui il proprietario aveva scritto “Sisa tsunami” (“Sopravvissuta allo tsunami”). Tutti e due, lei e il suo conducente, erano gli unici sopravvissuti di un’intera famiglia, di un’intera vita. Quella macchina, che a fatica passava tra cumuli di macerie, e il suo proprietario, solo ma vivo, rappresentavano il dramma di chi ce l’aveva fatta, di chi era sopravvissuto, ma era ora condannato a convivere con quell’incubo.

Tsunami in Indonesia. Foto di Sergio CecchiniI sopravvissuti del Kashmir. Lo tsunami, oggi che sono tornato da un’altra tragedia, il terremoto del Pakistan, è anche rabbia. Due catastrofi naturali enormi, che hanno subìto un trattamento diverso. Una grande mobilitazione mediatica e popolare per lo tsunami, un colpevole disinteresse per i sopravvissuti del Kashmir. La differenza tra la tragedia dello tsunami di un anno fa e quella del terremoto in Pakistan di appena due mesi fa è molto semplice e risiede nei numeri, negli esseri umani colpiti. Lo tsunami ha causato circa 230.000 morti e 20.000 feriti. Il terremoto in Pakistan, invece, ha causato “solo” 73.000 morti e ben 80.000 feriti. In Pakistan il numero dei feriti è stato quattro volte superiore a quello dello tsunami e ciò vuol dire che, per salvarli, le operazioni di soccorso devono essere quattro volte superiori a quelle avviate per i sopravvissuti dello tsunami. Eppure, neanche dieci giorni dopo il terremoto, già non se ne parlava più. Per un ferito la differenza tra la vita e la morte la fa la rapidità, la qualità e l’entità dei soccorsi mobilitati. Oggi la neve cade sulle montagne del Kashmir, a 2.000 metri d’altezza, e per chi è sopravvissuto arriva la seconda emergenza: il gelo dell’inverno. Sono circa 3 milioni le persone che non hanno più un posto dove dormire, ma per loro non è stato inviato nemmeno un sms, nessuno ha organizzato una campagna di solidarietà a reti unificate. 
Categoria: Salute, Ambiente
Luogo: Indonesia
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