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Da domenica notte è guerra in Balucistan, regione occidentale del Pakistan ricca
di risorse naturali e abitata da una popolazione tribale, i baluci, da sempre
insofferente al dominio politico della maggioranza punjabi.
Gli attacchi dei baluci contro Musharraf. Tutto è cominciato il 14 dicembre, quando i ribelli baluci hanno sparato otto
missili su una caserma dell’esercito di Kohlu mentre il presidente pachistano,
generale Pervez Musharraf , era in visita nella città che si trova 200 chilometri
a sudest di Quetta. “Abbiamo sparato noi quei razzi”, ha dichiarato un esponente
del Bla. “Noi baluci siamo trattati come schiavi! Siamo in guerra con il generale
e continueremo nei nostri attacchi!”. Detto fatto. Il giorno dopo l’elicottero
di due alti ufficiali dell’esercito pachistano venuti per un sopraluogo a Kohlu
è stato bersagliato da colpi di mitragliatrice. I due militari sono rimasti feriti.
L’offensiva militare del governo. Dopo quattro giorni è scattata, inattesa e massiccia, la rappresaglia militare
del governo che ha mobilitato migliaia di soldati impiegando l’artiglieria pesante,
i caccia-bombardieri e gli elicotteri da combattimento per bombardare “i nascondigli
dei miscredenti”, come il regime definisce normalmente tutti i suoi avversari.
I guerriglieri del Bla hanno risposto sparando con le mitragliatrici pesanti antiaeree
e lanciando decine di missili contro obiettivi militari governativi.
In ballo c’è la discussa diga di Kalabagh... Bugti sostiene che l’offensiva governativa era programmata da tempo e che i
movimenti di truppe erano iniziati giorni prima della visita di Musharraf a Kohlu.
Già l’11 dicembre, in un’intervista alla Bbc, Bugti aveva segnalato l’imminenza di un attacco. Un attacco preventivo allo
scopo di eliminare definitivamente ogni possibile ostacolo alla fase finale di
realizzazione di un progetto fortemente avversato dai baluci e non solo: la grande
diga di Kalabagh, voluta da Islamabad per usare le acque del fiume Indo a beneficio
delle terre del Punjab, la regione dai cui proviene tutta l’èlite del regime militare
pachistano. Gli abitanti delle altre regioni – Balucistan, Sindh e North West
Frontier Provinces – sostengono che la diga sottrarrà loro risorse idriche vitali
per dirottarle verso i terreni del Punjab.
…e il controllo del gas e delle miniere della regione. Ma questo della diga di Kalabagh è solo uno dei motivi di tensione tra baluci
e governo. Il principale rimane certamente quello dei proventi dell’estrazione
del gas naturale e dei minerali preziosi di cui questa regione è ricca. I baluci
rivendicano il diritto di utilizzare queste ricchezze per lo sviluppo della popolazione
locale. In sostanza reclamano il controllo delle risorse minerarie ed energetiche
del loro territorio. Nessun governo pachistano ha mai ceduto su questo punto preferendo
la repressione militare al dialogo. Il risultato è stata la radicalizzazione dello
scontro e delle posizioni dei baluci, che sono passati a rivendicare direttamente
l’indipendenza dal “dominio punjabi”. La fase più violenta dello scontro si è
avuta con le rivolte degli anni ’70, duramente represse dall’esercito pachistano.
Da allora il conflitto, seppur attenuato, non è più rientrato. Enrico Piovesana