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La storia. Accadde il 22 dicembre di otto anni fa. La mattanza durò più di sette ore. Quelli
che riuscirono a venir fuori illesi dalla chiesetta e a scappare, si rivolsero
ad una pattuglia della polizia che stazionava nella zona, senza ricevere alcun
tipo di aiuto e il fatto aggiunse solo dolore al dolore. Nonostante quello che
era accaduto, non si persero d’animo e, con tutta la velocità che avevano in corpo,
corsero a chiamare altri indigeni delle comunità vicine. Ma servì a poco: riuscirono
solo a vedere una camionetta della polizia che portava in salvo i paramilitari, lasciando
a terra i corpi straziati di decine di innocenti. Tutto questo senza una ragione, senza un motivo. Neppure quello di contatti con
l’Ezln, visto che gli indigeni in questione non erano legati al movimento del
Sub Comandante Marcos.
Condanne ridicole. La strage di Acteal è stata uno dei fatti più violenti che hanno riguardato
il Chiapas e la sua guerra a bassa intensità, ma non ha avuto grandi conseguenze
sotto il piano giuridico. Poco tempo dopo l’eccidio il sub Comandante Marcos affermava
che le autorità messicane “Hanno lamentato soltanto il danno di immagine sofferto
dal Paese sul piano interno e internazionale, ma non la morte di decine di innocenti
e le atricità commesse dalle bande paramilitari”. Molti autori del massacro non
sono stati arrestati perché le persone che potrebbero identificarli non hanno
deposto davanti al Pubblico Ministero per timore di rappresaglie. Alcuni sì però.
Circa ottanta persone, ma non si sa bene se tutte erano presenti ad Acteal, sono
state arrestate e giudicate con condanne complessive di circa 75 anni di carcere.
La corruzione, i nodi che legano potere politico e polizia hanno fatto in modo
che la luce giudiziaria sulla strage non si sia accesa del tutto e che i vari
processi che si sono svolti fino ad ora abbiano fatto registrare molteplici contraddizioni
e irregolarità.
La guerra sporca. Gli attacchi indiscriminati dei gruppi paramilitari sono frutto di una strategia
particolare che “anima” la guerra a bassa intensità del Chiapas. Gruppi di paramilitari,
come Paz y Justicia, vengono addestrati per compiere azioni violente e fuggire,
per colpire di notte con una frequenza incontrollabile, in modo che il “nemico”
da combattere subisca anche una sorta di violenza psicologica. E, anche se si
stenta a crederci, gli uomini che fanno parte dei gruppi paramilitari in Chiapas
sono indigeni, come quelli che subiscono le peggiori angherie.
Alessandro Grandi