21/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ottavo anniversario della strage di Acteal, villaggio Tzotziles del Chiapas, Messico.
Un gruppo paramilitare armato fino ai denti con fucili AK-47 e M-16, riversa tutta la sua potenza di fuoco contro un gruppo di indigeni Tzotziles, in preghiera all’interno di una chiesa, ad Acteal, villaggio indigeno a poca distanza da San Cristobal de Las Casas, in Chiapas, Messico.
Le grida, il fumo e l’odore acre del piombo delle pallottole saturano immediatamente la piccola chiesetta. Per terra, 45 persone: 15 bambini, 21 donne e 9 uomini. I cadaveri di alcune donne incinte sono sventrati e i feti lasciati a terra, grumi di sangue e carne.
 
Le bare in fila La storia. Accadde il 22 dicembre di otto anni fa. La mattanza durò più di sette ore. Quelli che riuscirono a venir fuori illesi dalla chiesetta e a scappare, si rivolsero ad una pattuglia della polizia che stazionava nella zona, senza ricevere alcun tipo di aiuto e il fatto aggiunse solo dolore al dolore. Nonostante quello che era accaduto, non si persero d’animo e, con tutta la velocità che avevano in corpo, corsero a chiamare altri indigeni delle comunità vicine. Ma servì a poco: riuscirono solo a vedere una camionetta della polizia che portava in salvo i paramilitari, lasciando a terra i corpi straziati di decine di innocenti. Tutto questo senza una ragione, senza un motivo. Neppure quello di contatti con l’Ezln, visto che gli indigeni in questione non erano legati al movimento del Sub Comandante Marcos.
Ma i parenti, gli amici, gli indigeni del Chiapas non hanno dimenticato. E per questo a gran voce, anche domani, come accade da molto tempo ormai, chiederanno che sia fatta giustizia. 
 
Il lavoro sporco degli zapatistiCondanne ridicole. La strage di Acteal è stata uno dei fatti più violenti che hanno riguardato il Chiapas e la sua guerra a bassa intensità, ma non ha avuto grandi conseguenze sotto il piano giuridico. Poco tempo dopo l’eccidio il sub Comandante Marcos affermava che le autorità messicane “Hanno lamentato soltanto il danno di immagine sofferto dal Paese sul piano interno e internazionale, ma non la morte di decine di innocenti e le atricità commesse dalle bande paramilitari”. Molti autori del massacro non sono stati arrestati perché le persone che potrebbero identificarli non hanno deposto davanti al Pubblico Ministero per timore di rappresaglie. Alcuni sì però. Circa ottanta persone, ma non si sa bene se tutte erano presenti ad Acteal, sono state arrestate e giudicate con condanne complessive di circa 75 anni di carcere. La corruzione, i nodi che legano potere politico e polizia hanno fatto in modo che la luce giudiziaria sulla strage non si sia accesa del tutto e che i vari processi che si sono svolti fino ad ora abbiano fatto registrare molteplici contraddizioni e irregolarità.
 
Il pianto di una madreLa guerra sporca. Gli attacchi indiscriminati dei gruppi paramilitari sono frutto di una strategia particolare che “anima” la guerra a bassa intensità del Chiapas. Gruppi di paramilitari, come Paz y Justicia, vengono addestrati per compiere azioni violente e fuggire, per colpire di notte con una frequenza incontrollabile, in modo che il “nemico” da combattere subisca anche una sorta di  violenza psicologica. E, anche se si stenta a crederci, gli uomini che fanno parte dei gruppi paramilitari in Chiapas sono indigeni, come quelli che subiscono le peggiori angherie.
Come a dire che si tratta di un conflitto fra poveri, il peggiore dei conflitti.
 

Alessandro Grandi

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