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Sono arrivati, armati
fino ai denti, a bordo delle motociclette d’ordinanza. In testa un solo
obiettivo: raggiungere i travestiti che sono soliti battere i marciapiedi delle
avenida 4 e 11, nella zona 1 di Città del Guatemala. Una volta trovatisi
faccia a faccia, il dramma: i quattro agenti della Polizia civile nazionale (Pnc)
hanno estratto le loro pistole lucidate con cura e hanno sparato. Due
proiettili hanno colpito in testa Juan
Pablo Méndez, che è morto sul colpo.
Se l’è cavata con qualche ferita non grave invece, Kevin Robles, 25 anni,
scampato per miracolo.
Niente è cambiato. Il Guatemala è un paese
nel quale sono il conservatorismo e il sistema patriarcale a farla da padroni.
La maggioranza di lesbiche, gay, bisessuali e trans è totalmente emarginati
in un mondo sotterraneo avvertito come depravato e amorale. E il timore per il
diverso, per le
minoranze così poco conosciute, sfocia in odio, e spesso in tragedia.
Contro l'Aids. “Era un esponente attivo
della nostra associazione – spiega Jorge Lopez, direttore esecutivo dell’Oasis
(Organizzazione di appoggio a una sessualità integrale anche in presenza
dell’Aids) – non escludo che quest’aggressione sia un attacco frontale a tutti
noi, l’ennesimo. Siamo stati più volte maltrattati, anche da esponenti della
Pnc, che ci hanno attaccato più volte. Ma questo omicidio non rimarrà impunito.
No! Ho già sporto denuncia alla Procuraduría de Derechos Humanos, al Ministerio
Publico e alla Oficina de Responsabilidad
Profesional della polizia civile. Vogliamo scoprire gli autori
materiali e i mandanti di questo orrore. Che siano castigati”. Non usa mezzi
termini Lopez. Con la sua associazione lavora da anni a sensibilizzare e a far
prendere coscienza dei diritti delle minoranze sessuali. Il loro è anche un
lavoro informativo. Questa ong si è legata orizzontalmente a una serie di
organizzazioni di altri paesi, promuovendo uno scambio di iniziative, idee,
manifestazioni ed eventi, mirati a diffondere la cultura della prevenzione e
della solidarietà. Stella Spinelli