20/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Travestito ucciso dalla polizia civile: l'omofobia corrode il Guatemala
un travestito dell'associazione colorsSono arrivati, armati fino ai denti, a bordo delle motociclette d’ordinanza. In testa un solo obiettivo: raggiungere i travestiti che sono soliti battere i marciapiedi delle avenida 4 e 11, nella zona 1 di Città del Guatemala. Una volta trovatisi faccia a faccia, il dramma: i quattro agenti della Polizia civile nazionale (Pnc) hanno estratto le loro pistole lucidate con cura e hanno sparato. Due proiettili hanno colpito in testa Juan Pablo Méndez, che è morto sul colpo. Se l’è cavata con qualche ferita non grave invece, Kevin Robles, 25 anni, scampato per miracolo.
 
I fatti. È stato lui a raccontare l’accaduto, minuto per minuto, interrogato in ospedale da agenti della stessa Polizia civile. “Erano quattro. Ci hanno ordinato di fermarci e senza aggiungere altro ci hanno sparato”. Kevin, o Evelyn come è solito farsi chiamare durante il suo lavoro di prostituta, è ancora sotto choc. Il pensiero di aver perso l’amico, poi, non lo sopporta. “Aveva smesso di fare questa vita – racconta Kevin, circondato dai medici che lo stanno curando - era tornato solo per pagarsi le tante spese che il periodo natalizio si porta dietro. Solo per questo. Per pochi giorni”. Gli ultimi. Juan Pablo, altrimenti detto Paulina, è stato ammazzato a sangue freddo, vittima dell’odio di una società machista, retrograda, conservatrice.  “Non facciamo niente di male – spiega con gli occhi pieni di lacrime Fabiola, un amico dell’avenida 4, precipitatosi insieme a tanti altri all’ospedale di Suan Juan de Dios appena saputa la tragedia – lavoriamo come qualsiasi altra donna di strada. E’ il nostro essere diversi che li fa sentire in diritto di maltrattarci”.
 
Policia civili nacionalNiente è cambiato. Il Guatemala è un paese nel quale sono il conservatorismo e il sistema patriarcale a farla da padroni. La maggioranza di lesbiche, gay, bisessuali e trans è totalmente emarginati in un mondo sotterraneo avvertito come depravato e amorale. E il timore per il diverso, per le minoranze così poco conosciute, sfocia in odio, e spesso in tragedia.
Un atteggiamento che circonda anche i malati di aids, malattia ancorata all’atto sessuale, quindi deplorevole. Ed era proprio ai sieropositivi che era legata a doppio filo la vita di Paulina.
 
Manifestazione contro l'aidsContro l'Aids. “Era un esponente attivo della nostra associazione – spiega Jorge Lopez, direttore esecutivo dell’Oasis (Organizzazione di appoggio a una sessualità integrale anche in presenza dell’Aids) – non escludo che quest’aggressione sia un attacco frontale a tutti noi, l’ennesimo. Siamo stati più volte maltrattati, anche da esponenti della Pnc, che ci hanno attaccato più volte. Ma questo omicidio non rimarrà impunito. No! Ho già sporto denuncia alla Procuraduría de Derechos Humanos, al Ministerio Publico e alla Oficina de Responsabilidad Profesional della polizia civile. Vogliamo scoprire gli autori materiali e i mandanti di questo orrore. Che siano castigati”. Non usa mezzi termini Lopez. Con la sua associazione lavora da anni a sensibilizzare e a far prendere coscienza dei diritti delle minoranze sessuali. Il loro è anche un lavoro informativo. Questa ong si è legata orizzontalmente a una serie di organizzazioni di altri paesi, promuovendo uno scambio di iniziative, idee, manifestazioni ed eventi, mirati a diffondere la cultura della prevenzione e della solidarietà.
“Attraverso attività culturali e sportive – continua il presidente - stiamo cercando di far entrare nella mente dei guatemaltechi che noi omosessuali siamo persone con le stesse aspirazioni e gli stessi diritti degli eterosessuali. Per questo cerchiamo attività alternative che promuovano lo sviluppo personale e comunitario. Vogliamo essere integrati nella società. Vogliamo che ci accettino”. Ma la strada è ancora lunga e gli ultimi fatti lo confermano: “L’omicidio di Paulina dimostra a tutti l’alto livello di omofobia che c’è nel nostro Paese”.

Stella Spinelli

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