19/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Vince Evo Morales. La Bolivia inizia oggi un nuovo corso storico
I simpatizzanti del MasUrla di gioia per le strade di Cochabamba: la sede del Mas, il Movimento al Socialismo è presa d’assalto, un attacco festoso di centinaia di suoi simpatizzanti che si sentono per una volta padroni a casa loro. I colori degli Aymara (la popolazione autoctona che vive negli altos boliviani) si mescolano con la polvere alzata dalle auto che sfrecciano per la città. Uno di loro, un cocaleros di umili origini ma dalle idee chiarissime ce l’ha fatta. Evo Morales, leader indigeno e maggiore rappresentante del Movimento al Socialismo ha stravinto con il 52 percento circa le elezioni presidenziali boliviane. “E’ iniziata una nuova era per la Bolivia, - ha detto Morales -  era nella quale questa nazione troverà giustizia, uguaglianza, equità e pace sociale”.
Lo scarto è ormai incolmabile e il suo avversario Josè Quiroga, espressione della coalizione Podemos (Poder Democratico Social, della destra boliviana) si è già congratulato con il capo dei cocaleros per la vittoria: “Mi congratulo pubblicamente e apertamente con Evo Morales per il suo risultato elettorale. Mi congratulo con i candidati del Mas (il partito di Morales). Hanno fatto una buona campagna elettorale e adesso è venuto il momento di mettere da parte le nostre differenze e di guardare verso un futuro di pace, di tranquillità e d'armonia tra tutti i boliviani”.
 
Le operazioni di voto in BoliviaUna vittoria non solo Presidenziale. Ma la tornata elettorale di ieri è da considerarsi storica per i boliviani. In primo luogo perché, se dovessero essere confermati i dati, Morales sarebbe il primo presidente indio della storia boliviana. Ma non solo. Secondo i primi risultati, il Mas avrebbe ottenuto grandi risultati anche a livello parlamentare, dove avrebbe conquistato 78 seggi (65 in parlamento e 13 al senato, importanti per confermare la vittoria elettorale del leader indigeno), e ne basterebbe uno solo per raggiungere la maggioranza assoluta al congresso nazionale.
Nel corso degli ultimi anni, le forti contestazioni di piazza, organizzate soprattutto dalle confederazioni sindacali e dagli indios, avevano fatto cadere dalla poltrona presidenziale Sanchez de Losada prima e Carlos Mesa poi. 
 
Evo MoralesE adesso? C’era da aspettarselo. Morales, che da tempo cercava un’affermazione politica di prestigio, ha basato la sua campagna elettorale sugli aiuti da dare ai contadini, agli indigeni e agli operai. Legalizzare la foglia di coca (e non la cocaina, attenzione), è stato uno dei primi punti del programma con il quale ha viaggiato per tutta la Bolivia nel corso degli ultimi mesi. Un programma che prevede anche la ridistribuzione delle terre e il pagamento dovuto dalle multinazionali per l’utilizzo delle risorse boliviane, soprattutto il gas.
Adesso però arriva il difficile.
Governare a casa propria sarà una vera impresa. Nella provincia di Santa Cruz ad esempio Morales se la dovrà vedere con i poteri forti degli imprenditori che da tempo cercano una autonomia dal governo centrale. Ma a loro Morales ha rivolto parole concilianti facendo sapere: “Il Movimento al Socialismo non ricatta e non ricatterà mai gli imprenditori onesti che desiderino investire nel paese” ha detto.Gli Usa hanno già fatto sapere di considerarlo un narco trafficante e questo non giova alla pace nella regione. Sono preoccupati per il notevole spostamento a sinistra di tutto il continente sud americano: in Cile con la Bachelet, in Venezuela con Chavez, in Argentina con Kirchner, in Uruguay con Vasquez e in Brasile con Lula.

Alessandro Grandi

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