stampa
invia
Urla di gioia per le strade di Cochabamba: la sede del Mas, il Movimento al Socialismo
è presa d’assalto, un attacco festoso di centinaia di suoi simpatizzanti che si
sentono per una volta padroni a casa loro. I colori degli Aymara (la popolazione
autoctona che vive negli altos boliviani) si mescolano con la polvere alzata dalle
auto che sfrecciano per la città. Uno di loro, un cocaleros di umili origini ma
dalle idee chiarissime ce l’ha fatta. Evo Morales, leader indigeno e maggiore
rappresentante del Movimento al Socialismo ha stravinto con il 52 percento circa
le elezioni
presidenziali boliviane. “E’ iniziata una nuova era per la Bolivia, - ha detto
Morales - era nella quale questa nazione troverà giustizia, uguaglianza, equità
e pace sociale”.
Una vittoria non solo Presidenziale. Ma la tornata elettorale di ieri è da considerarsi storica per i boliviani.
In primo luogo perché, se dovessero essere confermati i dati, Morales sarebbe
il primo presidente indio della storia boliviana. Ma non solo. Secondo i primi
risultati, il Mas avrebbe ottenuto grandi risultati anche a livello parlamentare,
dove avrebbe conquistato 78 seggi (65 in parlamento e 13 al senato, importanti
per confermare la vittoria elettorale del leader indigeno), e ne basterebbe uno
solo per raggiungere la maggioranza assoluta al congresso nazionale.
E adesso? C’era da aspettarselo. Morales, che da tempo cercava un’affermazione politica
di prestigio, ha basato la sua campagna elettorale sugli aiuti da dare ai contadini,
agli indigeni e agli operai. Legalizzare la foglia di coca (e non la cocaina,
attenzione), è stato uno dei primi punti del programma con il quale ha viaggiato
per tutta la Bolivia nel corso degli ultimi mesi. Un programma che prevede anche
la ridistribuzione delle terre e il pagamento dovuto dalle multinazionali
per l’utilizzo delle risorse boliviane, soprattutto il gas. Alessandro Grandi