19/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Si riunisce il primo parlamento afgano del dopoguerra. Tra dubbi e preoccupazioni
Scritto per noi da
Tommaso Merlo*
 
I funerali di Esmatullah MuhabbatIl comandante Esmatullah Muhabbat, neo eletto al parlamento afgano nella provincia di Laghman, è il primo ‘onorevole’ assassinato nell’Afghanistan post 18 settembre. Giorno in cui i cittadini afgani sono stati chiamati ad eleggere il parlamento dopo quasi trent’anni di guerra. Nella sparatoria di Jalalabad, che il 3 dicembre è costata la vita a Muhabbat, sono morte altre quattro persone facendo salire a 1800 il bilancio dei morti dell’inizio dell’anno. Da mujaheddin, Muhabbat combatte contro l’invasore sovietico tra il 1979 e il 1989. Nel 2003 viene arrestato dagli americani perché accusato di legami con i talebani. Passa un anno in carcere prima di partecipare con successo alle elezioni.
La storia di Muhabbat è quella di tanti signori della guerra che domani si ritroveranno a Kabul tra i 249 eletti nelle 34 province del paese.
 
I neoeletti deputati riuniti a KabulUn parlamento molto ‘afgano’. I signori della guerra hanno partecipato in massa alle elezioni, e per vincere non si sono fatti scrupoli, come testimoniano le diffuse violazioni registrate durante l’election day. Gli osservatori
internazionali hanno denunciato compravendite di voti, intimidazioni nelle urne e brogli di ogni genere – a tal punto che gli organizzatori Onu sono stati costretti a posticipare l’annuncio ufficiale dei risultati per far fronte alle denuncie. La presenza di tanti personaggi dal passato burrascoso nelle
schede elettorali è stata una delle ragioni dell’affluenza al di sotto delle aspettative, il 53 per cento degli aventi diritto (secondo i dati ufficiali, secondo molti assai di meno) contro il 75 per cento delle elezioni presidenziali dello scorso anno.
Il responso delle urne rispecchia in ogni caso la variegata società afgana e le sue contrapposizioni frutto di una storia lacerata da decenni di guerra. Oltre ai signori della guerra, tra i banchi siederanno leader religiosi, ex mujaeddin, ex esponenti filosovietici, ex comandanti talebani, leader tribali e locali, ma anche donne e progressisti appartenenti alle élite cresciute all’estero. In tale scenario, cosa riuscirà a fare il governo Karzai, e come si posizionerà in parlamento il vasto fronte dei signori della guerra?
 
La sede del parlamentoLegittimazione di un potere criminale. Le posizioni degli analisti sono contrastanti.
Alcuni sostengono che i signori della guerra, pressati dalla loro gente, lavoreranno per rilanciare la ricostruzione e la stabilità del paese. Non perderanno cioè l’opportunità di cominciare una nuova carriera da uomini onesti, magari dopo aver ottenuto l’amnistia tanto temuta dalle organizzazioni per i diritti umani.
Questa tesi contrasta però con la realtà sociale. Infatti, se i signori della guerra dovessero effettivamente fare un passo indietro e sposare la legalità, nelle loro province verrebbero immediatamente spodestati dalle centinaia di comandanti pronti a prendere il loro posto. E questo è di per se un ulteriore motivo di preoccupazione. Molti temono infatti che la lontananza dei signori della guerra dalle loro province creerà un vuoto di potere che alimenterà lotte per il potere locale. Cosa del resto già successa nella provincia di Herat dove la lontananza del famoso Ismail Khan, chiamato a Kabul da Karzai, ha destabilizzando l’intera area.
Altri osservatori prevedono invece che una volta in parlamento, i signori della guerra cercheranno di istituzionalizzare la loro posizione di potere, cosa peraltro già avvenuta con la loro elezione, e sfruttare l’occasione per espandere il loro potere. Tale visione prevede che questi personaggi continueranno a perseguire i propri interessi dall’interno delle istituzioni.
 
Il presidnete afgano Hamid KarzaiSi rischia un deriva pericolosa. Di fatto i numeri dicono che se i signori della guerra si unissero in parlamento avrebbero i voti sufficienti per scrivere l’agenda di Karzai. Anche se pochi ritengono che il parlamento possa dividersi in due fronti, uno filo governativo e uno d’opposizione, e questo per le differenze etniche e regionali tra signori della guerra che difficilmente potranno essere superate per pure strategie politiche.
La rivalità tra i signori della guerra avrebbe potuto giocare a favore del gruppo progressista di cui Karzai si propone ancora come l’ideale referente. Ma dopo un anno di governo il presidente afgano, figlio degli accordi di Bonn e legittimato con le contestate elezioni del 2004, viene accusato dai cittadini di aver fatto poco e dai riformisti di aver assunto posizioni troppo conservatrici al solo fine di allargare in prospettiva il consenso parlamentare. Il suo governo filoamericano ha dovuto accettare importanti compromessi con i due principali poteri esistenti nel paese, il clero conservatore e i signori della guerra. Compromessi che rischiano di disegnare nuovi equilibri tra le istituzioni afgane e le forze militari straniere, aprendo così scenari inquietanti. Con tali interrogativi, domani si riunirà finalmente il neo parlamento con una sfarzosa cerimonia a cui presenzieranno illustri ospiti internazionali.
 
Categoria: Elezioni, Popoli
Luogo: Afghanistan
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