21/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Zeev Sternhell storico israeliano e docente all'Università di Gerusalemme
Abu Mazen e Ariel Sharon
Assisteremo dunque a campagne elettorali incrociate: Sharon spingerà più sulla Pace mentre Peretz si presenterà come colui che è in grado di risolvere la crisi economica e sociale.
Non direi, in realtà la sinistra farà una campagna sui due fronti, sia le questioni sociali che la pace. Sharon si presenterà invece come l'unico uomo di raggiungere la pace, e batterà essenzialmente su questo tasto. In realtà, quando parla di due stati e due popoli, nessuno sa cosa Sharon abbia davvero per la testa.
Un ruolo molto importante nella campagna elettorale lo giocherà la minaccia nucleare dell'Iran. Il clima di paura che ne può derivare potrebbe aiutare Sharon, che ha un'immagine di duro. Peretz non è un militare e non ha esperienze in questo campo.

A sinistra lo spazio di Yossi Beilin, il leader del Partito pacifista Yahad, si è notevolmente ridotto.
Beilin può ricoprire qualsiasi incarico tranne quello di Primo ministro. Non ha le caratteristiche di un leader e questo forse lui non l'ha ancora capito. E in più se il Partito laburista si colloca a sinistra il Meretz non ha più ragioni di esistere, perché le sue posizioni vengono adottate dal Labour.
Ma una cosa va detta: l'uomo di sinistra in Israele è destinato ad aver ragione 20 anni prima degli altri. Sono 20 anni che il Meretz, oggi Yahad, incontra palestinesi e parla dello Stato palestinese. Dunque il Meretz perde la sua ragion d'essere proprio nel momento in cui le sue posizioni si affermano, e sono fatte proprie dai laburisti.

Shimon Peres Il Likud appare invece essersi suicidato, pur di non rinunciare alle sue radici ideologiche, al tabù del Grande Israele, spezzato da Sharon con il ritiro da Gaza.

C'è stata una rivolta ideologica in seno al Likud. Ma c'è stato anche molto opportunismo. Netanyahu è il primo degli opportunisti. Pensavano di poter utilizzare il prestigio di Sharon tenendolo sotto scacco, ma il giocattolo si è spezzato. Oggi si mordono le mani perché si rendono conto che la maggioranza che avevano in parlamento è oramai un miraggio: dai 40 seggi attuali passeranno a circa una decina.

Quali alleanze potranno formarsi il giorno dopo le elezioni. E che ruolo avranno i partiti religiosi?
Per sopravvivere i religiosi tenteranno a tutti i costi di ritornare al potere, anche con i laburisti come tra l'altro è già successo. La questione è capire quali saranno i rapporti di forza tra il Likud e i religiosi da una parte e tra Sharon e Peretz dall'altra.
Può sembrare ovvio ma tutto dipenderà dai risultati delle elezioni e, nella stessa misura, dagli obbiettivi strategici di Sharon. Se l'obbiettivo è uno Stato palestinese vero, con una continuità territoriale assicurata andrà con i laburisti; se invece vorrà uno Stato palestinese a macchia di leopardo si alleerà con i religiosi e il Likud, che cercherà di moderare il suo linguaggio pur di non restare all'opposizione.

Il pendolo della pace oscilla sulla Cisgiordania. Più precisamente tra quel 3% di cui si era discusso a Camp David e Taba e quel 7% racchiuso oggi dal muro.
I sostenitori di Sharon dicono chiaramente che la barriera sarà la frontiera. Ma la questione è capire dove la barriera passerà effettivamente, a partire dalla città di Gerusalemme.
Non c'è modo di porre fine al conflitto, secondo me, senza affrontare questa questione, ovvero senza accettare una spartizione di Gerusalemme. Come tra l'altro prevede anche il Modello di Accordo di Ginevra.
La seconda questione è quella dei confini, e dunque delle colonie. Faccio un esempio. Se la colonia di Ariel, che è a 25 km di distanza dalla Linea Verde, sarà all'interno della barriera, la Cisgiordania sarà tagliata in due. C'è anche il problema della Valle del Giordano. In quest'area della Cisgiordania si verifica anche un fenomenomolto interessante. In quelle colonie i laici, ovvero coloro che occuparono per primi queste zone, se ne stanno andando e vengono rimpiazzati dai religiosi, molto più ideologizzati, rendendo sempre più complicata l'ipotesi di un loro smantellamento.
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