19/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A Kabul per la prima sessione parlamentare, Malali Joya racconta le sue speranze
Malalai Joya, la famosa ragazza afgana che due anni fa ebbe il coraggio di denunciare i signori della guerra alla Loya Jirga costituente e che il 18 settembre è stata eletta al primo parlamento afgano del dopoguerra, è arrivata a Kabul per la prima sessione dell’assemblea, che si terrà oggi.
 
Malalai JoyaArrivata a Kabul nonostante le minacce. “Sono arrivata a Kabul da pochi giorni, sana e salva”, sottolinea al telefono senza troppa ironia Malalai. “Dopo la mia elezione, le minacce di morte che da due anni ricevo da parte di fondamentalisti e signori della guerra non hanno fatto che aumentare: so che non mi volevano far arrivare viva in parlamento. Ma per fortuna non ci sono riusciti. I miei sostenitori qui a Kabul mi hanno accolta dicendomi di aver ricevuto avvertimenti minacciosi. Finora nella mia città, a Farah, dormivo ogni notte in una casa diversa. Ed è quello che sto facendo anche qui, nella speranza che il governo garantisca a me e agli altri candidati a rischio una sistemazione sicura”.
 
L’incontro con i futuri compagni di lotta. “Appena sono arrivata qui mi sono incontrata con altre parlamentari donne e con parlamentari democratici”, racconta la giovane afgana. “Ci siamo conosciuti e abbiamo parlato della difficile sfida che ci attende nel nostro lavoro all’interno di un parlamento che sarà dominato da una schiacciante maggioranza di uomini che hanno le mani macchiate di sangue, uomini che sono stati responsabili della distruzione del nostro paese, criminali di guerra e fondamentalisti di ogni genere. E altri uomini che indirettamente li sostengono poiché appoggiano il governo Karzai, che continua a collaborare con loro. Noi donne e uomini democratici saremo una minoranza in parlamento, e sarà difficile farci valere se non saremo uniti e solidali tra noi”.
 
Il parlamento, ancora vuotoI propositi di Malalay. “Data questa situazione – spiega l’onorevole Joya – siamo consapevoli che sarà numericamente impossibile che questo parlamento dominato da conservatori approvi le nostre proposte di legge progressiste. Quindi il nostro obiettivo sarà quello fare resistenza contro ogni iniziativa legislativa che riterremo in contrasto con i princìpi democratici e con il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne. Mi sono preparata un bel discorso da fare in parlamento appena mi verrà data la parola: quella parola che due anni fa mi venne tolta con la forza alla Loya Jirga da quegli stessi criminali che oggi, purtroppo, siederanno nella nuova assemblea. Spiegherò che io non mi considero la rappresentante della mia provincia, Farah, ma la rappresentante di tutte quelle donne e di tutti quegli uomini che per anni hanno sofferto, e continuano a farlo, a causa delle guerre e delle ingiustizie provocate dai fondamentalisti che ancora governano il paese. Dirò che la missione, qui a Kabul, è quella di far sentire la voce del mio popolo sofferente e senza voce, far valere i diritti della mia gente senza diritti, soprattutto delle donne, le ultime tra gli ultimi”.
 
Donne afgane“Non vi dimenticate di noi”. “E’ importante che voi italiani, che voi europei, che tutti voi stranieri non vi facciate ingannare”, ammonisce Malalai. “Il fatto che non ci siano più i talebani e che ci siano state queste elezioni è positivo, certo, ma le condizioni di vita del popolo afgano, soprattutto delle donne afgane, sono ancora tremende. Violenze, ingiustizie, povertà, corruzione, violazioni dei diritti civili e dei diritti umani sono ancora una realtà. Il potere è ancora in mano ai signori della guerra e della droga, che parlano di democrazia ma conoscono solo la legge del più forte, la loro. Chi lotta contro il loro strapotere rischia ancora la vita. E in questa lotta abbiamo bisogno, oggi più che mai, del sostegno e della solidarietà di voi stranieri. Non ci abbandonate adesso, perché è adesso che inizia la sfida per costruire un Afghanistan diverso”.
 

Enrico Piovesana

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