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Arrivata a Kabul nonostante le minacce. “Sono arrivata a Kabul da pochi giorni, sana e salva”, sottolinea al telefono
senza troppa ironia Malalai. “Dopo la mia elezione, le minacce di morte che da
due anni ricevo da parte di fondamentalisti e signori della guerra non hanno fatto
che aumentare: so che non mi volevano far arrivare viva in parlamento. Ma per
fortuna non ci sono riusciti. I miei sostenitori qui a Kabul mi hanno accolta
dicendomi di aver ricevuto avvertimenti minacciosi. Finora nella mia città, a
Farah, dormivo ogni notte in una casa diversa. Ed è quello che sto facendo anche
qui, nella speranza che il governo garantisca a me e agli altri candidati a rischio
una sistemazione sicura”.
I propositi di Malalay. “Data questa situazione – spiega l’onorevole Joya – siamo consapevoli che sarà
numericamente impossibile che questo parlamento dominato da conservatori approvi
le nostre proposte di legge progressiste. Quindi il nostro obiettivo sarà quello
fare resistenza contro ogni iniziativa legislativa che riterremo in contrasto
con i princìpi democratici e con il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle
donne. Mi sono preparata un bel discorso da fare in parlamento appena mi verrà
data la parola: quella parola che due anni fa mi venne tolta con la forza alla
Loya Jirga da quegli stessi criminali che oggi, purtroppo, siederanno nella nuova
assemblea. Spiegherò che io non mi considero la rappresentante della mia provincia,
Farah, ma la rappresentante di tutte quelle donne e di tutti quegli uomini che
per anni hanno sofferto, e continuano a farlo, a causa delle guerre e delle ingiustizie
provocate dai fondamentalisti che ancora governano il paese. Dirò che la missione,
qui a Kabul, è quella di far sentire la voce del mio popolo sofferente e senza
voce, far valere i diritti della mia gente senza diritti, soprattutto delle donne,
le ultime tra gli ultimi”.
“Non vi dimenticate di noi”. “E’ importante che voi italiani, che voi europei, che tutti voi stranieri non
vi facciate ingannare”, ammonisce Malalai. “Il fatto che non ci siano più i talebani
e che ci siano state queste elezioni è positivo, certo, ma le condizioni di vita
del popolo afgano, soprattutto delle donne afgane, sono ancora tremende. Violenze,
ingiustizie, povertà, corruzione, violazioni dei diritti civili e dei diritti
umani sono ancora una realtà. Il potere è ancora in mano ai signori della guerra
e della droga, che parlano di democrazia ma conoscono solo la legge del più forte,
la loro. Chi lotta contro il loro strapotere rischia ancora la vita. E in questa
lotta abbiamo bisogno, oggi più che mai, del sostegno e della solidarietà di voi
stranieri. Non ci abbandonate adesso, perché è adesso che inizia la sfida per
costruire un Afghanistan diverso”.Enrico Piovesana