Il governo accetta di iniziare le trattative per lo scambio umanitario. E le Farc?
scritto per noi da
Simone Bruno

Qualunque sia la risposta delle
Farc alla proposta di Francia, Spagna e Svizzera sull'incontro
esplorativo per un possibile e sperato scambio umanitario di prigionieri, il governo
Uribe avrà vinto.
La mossa del presidente è stata
quella di accettare e allo stesso tempo rendere pubblica la trattativa, quando
il buon senso avrebbe suggerito di attendere l’evoluzione degli eventi e la
risposta del gruppo guerrigliero, reprimendo momentaneamente le manie di
protagonismo.
Meglio di niente. La proposta elaborata dalla
Svizzera, su mandato del presidente colombiano, prevede la smilitarizzazione di
un’area di 180 chilometri quadrati intorno al municipio di Pradera, una fascia
rurale conosciuta come “El Retiro”. Una zona molto limitata, se confrontata con
i 785 chilometri quadrati richiesti dal gruppo guerrigliero, ma sempre più
ampia del “neanche un centimetro” che il presidente proponeva pochi mesi fa.
Nell’area adesso opera la VI brigata dell’esercito colombiano che si
ritirerebbe per permettere l’incontro.
Terreno minato. Nel territorio vivono trenta
famiglie le quali, sperando che l’incontro porti qualche risultato, si sono mostrate
ben disposte a permetterlo.
Pradera non è un’area
particolarmente calda del conflitto colombiano, eppure i gruppi armati hanno
una lunga storia di presenza. Prevalentemente vi opera il VI fronte delle Farc,
comandato dal sergente Pascuas. Nell’ultimo periodo questo gruppo guerrigliero
ha vissuto un conflitto interno per il controllo delle truppe nell’area e della
gestione delle entrate economiche, che ha portato alla morte di alcuni
comandanti di media importanza.
In ogni modo, il controllo dei
guerriglieri nell’area non è forte. E’ molto più radicato nei municipi di
Pradera e Florida (la zona dei famosi 785 chilometri quadri), e questo potrebbe
spingere le Farc a rifiutare la proposta proprio per motivi di sicurezza. In
caso di fallimento, infatti, i guerriglieri avrebbero poco tempo per ripiegare
in aree sicure, troppo distanti da “el Retiro”.
In attesa. Ma probabilmente, il fattore che
influenzerà di più la decisione del comando guerrigliero, sarà quello politico.
L’idea
di fare di Uribe il liberatore degli ostaggi poco prima delle elezioni non
esalta nessuno dei comandanti della segreteria delle Farc.
Intanto, 500 guerriglieri, 34
militari, 3 contrattisti nord-americani e 27 politici aspettano che i calcoli
elettorali lascino spazio a un accordo reale.
Si o no? Se le Farc accetteranno, il
presidente Uribe, a pochi mesi dalle elezioni (dove può ricandidarsi grazie ad
un cambio di regole a metà partita) avrà fatto sedere intorno
a
un tavolo i guerriglieri, mostrando al Paese quanto sia interessato
alla liberazione dei prigionieri politici. Anche se la sua prima
campagna elettorale era incentrata su una politica di risoluzione armata del conflitto,
ispirata dall’esasperazione dei colombiani dopo 3 anni di infruttifere
negoziazioni portate avanti dal governo
del suo predecessore, Andrés Pastrana.
E se le Farc diranno di no? Ancora
meglio per lui: sarebbero loro a prendersi, di fronte all’opinione pubblica, la
responsabilità di un fallimento delle trattative. Risparmiando al presidente
la
foto dell’abbraccio con la liberata
Ingrid Betancourt (da quasi 4 anni nelle
mani dei guerriglieri) che, sequestrata proprio durante la campagna elettorale
per le presidenziali vinte poi da Uribe, sarebbe una bella spina nel fianco del
presidente.
Tutto, dunque, lascia credere che
il piano sia proprio quello di spingere le Farc a dire no.
Campagna elettorale. Il presidente Uribe si è reso
famoso a livello mondiale durante il suo mandato per aver condotto un
processo di pace con i paramilitari delle Autodifese unite colombiane (Auc), che
sta portando allo smantellamento di questi sanguinari gruppi di estrema destra
in cambio di pene praticamente nulle. Tale processo, si è appreso pochi mesi
fa, fu iniziato dall’ex presidente Pastrana che nel suo ultimo libro svela i
suoi incontri con Grabriel Garcia Marquez e Felipe Gonzales (ex presidente
spagnolo e leader della opposizione contro il governo Aznar) i quali si vedevano
in
segreto con l’alto comando delle Auc per preparare la strada a un futuro
dialogo di pace. Un segreto ben protetto per non influenzare i già difficili negoziati
che il
suo governo stava portando avanti con le Farc. E oggi, Uribe, impegnato in
negoziati con le Auc, va tranquillamente in tv a svelare accordi ancora in fase
embrionale con le Farc. Come non pensare che in tutto ciò ci sia il malvagio
effetto della riforma costituzionale che permette la rieleggibilità?