19/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo accetta di iniziare le trattative per lo scambio umanitario. E le Farc?
scritto per noi da 
Simone Bruno 
 
Forze armate rivoluzionarieQualunque sia la risposta delle Farc alla proposta di Francia, Spagna e Svizzera sull'incontro esplorativo per un possibile e sperato scambio umanitario di prigionieri, il governo Uribe avrà vinto.
La mossa del presidente è stata quella di accettare e allo stesso tempo rendere pubblica la trattativa, quando il buon senso avrebbe suggerito di attendere l’evoluzione degli eventi e la risposta del gruppo guerrigliero, reprimendo momentaneamente le manie di protagonismo.
 
Meglio di niente. La proposta elaborata dalla Svizzera, su mandato del presidente colombiano, prevede la smilitarizzazione di un’area di 180 chilometri quadrati intorno al municipio di Pradera, una fascia rurale conosciuta come “El Retiro”. Una zona molto limitata, se confrontata con i 785 chilometri quadrati richiesti dal gruppo guerrigliero, ma sempre più ampia del “neanche un centimetro” che il presidente proponeva pochi mesi fa. Nell’area adesso opera la VI brigata dell’esercito colombiano che si ritirerebbe per permettere l’incontro.
 
Bambina di St.Ander de Quilichao, CaliTerreno minato. Nel territorio vivono trenta famiglie le quali, sperando che l’incontro porti qualche risultato, si sono mostrate ben disposte a permetterlo.
Pradera non è un’area particolarmente calda del conflitto colombiano, eppure i gruppi armati hanno una lunga storia di presenza. Prevalentemente vi opera il VI fronte delle Farc, comandato dal sergente Pascuas. Nell’ultimo periodo questo gruppo guerrigliero ha vissuto un conflitto interno per il controllo delle truppe nell’area e della gestione delle entrate economiche, che ha portato alla morte di alcuni comandanti di media importanza.
In ogni modo, il controllo dei guerriglieri nell’area non è forte. E’ molto più radicato nei municipi di Pradera e Florida (la zona dei famosi 785 chilometri quadri), e questo potrebbe spingere le Farc a rifiutare la proposta proprio per motivi di sicurezza. In caso di fallimento, infatti, i guerriglieri avrebbero poco tempo per ripiegare in aree sicure, troppo distanti da “el Retiro”.
 
In attesa. Ma probabilmente, il fattore che influenzerà di più la decisione del comando guerrigliero, sarà quello politico. L’idea di fare di Uribe il liberatore degli ostaggi poco prima delle elezioni non esalta nessuno dei comandanti della segreteria delle Farc.
Intanto, 500 guerriglieri, 34 militari, 3 contrattisti nord-americani e 27 politici aspettano che i calcoli elettorali lascino spazio a un accordo reale.
 
Si o no? Se le Farc accetteranno, il presidente Uribe, a pochi mesi dalle elezioni (dove può ricandidarsi grazie ad un cambio di regole a metà partita) avrà fatto sedere intorno a un tavolo i guerriglieri, mostrando al Paese quanto sia interessato alla liberazione dei prigionieri politici. Anche se la sua prima campagna elettorale era incentrata su una politica di risoluzione armata del conflitto, ispirata dall’esasperazione dei colombiani dopo 3 anni di infruttifere negoziazioni portate avanti dal governo del suo predecessore, Andrés Pastrana.
E se le Farc diranno di no? Ancora meglio per lui: sarebbero loro a prendersi, di fronte all’opinione pubblica, la responsabilità di un fallimento delle trattative. Risparmiando al presidente la foto dell’abbraccio con la liberata Ingrid Betancourt (da quasi 4 anni nelle mani dei guerriglieri) che, sequestrata proprio durante la campagna elettorale per le presidenziali vinte poi da Uribe, sarebbe una bella spina nel fianco del presidente.
Tutto, dunque, lascia credere che il piano sia proprio quello di spingere le Farc a dire no.
 
Alvaro UribeCampagna elettorale. Il presidente Uribe si è reso famoso a livello mondiale durante il suo mandato per aver condotto un processo di pace con i paramilitari delle Autodifese unite colombiane (Auc), che sta portando allo smantellamento di questi sanguinari gruppi di estrema destra in cambio di pene praticamente nulle. Tale processo, si è appreso pochi mesi fa, fu iniziato dall’ex presidente Pastrana che nel suo ultimo libro svela i suoi incontri con Grabriel Garcia Marquez e Felipe Gonzales (ex presidente spagnolo e leader della opposizione contro il governo Aznar) i quali si vedevano in segreto con l’alto comando delle Auc per preparare la strada a un futuro dialogo di pace. Un segreto ben protetto per non influenzare i già difficili negoziati che il suo governo stava portando avanti con le Farc. E oggi, Uribe, impegnato in negoziati con le Auc, va tranquillamente in tv a svelare accordi ancora in fase embrionale con le Farc. Come non pensare che in tutto ciò ci sia il malvagio effetto della riforma costituzionale che permette la rieleggibilità?
 
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Colombia
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