17/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Domenica in Congo si vota per la nuova Costituzione. Incerto l'esito
Congolesi in festaIl gran giorno sta arrivando: domenica 24 milioni di Congolesi saranno chiamati alle urne per decidere se approvare o meno la nuova Costituzione uscita dalla fase di transizione, e per dare il via a un processo democratico che nel Paese manca da 40 anni. L’aspettativa è altissima, e va ben oltre il mero voto di approvazione o meno della Carta. Dopo quattro decenni, i Congolesi possono tornare a essere artefici del proprio destino.
 
Esito incerto. L’esito del voto di domenica non è scontato. Ovvio l’appello al “sì” da parte del presidente Joseph Kabila, che ha messo in guardia su un rifiuto della Carta che sarebbe “catastrofico” per il processo di pace. Appello raccolto anche da buona parte della comunità evangelica, mentre il mondo cattolico si è spaccato tra alcune associazioni laiche, che parteggiano per il “no”, e le gerarchie ecclesiastiche che hanno dato agli elettori libertà di coscienza.  Numerosi partiti di opposizione, tra cui l'Union pour la démocratie et le progrès social (Upds) di Etienne Tshisekedi, puntano invece a boicottare il referendum per i motivi più disparati: assenza di un vero processo democratico e mancata partecipazione alla fase di transizione sono le ragioni principali. Anche se il problema maggiore risulta essere la scarsa “pubblicità” data al progetto costituzionale: solo 500 mila opuscoli conoscitivi sono stati stampati, e se si considera che il 30 percento della popolazione adulta è analfabeta si capisce come il progetto abbia avuto scarsa diffusione.
 
La Monuc è presente nel paese con 16 mila caschi bluAl di là del voto. Qualunque sia l’esito del referendum, l’appuntamento va ben al di là del semplice voto. Dopo 40 anni di dittatura e guerre i Congolesi possono tornare a essere artefici del proprio destino, una sensazione che traspare attraverso i mezzi di informazione locali. Quello di domenica potrebbe essere il primo di una serie di appuntamenti che, in caso di vittoria del “sì”, porterebbero alle elezioni locali, parlamentari e presidenziali di giugno 2006. Se invece vincesse il “no” si aprirebbero scenari preoccupanti per il futuro, visto che i vari soggetti politici dovrebbero riscrivere una nuova bozza di Costituzione e rivedere gli equilibri di potere nelle attuali istituzioni. E visto che il processo di transizione è stato già prolungato di un anno, un altro ritardo metterebbe in forse il processo di pace. Come è stato sottolineato dai leader della comunità islamica locale, una vittoria del “no”, al di là della bontà o meno della bozza costituzionale, sarebbe molto pericolosa.
 
La guerra in Congo ha provocato più di 3 milioni e mezzo di vittimeVoto al governo. Un’altra possibilità è che il voto divenga un giudizio politico sull’operato delle istituzioni di transizione. La maggioranza dei Congolesi è largamente scontenta di come gli attuali protagonisti stiano gestendo il Paese: non ci si poteva aspettare di più da un governo che riunisce un coacervo di fedelissimi di Kabila, ex-ribelli alleati di Ruanda e Uganda e membri della società civile. Personalità mai integratesi per dar vita a un processo politico serio, e le cui rivalità personali risalenti alla guerra hanno condizionato le scelte più importanti. E sono in molti a sostenere che gli attuali leader, coscienti di non avere una base elettorale, abbiano deciso di ritardare di un anno la transizione per prolungare la loro effimera stagione politica. Paradossalmente però un voto di sfiducia alla Costituzione e al loro operato si risolverebbe in un prolungamento delle cariche, opzione non augurabile per un Paese che ha disperatamente bisogno di uomini competenti per cominciare il lungo percorso di ricostruzione. A questo proposito la comunità internazionale è pronta a sostenere parte delle spese: il referendum costerà 37 milioni di dollari, mentre la Banca Mondiale ne ha stanziati altri 125 per un programma di sviluppo agricolo. Gocce nel mare per il gigante dai piedi d’argilla congolese, che da domenica proverà a camminare con le proprie gambe. 

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità