Lunghe code nei seggi e fuori, gente in fila per ore, con le tessere elettorali
in mano, lungo le strade sgombre da veicoli. La voglia di stabilità e il desiderio
che l’occupazione finisca presto hanno prevalso sul timore di attacchi. Così ieri
gli iracheni sono accorsi in massa a votare per il Parlamento nazionale, anche
nelle province sunnite.

Il voto. Oltre 15 milioni di iracheni erano attesi ai 6mila seggi sparsi nelle 18 province
del Paese. Nonostante il pericolo e le lunghe camminate che molti hanno dovuto
affrontare per via del blocco del traffico, pare che l’affluenza alle urne sia
stata alta, superiore al 70 percento. É un dato che molti, per primo il presidente
Bush, sperano sia segno che i nazionalisti sunniti, responsabili del boicottaggio
nelle precedenti consultazioni, stanno abbracciando il processo democratico, isolando
così la parte più dura della ribellione armata nel Paese: i gruppi ex baathisti
e quelli legati alla galassia di al Qaida. Molti seggi sono rimasti aperti un
ora più del previsto per smaltire le code: a Tikrit, città natale di Saddam, i
votanti sono stati oltre l’80 percento, tre quarti dei 200 seggi allestiti nella
provincia sunnita di al Anbar sono rimasti aperti, e a Falluja c’è stata addirittura
scarsità di schede elettorali. Le scorse elezioni per il governo ad interim, il
30 gennaio, furono insanguinate dagli attacchi suicidi. Anche in questa consultazione
le misure di sicurezza sono state imponenti: i confini sono stati chiusi e per
tre giorni la circolazione dei veicoli bloccata in diverse aree. La presenza militare
è stata massiccia, 150 mila ufficiali della polizia irachena hanno pattugliato
le strade, sostenuti da 160 mila soldati americani, un po’ defilati ma pronti
a intervenire. L’Unione Europea e la Lega Araba non hanno risposto alla richiesta
del governo iracheno di avere osservatori internazionali, ma c’erano comunque
1500 volontari iracheni e una squadra delle Nazioni Unite per aiutare nelle operazioni
di conteggio informatico. Per evitare brogli, gli osservatori iracheni sono stati
scambiati di zona: quelli del nord mandati a sud e viceversa.
Qualcosa è cambiato. Da gennaio ad oggi qualcosa è cambiato: a Falluja i leader spirituali sunniti
hanno deciso di non ripetere il boicottaggio, diversi ex membri del partito Baath
hanno invitato i sunniti a votare, offrendo protezione ai seggi della zona di
al Anbar, e hanno intimato i miliziani di al Qaeda di non attaccare i votanti.
Il consiglio degli Ulema ha annunciato che boicotterà le elezioni perché si tengono
sotto occupazione, ma ha aggiunto che rispetterà il desiderio di votare della
gente. Giorni fa, dalla rete, è sbucato anche il comunicato di un gruppo, l’Islamic
Army of Iraq, che invitava i combattenti a non attaccare i seggi per “risparmiare
il sangue della gente”. Il messaggio è stato rintracciato da Site, un’organizzazione
di Washington per il controllo dei siti islamici. Già in occasione del referendum
sulla costituzione, gli Usa sostennero di aver intercettato una lettera indirizzata
ad al Zarqawi, in cui i vertici di al Qaeda lo invitavano a moderare la violenza
contro i civili iracheni.
I sunniti questa volta hanno votato perché temono un nuovo governo a maggioranza
sciita, come quello in carica che ha assunto, soprattutto nelle forze di polizia,
altri sciiti. Ma lo hanno fatto anche per cambiare la costituzione che ora concede,
a loro avviso, troppo controllo sulle risorse petrolifere del Paese a sciiti e
curdi. Anche sul fronte sciita qualcosa è cambiato: Moqtada Sadr questa volta
partecipa apertamente per lo Sciri, ma non potrà contare sull’appoggio dell’influente
ayatollah Ali Sistani, il quale si è sganciato dalla linea filo-iraniana dei partiti
sciiti che aveva sostenuto a gennaio, non indicando preferenze.

Minacce e brogli. A Musul, decine di curdi hanno minacciato di dar fuoco ai seggi elettorali se
non fosse stato consentito loro di votare, mentre a Kirkuk si è riproposto un
problema già visto a gennaio. Nella città, contesa tra curdi e turcomanni, si
sono registrati per votare 200 mila curdi, gran parte dei quali giunti apposta
da altre zone per riconquistare la maggioranza in città, anche se i curdi che
possono rivendicare il diritto al ritorno a Kirkuk sono solo 60 mila. Nei giorni
scorsi a Ramadi è stato ucciso Mizhar al Dulaimi, un candidato sunnita vicino
alla resistenza. Oltre a lui, nelle scorse due settimane sono stati uccisi anche
11 esponenti del partito di Allawi, e martedì scorso anche 2 esponenti del l’Unione
Islamica del Kurdistan. Il quotidiano Azzaman ha anche riportato la notizia di
un tentato colpo di stato, sventato, che sarebbe stato nei piani di 13 comandanti
curdi. Due giorni fa, nella città di Badra, al confine con l’Iran, la polizia
ha sequestrato un autocarro che trasportava in località ignote dell’Iraq migliaia
di schede elettorali pre-compilate, un tentativo di broglio che non è naufragato
del tutto, visto che l’autista del mezzo, interrogato, ha confermato il passaggio
per quel confine di altri tre camion col medesimo carico.
Candidature. I tre principali candidati in lizza sono Iyad Allawi, sostenitore di un Iraq
secolare, Ahmed Chalabi, nemico giurato del Baath, e Adil Abdel Mahdi, per un
Iraq ligio all’islam sciita. Nelle città sciite come Najaf, ci si aspetta che
la maggior parte dei voti vada alla lista dell’Alleanza Sciita Islamica, che promette
un governo religioso vicino all’Iran e nemico giurato del partito Baath. Ma rispetto
al passato, sembra che l’Iraqi National Accord, il partito del candidato filoamericano
Iyad Allawi, stia raccogliendo numerose preferenze tra sunniti, curdi e sciiti
laici. La sua linea è quella di proporre uno stato secolare che, nelle parole
di Allawi: “possa rappresentare tutte le principali comunità del Paese ed essere
un governo di Salvezza nazionale” dalla minaccia della guerra civile. Allawi,
ex membro del Baath, si pone oggi come garanzia di de-baathificazione e gode del
sostegno degli Usa grazie ai cui mezzi ha potuto organizzare una campagna mediatica
senza pari tra i concorrenti. Se avrà avuto successo, lo si saprà tra due settimane,
quando verranno comunicati i risultati ufficiali.