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Dalla guerra al terrorismo alla guerra ad hamburger e spinelli. Proprio mentre
il suo ministro della Difesa annuncia un piano per espandere le forze armate in
vista delle nuove esigenze di sicurezza, l’Australia scopre che il suo esercito
rischia di assottigliarsi nel prossimo futuro perché le papabili reclute sono
sempre più grasse e drogate. L’allarme è stato lanciato dal piano interno di reclutamento
dell’Australian Defence Force (Adf): se le statistiche sull’obesità e sul crescente consumo di droghe leggere
tra gli adolescenti continueranno allo stesso ritmo di oggi, le forze armate australiane
– attualmente composte di 52mila uomini – si ridurranno a 48.500 nel giro di cinque
anni. E le 55mila unità vagheggiate dal ministro Robert Hill rimarranno un sogno.
I dati. “L’alta incidenza di droghe tra i giovani limita in modo severo il bacino di
candidati recrutabili”, avverte il rapporto dell’Adf, “e ci si aspetta che il
problema dell’obesità peggiori nel tempo secondo le tendenze viste all’opera anche
in altri Paesi sviluppati”. Per l’esercito di Canberra, che già l’anno scorso
ha mancato di mille unità i suoi obiettivi di reclutamento, le statistiche relative
all’Australia non sono confortanti: il tasso di obesità di bambini, nota lo stesso
rapporto, “è tra i più alti dei Paesi sviluppati”: un bambino su quattro è sovrappeso
od obeso. Quarant’anni fa lo era solo uno su venti. Per non parlare dei maggiorenni:
si calcola che due terzi dei maschi australiani abbiano problemi più o meno seri
di peso. Quanto alle droghe, secondo un recente studio il 50 per cento dei quindicenni
australiani fuma marijuana almeno una volta al mese.
Standard più bassi? La probabilità che i giovani preferiscano farsi le canne piuttosto che fare
la guerra non è sottovalutata dall’Adf, che sta pensando di ammorbidire gli standard
di reclutamento. A meno che non ci sia un grande cambiamento nel modo in cui le
forze armate trattano i loro giovani, raggiungere gli obiettivi di reclutamento
sarà una lotta”, ha detto Robert McClelland, un portavoce dell’Adf. Che ha anche
auspicato l’adozione di politiche coordinate da parte del governo, con incentivi
alle scuole affinché diano più spazio all’educazione fisica e insegnino le regole
della buona alimentazione e di una vita sana. “Ciò migliorerebbe la salute della
popolazione in generale, ma l’effetto si farebbe sentire anche sul numero di reclute”,
dice McClelland. Al momento, una potenziale recluta su 12 non supera i test fisici
e psicologici d’ingresso.
Le missioni. Le forze armate australiane non sono le uniche ad avere problemi di questo genere.
Recentemente anche i medici dell’esercito statunitense, anch’esso in crisi per
quanto riguarda gli obiettivi di reclutamento, hanno lanciato allarmi simili. Il problema in più, per l’esercito di Canberra, è che in questo momento
è impegnato su vari fronti: tra le missioni più importanti ci sono quella di mantenimento
della pace a Timor Est e quella in Indonesia per la ricostruzione post-tsunami.
Per non parlare del contributo dato all’invasione dell’Iraq: il contingente australiano
è sceso da 2.000 a 800 uomini, ma rimane pur sempre l’ottavo per grandezza nel
Paese mediorientale. E come insegna Tonga, minuscolo Paese dell’Oceania con una
popolazione al 60 per cento obesa che nel 2004 ha mandato comunque 45 soldati
in Iraq, quando c’è da allargare la “coalizione dei volenterosi” gli Usa, sul
peso, non fanno gli schizzinosi.
Alessandro Ursic