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La notizia era nell’aria da
tempo, ma è stata ufficializzata solo ieri pomeriggio. Dopo le insistenti
pressioni del governo eritreo, che negli ultimi mesi ha creato non poche
difficoltà alla Unmee (la missione Onu al confine tra Eritrea e Etiopia), il
Consiglio di Sicurezza ha deciso di “riallocare temporaneamente” il personale
occidentale della missione a Addis Abeba. Nel gioco delle parti l’Eritrea
continua a alzare il tiro e a fare pressione perché la questione del confine
venga risolta al più presto. Mentre non cessano le voci di movimenti di truppe
alla frontiera tra i due stati.
Alta tensione. Sembrava che le recenti aperture dell’Etiopia, le
cui autorità si erano dette disposte a ritirare dal confine le migliaia di
truppe ammassate nelle ultime settimane, potessero far rientrare l’allarme.
L’Eritrea però stavolta sembra decisa a fare più pressione possibile perché la
questione del confine, in bilico da ormai 5 anni, venga risolta in tempi brevi.
Asmara ha lanciato una sorta di ultimatum all’Unmee, che si è vista costretta
a
ritirare il personale occidentale nonostante i 3.700 caschi blu rimangano
operativi sul territorio. A essere spostate a Addis Abeba sono state 180
persone dello staff civile e militare. PeaceReporter
ha contattato l’ambasciatore eritreo a Roma per chiarimenti: “La vera
responsabile dell’attuale situazione è l’Etiopia, che dal 2002 rifiuta le
conclusioni della Commissione incaricata di tracciare il confine. E’ l’Etiopia
che viola la legge internazionale senza che l’Onu faccia nulla, e questo è
l’unico modo che abbiamo per premere affinché si trovi una soluzione”.
L’ambasciatore si è invece rifiutato di chiarire perché le autorità eritree
abbiano chiesto solo la partenza del personale occidentale. L’ufficio stampa
della Unmee a Asmara, contattato da PeaceReporter,
ha confermato di non aver ricevuto alcuna motivazione ufficiale a riguardo.
Possibili risvolti. Mentre non si hanno ancora commenti da parte
etiope, il Consiglio di Sicurezza ha ieri fermamente condannato la mossa di
Asmara, definita “inaccettabile” anche per le precedenti restrizioni di
movimento alle truppe e agli aerei dell’Unmee. Il Consiglio ha poi ammonito che
“la decisione del governo eritreo potrebbe avere implicazioni sul futuro della
missione, la cui capacità di azione è stata drasticamente ridotta”. Secondo
l’ambasciatore eritreo comunque Asmara non ha al momento intenzione di chiedere
il ritiro dell’Unmee: “In questi anni abbiamo sempre collaborato con i
contingenti militari giordani, indiani e keniani della missione, e continueremo
a farlo. E a aspettare che la comunità internazionale faccia qualcosa per
risolvere la questione del confine.”
Guerra o
pace? Fonti diplomatiche hanno riferito a PeaceReporter che la situazione nella
capitale Asmara è assolutamente tranquilla e non ci sono segni di nervosismo né
tra la popolazione né tra le forze dell’ordine. Difficile comunque che la mossa eritrea possa sbloccare la situazione.
L’Etiopia non sembra intenzionata a cambiare la sua tattica di “tira-e-molla”,
soprattutto ora che il colpo di mano di Asmara ha deteriorato i rapporti con la
comunità internazionale. Pur avendo ragione nel merito della questione del
confine quindi le autorità eritree rischiano di non poter sfruttare questo
vantaggio. A meno che non decidano di forzare ulteriormente la mano. Ma con
migliaia di truppe ammassate al confine, da una parte e dall’altra, sarebbe
certamente la decisione meno saggia. Matteo Fagotto