Foto e testo
di Roberto Ferrario

E’ il 30 aprile 1975, e dopo anni di una guerra lunga che ha provocato un numero
impressionante di morti, i carri armati dell'esercito nord-vietnamita sfondano
i cancelli del Palazzo dell’Indipendenza a Saigon, riunendo il Vietnam sotto un'unica
bandiera rossa con una stella gialla al centro. Sono passati trent'anni da quel
giorno, tante cose sono cambiate, ma altrettanti sono i segni che anche il tempo
fatica a cancellare, segni di una guerra drammatica e senza senso.
L'estate scorsa ho visitato il Vietnam. Ho attraversato quella strana “virgola”
che sembra chiudere ed arginare un gruppo di Paesi, quasi a volerli proteggere,
come un muro, da qualcosa che è stato e che più non sarà, ma che comunque vivrà
sempre nei ricordi, negli animi e, soprattutto, negli sguardi di un popolo ancora
capace di manifestare una dignità che lascia in colui che vi entra in contatto
un strano ma emblematico senso di gioia mista a malinconia.
Ho viaggiato in treno, in pullman, in motocicletta e in barca, ed ho capito che
il Vietnam è stato ed è un po’ questo: il luogo della grande battaglia, ma soprattutto
il luogo della sua conclusione, e per questo motivo conserva e raccoglie la nostalgia,
l’orgoglio, l’infinita vitalità, ma soprattutto le innumerevoli contraddizioni
che il “teatro della guerra” porta sempre con sé.
Ho scoperto che oggi è il luogo in cui gli americani sono tornati, ma sotto altre
vesti. Non “risiedono” più all’Hotel Hanoi (soprannome dato dagli americani alla
prigione di Hanoi durante la guerra), ma gestiscono alberghi, café e ristoranti
sulle spiagge di Nha Trang, nel centro storico di Hanoi o nel cuore della commerciale
Saigon.
Ho scoperto che accanto al sorriso di uomini e donne, c’è chi è troppo vecchio
per dimenticare e lascia così trasparire in volto la malinconia dei ricordi, la
nostalgia del paradiso perduto più di trent’anni fa. E ancora c’è chi per la giovane
età riesce a portare con disinvoltura un bandana a stelle e strisce sul volto,
per proteggersi dallo smog cittadino.
Ho scoperto l’importanza dell’acqua per questo Paese, di quanto questo elemento
abbia aiutato ed aiuti il Vietnam a continuare a vivere e a lottare, circondando
tutto e permeando di sé non solo la terra ma anche gli animi dei vietnamiti, rinfrancandoli,
contribuendo con la sua presenza ad ovattare l’atmosfera durante le lunghe battaglie
che per anni hanno devastato il Paese. L’acqua in Vietnam è tutto, è ovunque,
è lo specchio dell’anima docile e mite di un popolo, è il simbolo del suo nutrimento
(il riso) e della sua salvezza: è la magia della vita!
E la magia della vita traspare in ogni angolo di questo Paese, soprattutto negli
infiniti sorrisi che il popolo vietnamita sa regalare e induce naturalmente a
ricambiare. E proprio dal desiderio di ricambiare questo preziosissimo dono è
nata l’idea di questo lavoro fotografico.