31/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Viaggio nel paese asiatico a trent'anni dalla fine della guerra
Foto e testo
di Roberto Ferrario 
 
Al lavoro in una salina. Foto di Roberto FerrarioE’ il 30 aprile 1975, e dopo anni di una guerra lunga che ha provocato un numero impressionante di morti, i carri armati dell'esercito nord-vietnamita sfondano i cancelli del Palazzo dell’Indipendenza a Saigon, riunendo il Vietnam sotto un'unica bandiera rossa con una stella gialla al centro. Sono passati trent'anni da quel giorno, tante cose sono cambiate, ma altrettanti sono i segni che anche il tempo fatica a cancellare, segni di una guerra drammatica e senza senso.
 
L'estate scorsa ho visitato il Vietnam. Ho attraversato quella strana “virgola” che sembra chiudere ed arginare un gruppo di Paesi, quasi a volerli proteggere, come un muro, da qualcosa che è stato e che più non sarà, ma che comunque vivrà sempre nei ricordi, negli animi e, soprattutto, negli sguardi di un popolo ancora capace di manifestare una dignità che lascia in colui che vi entra in contatto un strano ma emblematico senso di gioia mista a malinconia.
Ho viaggiato in treno, in pullman, in motocicletta e in barca, ed ho capito che il Vietnam è stato ed è un po’ questo: il luogo della grande battaglia, ma soprattutto il luogo della sua conclusione, e per questo motivo conserva e raccoglie la nostalgia, l’orgoglio, l’infinita vitalità, ma soprattutto le innumerevoli contraddizioni che il “teatro della guerra” porta sempre con sé.
 
Ho scoperto che oggi è il luogo in cui gli americani sono tornati, ma sotto altre vesti. Non “risiedono” più all’Hotel Hanoi (soprannome dato dagli americani alla prigione di Hanoi durante la guerra), ma gestiscono alberghi, café e ristoranti sulle spiagge di Nha Trang, nel centro storico di Hanoi o nel cuore della commerciale Saigon.
Ho scoperto che accanto al sorriso di uomini e donne, c’è chi è troppo vecchio per dimenticare e lascia così trasparire in volto la malinconia dei ricordi, la nostalgia del paradiso perduto più di trent’anni fa. E ancora c’è chi per la giovane età riesce a portare con disinvoltura un bandana a stelle e strisce sul volto, per proteggersi dallo smog cittadino.
 
Ho scoperto l’importanza dell’acqua per questo Paese, di quanto questo elemento abbia aiutato ed aiuti il Vietnam a continuare a vivere e a lottare,  circondando tutto e permeando di sé non solo la terra ma anche gli animi dei vietnamiti, rinfrancandoli, contribuendo con la sua presenza ad ovattare l’atmosfera durante le lunghe battaglie che per anni hanno devastato il Paese. L’acqua in Vietnam è tutto, è ovunque, è lo specchio dell’anima docile e mite di un popolo, è il simbolo del suo nutrimento (il riso) e della sua salvezza: è la magia della vita!
E la magia della vita traspare in ogni angolo di questo Paese, soprattutto negli infiniti sorrisi che il popolo vietnamita sa regalare e induce naturalmente a ricambiare. E proprio dal desiderio di ricambiare questo preziosissimo dono è nata l’idea di questo lavoro fotografico.
 
La photogallery 

 
Categoria: Pace
Luogo: Vietnam