14/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Trovata una fossa comune in Marocco. Riemergono i crimini degli anni Ottanta
Domenica 11 dicembre, alle porte di Casablanca in Marocco, le ruspe hanno portato alla luce una fossa comune contenente i resti di 100 cadaveri. Sono le vittime della brutale repressione della polizia marocchina ai danni dei manifestanti che, il 20 giugno 1981, erano scesi in piazza per protestare contro l’aumento del prezzo del pane. Il ritrovamento potrebbe dare un impulso decisivo alle indagini sui crimini commessi dalle forze dell’ordine in Marocco.
 
una bidonville di casablancaCasablanca, mai doma. Quella mattina di giugno di 24 anni fa, migliaia di abitanti di questa città che si affaccia sull’oceano Atlantico, famosa in tutto il mondo per l’indimenticabile film di Michael Curtiz con Humprey Bogart e Ingrid Bergman, scesero in piazza con cartelli e striscioni. Il mitico film non racconta infatti la Casablanca più profonda: quella delle bidonville, i quartieri ghetto. Una non-città dove arrivavano, con il loro misero bagaglio, gli esuli della migrazione interna che, in cerca di un lavoro, in pratica si accampavano alle porte di varie città, e di Casablanca in particolare. In Marocco, dove tra la popolazione ci sono sacche di estrema povertà, non esiste un posto dove la disperazione è tangibile come alla periferia di Casablanca. Quel giorno la rabbia era esplosa per il rincaro del prezzo del pane, che praticamente condannava a morte centinaia di persone. Gli anni Ottanta, a causa della grave crisi economica generata dall’indebitamento dello Stato, furono uno dei periodi più duri per i disperati delle karyan, le bidonville di Casablanca. La polizia però reagì con una violenza inaudita: gli agenti e i corpi speciali dell’esercito fecero irruzione nella karyan di Ben M’sik, considerata il focolaio più pericoloso della rivolta, e circa mille manifestanti vennero uccisi. Ma il numero preciso dei morti non è mai stato calcolato per due motivi: la mancanza di un censimento credibile e le fosse comuni. Tutti sapevano che queste ultime c’erano, ma questo ritrovamento segna un momento decisivo nella ricostruzione dei crimini commessi durante il regno di Hassan II, deceduto nel 1999.
 
il defunto re del marocco hassan IIUn regno sanguinoso. Hassan II amava dare di sé un’immagine granitica. Per sostenere questa politica del ‘pugno di ferro’ non ha esitato a macchiarsi di crimini contro l’umanità per i quali non è mai stato perseguito da vivo. Tutte le principali organizzazioni non governative del mondo che si battono per il rispetto dei diritti umani hanno denunciato centinaia di misfatti di questo capo di Stato che, nelle sedi diplomatiche di tutto il mondo, veniva trattato con i guanti bianchi come un baluardo della lotta al fondamentalismo islamico in nord Africa. Quando Hassan II è morto ha lasciato il trono al figlio Mohammed VI. Un monarca giovane che, dal primo giorno, ha tentato una strada diversa da quella del padre. Almeno sulla carta. Nel 2004, Mohammed VI ha nominato la Commissione per la Riconciliazione e l’Equità, che ha l’incarico d’indagare sui crimini contro l’umanità commessi nel passato. Il mandato della Commissione, per ovvii motivi, non suona come un atto d’accusa contro il padre, ma ammette l’esistenza di abusi da parte delle forze dell’ordine. Fino a oggi la Commissione non ha dato alcuna risposta concreta sulle repressioni che hanno riguardato i militanti dei partiti islamici, gli oppositori politici e la popolazione saharawi, che vive sotto occupazione da parte delle truppe di Rabat dalla metà degli anni Settanta. La Commissione lavora, ma le violazioni dei diritti umani continuano oggi come allora. E anche le bidonville di Casablanca non sono cambiate. La situazione non è cambiata dal 1981. Il Marocco si è trovato ancora una volta a doversi confrontare con una karyan il 16 maggio 2003. In una serie di attentati suicidi a Casablanca persero la vita 45 persone, compresi 14 attentatori suicidi. Tutti i kamikaze venivano dalla bidonville di Sidi Moumen, alle porte della città, che oggi molti visitano soprattutto per ammirare la terza moschea più grande del mondo. Costruita sull’oceano e costata milioni di dollari che, secondo molti marocchini, avrebbero dovuto essere utilizzati per lo sviluppo delle bidonville della città. La moschea è dedicata al suo costruttore, il re Hassan II. 

Christian Elia

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità