15/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Foto shock provano le torture sugli islamici detenuti nelle carceri di Nalchik
 
Sparatoria a Nalchik, 13 ottobreSono passati due mesi da quando, il 13 ottobre, centinaia di giovani militanti islamici della repubblica russa della Cabardino-Balcaria ne hanno assaltato la capitale Nalchik, scontrandosi con le forze speciali dell’armata russa. Quel giorno di guerra in uno dei pochi angoli del Caucaso che erano ancora considerati immuni dal ‘contagio ceceno’, si è concluso con la morte di 139 persone: una novantina di militanti e una cinquantina di civili. Più un numero imprecisato di soldati russi.
In questi due mesi il regime del presidente Arsen Kanokov – nominato direttamente da Putin poco prima dell’attacco di ottobre – ha scatenato una violenta repressione contro la comunità islamica locale, compiendo arresti di massa e torturando i detenuti per estorcere false confessioni. Gli avvocati difensori che hanno denunciato questa situazione, documentandola con le foto dei loro malconci assistiti, sono stati rimossi dal loro incarico e tacciati come ‘diffamatori’ dalle autorità.
 
Rasul Kudayev prima e dopo l'arrestoDa Guantanamo alle prigioni russe. Aleksandra Zernova era l’avvocato difensore di Rasul Kudayev, uno dei tanti giovani di Nalchik arrestato con l’accusa di aver preso parte all’attacco del 13 ottobre. Ma a differenza degli altri, Rasul ha una storia molto particolare, dato che è uno degli otto ex prigionieri russi di Guantanamo, catturato in Afghanistan dagli americani e rilasciato nel maggio 2004 perché considerato innocente. Nonostante questo, una volta tornato in patria Rasul ha avuto vita dura. E’ stato rinchiuso per mesi nel carcere di Pyatigorsk, nella Russia meridionale, e quando ne è uscito la Procura Generale Russa gli ha promesso che si sarebbero rivisti presto. E così è stato. Rasul è stato perseguitato dalla polizia, che più di una volta lo ha arrestato senza motivo. Suo fratello Arsen ricorda che una sera agenti con passamontagna lo hanno preso, lo hanno pestato davanti a casa e poi lo hanno caricato a bordo di un’auto senza targa. L’ultimo arresto è avvenuto il 23 ottobre, dieci giorni dopo l’attacco di Nalchik. Nel tentativo di farlo confessare di essere uno degli organizzatori dell’assalto, la polizia lo ha picchiato e torturato senza pietà, rompendogli una gamba e sfigurandogli il volto. Quando il suo avvocato, la Zernova, lo ha rivisto, non riusciva nemmeno a riconoscerlo. Lo ha fotografato: il confronto con il suo volto normale è impressionante.
 
Sasikov, 26 anniLe foto degli orrori. “La madre di Rasul – racconta Aleksandra Zernova – era preoccupata per la salute del figlio in carcere. Quando ha chiesto sue notizie, il dottore della prigione le ha detto che Rasul stava bene e che nessuno gli stava facendo del male. Queste foto dimostrano che le autorità mentivano”.
Le foto di Rasul e quelle di altri detenuti, con i volti tumefatti e sfigurati dalle botte e dalle torture, sono state date alla stampa. Alla Zernova e agli avvocati degli altri ragazzi fotografati è stata immediatamente tolta la difesa dei loro clienti. La difesa di Rasul è stata presa da Irna Komisarova, che ha subito dichiarato: “Tutte le confessioni rese dal mio cliente sono state estorte con la tortura”. Anche lei è stata rimossa dall’incarico e minacciata di arresto per diffamazione. Stessa sorte è toccata a Larissa Dorogova, che aveva detto ai giornalisti: “Arrestando e torturando persone innocenti le autorità hanno lanciato una campagna per intimidire la popolazione islamica della regione. Hanno creato il terrore e la gente vive nella paura di vedersi portare via i propri figli in ogni momento. I pestaggi e le torture avvengono con l’appoggio e con la copertura del Distretto Federale Meridionale dell’Ufficio della Procura Generale Russa”.
 
Ernikov, 22 anniViolenza genera violenza. Secondo il ministero degli Interni della Repubblica di Cabardino-Balcaria – che continua a respingere seccamente le accuse di tortura anche davanti all’evidenza delle fotografie – sono 59 le persone detenute per sospetto coinvolgimento nell’attacco del 13 ottobre. Ma la popolazione locale sostiene che sono centinaia e centinaia i ragazzi prelevati dalla polizia. Molti di loro non hanno nulla a che fare con quell’attacco, ma un giorno, se usciranno vivi dalle prigioni di Nalchik, non penseranno ad altro che vendicare le violenze, le torture e i soprusi che oggi stanno subendo dal governo. Esattamente com’è accaduto per le decine di giovani che due mesi fa, manipolati da sobillatori probabilmente legati alla guerriglia islamica cecena, hanno deciso di imbracciare le armi per vendicare la persecuzione anti-musulmana che le autorità locali, su impulso del Cremlino, hanno da tempo scatenato in questa piccola e povera repubblica. 

Enrico Piovesana

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