scritto per noi da
Davide Rovani
Mempo Giardinelli è nato nel 1947 a Resistencia in Argentina, dove vive tuttora.
E' vissuto in Messico dal 1976 al 1986.
Scrittore e giornalista fra i più importanti d'Argentina, ha fondato e diretto
la rivista «Puro Cuento» (1986-1992). Ha pubblicato articoli, saggi e racconti,
su riviste di tutto il mondo e le sue opere sono state tradotte in una decina
di lingue.
Ha ricevuto, fra gli altri, il Premio Internazionale del Romanzo Romulo Gallego
nel 1993. E' stato professore alla "Universidad Iberoamericana de México" e nella
"Facultad de periodismo y Comunicación Social della Universidad Nacional de La
Plata". Tra i suoi romanzi ricordiamo: La rivoluzione in bicicletta, Santo Oficio
de la Memoria, Impossibile equilibrio, Il decimo infierno, Luna calda.
Quali sono le cause della mancanza di lavoro in Argentina?
Noi delle classi più povere abbiamo perduto tutto. Durante il periodo della
crisi economica sono state chiuse tante fabbriche e abbiamo perso il lavoro. Per
rendere
bene la proporzione dobbiamo dire che esistevano oltre 400 fabbriche nell’area
metropolitana di Resistencia che hanno chiuso praticamente tutte, sia quelle piccole
che quelle grosse. Per esempio, in questa provincia (siamo nel Chaco, ndr), che
storicamente è la più importante per la produzione del cotone, 30 anni fa avevamo,
20 fabbriche tessili, adesso non ne abbiamo più nessuna.
Anche l’industria del legno…
Il legno, il Quebracho, che è l’altra produzione storica del Chaco, è un legno
duro, forte, adesso abbiamo solo una fabbrica, si chiama Unitan. Quando io ero
bambino, 50 anni fa, qua nel Chaco c’erano per lo meno 20 fabbriche di legname;
adesso ne rimane solo una.
A chi deve essere attribuita la colpa?
Inizialmente alla grande crisi del 2001. Certo c’è da dire che nel 2001 c’è stata
la caduta, la parte finale di un film tragico, quella della società argentina.
Prima di cadere però bisogna perdere l’equilibrio…e l’equilibrio il nostro Paese
ha iniziato a perderlo tempo fa. E tutto questo ha generato una popolazione povera,
soprattutto nelle zone adiacenti alle città.
E
la questione lavoro?
Le statistiche ufficiali dicono che la disoccupazione nazionale è del 14-15 percento.
Forse però si tratta solo della capitale, perché a me risulta che qui nel Chaco
non sia meno del 40 percento. Qui gli uomini non hanno lavoro, non portano soldi
a casa. Una famiglia riesce a mangiare perché solo le donne si adoperano nei servizi
domestici o in altri lavori molto umili. Lasciando inevitabilmente i bambini per
le strade. Ma questa situazione di disagio provoca ulteriori problemi e fa scattare
sentimenti di frustrazione, soprattutto fra gli uomini. Spesso si sentono uomini
adulti affermare: “Io sono un disastro, io non aiuto in casa”. Immancabilmente,
fra disagio e frustrazione aumentano anche gli episodi di violenza domestica.
Lo stato argentino aiuta in qualche modo la popolazione più debole, quella che
ha più problemi?
Il Governo elargisce un sussidio alle persone senza lavoro (chiamato Planes)
di 150 pesos al mese (uno stipendio medio è di 700 pesos). Una famiglia di tre
persone, composta dal padre, dalla madre e da un figlio adulto, chiaramente tutti
disoccupati, porta a casa 450 pesos al mese e così riesce a campare. E intanto
i bambini restano per le strade.
Tutto questo è terribile e il Governo non fa niente per uscire da questa situazione
drammatica. In Argentina non abbiamo un programma di recupero del lavoro vero
e proprio, dove lo Stato cerca di garantire un’occupazione, e i diritti ad essa
collegati, a tutti i cittadini. Alcuni politici preferiscono continuare con i
sussidi, per poi avere il più classico dei voti di scambio. E questo vale per
il 50 percento della popolazione. L’altra metà magari ha un lavoro umile, in nero,
senza possibilità di ascesa sociale ma almeno ha qualcosa da fare durante il giorno.
Tenendo conto che a fianco della parola lavoro c’è sempre la parola precarietà.
Ma questo discorso vale solo per i quartieri della capitale o lo si può estendere
a tutta la società argentina?
Questo è un problema generale della società argentina. Chiaro che ci sono alcune
province che versano in condizioni peggiori e altre che stanno meglio. Delle 23
province che compongono l’Argentina, il Chaco è senza dubbio la più povera. Ma
facciamo un esempio positivo. La settimana scorsa sono stato a S. Raffaele, una
città industriale, bella e pulita nella provincia di Santa Fé, dove per le strade
non si vede un povero, eppure è in Argentina. Non lo so di preciso, ma la disoccupazione
a S. Raffaele non supera il 7-8 percento. Qui nel Chaco come dicevamo é del 30
- 40 percento.
L’Amministrazione Pubblica, le istituzioni locali, come si muovono, come si comportano?
E’ vero che per avere un finanziamento si deve ricorrere alle province limitrofe
perché conta ancora l’amicizia politica?
Beh sì. In Argentina le istituzioni non sono suddivise come in Italia. Abbiamo
un Governo federale, quello del Presidente Kirchner e quelli di 23 province, ognuna
con un proprio governo. Il Chaco è guidato da un governo non kirchnerista, è all’opposizione,
formato da un’alleanza di centro.
E il Presedente da un aiuto economico maggiore alle Province che sono fedeli
al Governo nazionale, al suo.
Io credo che la politica argentina (ma in generale quella di tutti i Paesi) è
qualcosa che riguarda la vita di tutti i giorni, il bene dei cittadini deve essere
amministrato correttamente. Purtroppo la probabilità di un cambiamento reale,
la probabilità di creare qualcosa di nuovo, è molto difficile.
Lei lavora per incentivare la cultura, per aiutare i bambini che saranno gli
uomini del futuro.
E’ molto difficile sapere con certezza come dare aiuto culturale ai giovani.
Io so solo che i bambini restano senza latte, senza pane e senza nulla da leggere
e quindi da imparare, senza una famiglia. Senza tutto questo non hanno un futuro
chiaro.