14/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Iraq si vota, mentre le torture sui prigionieri vengono rese pubbliche
Un uomo solleva la maglietta davanti alla telecamera. Sul corpo i segni profondi di una violenza subita. Il video, trasmesso ieri in esclusiva dal canale satellitare in lingua araba al-Jazeera, viene presentato come la prova delle torture subite dai prigionieri iracheni. Ma non ad Abu-Ghraib, bensì nelle segrete del ministero degli Interni dell’Iraq liberato. Detenuti iracheni torturati da carcerieri iracheni, come ai tempi di Saddam. L’Iraq, che domani andrà alle urne per eleggere il nuovo Parlamento, non riesce a vivere in pace e a rispettare i diritti dei suoi stessi cittadini.
 
un'immagine di un detenuto torturato nel video di al-jazeeraTorture di Stato. Lo scandalo delle carceri segrete nelle cantine della sede del ministero degli Interni era esploso a metà di novembre, quando i militari statunitensi avevano compiuto una perquisizione nella sede del ministero a Baghdad, sollecitati dalle molte denunce della gente del quartiere dove sorge l’edificio, e avevano rinvenuto 173 detenuti in catene che portavano i segni delle torture subite. Ossa rotte, unghie strappate, bruciature di sigarette su tutto il corpo ed elettroshock. La notizia, già di per sé molto grave, aveva scosso ancor più l’opinione pubblica quando era stato reso noto che tutti i detenuti erano sunniti. Il ministero dell’Interno è guidato da Bayan Jabr, membro del partito sciita Sciri, che avrebbe assunto parecchi membri della sua milizia Badr. Il governo iracheno, pressato dagli Stati Uniti, aveva aperto un’inchiesta, ma nessuno aveva visto i detenuti. Ieri al-Jazeera ha trasmesso il video di quei prigionieri, tra i 20 e i 60 anni, che mostravano i segni delle percosse subite, piangevano e raccontavano di essere stati segregati per mesi. Molti di loro hanno dovuto, sotto tortura, firmare confessioni e ammettere crimini mai commessi. Questo non aiuterà certo la distensione tra le due comunità irachene e, alla vigilia delle elezioni, non è stato il viatico migliore per la credibilità di questa tornata elettorale. E non basta certo l'amnistia concessa a 241 prigionieri a Baghdad e a Bassora il 10 dicembre scorso. La sensazione che il potere sia stato fatto transitare, con le armi, da un gruppo a un altro è molto forte e peserà anche sulle elezioni del 15 dicembre come ha pesato su quelle di gennaio scorso e sul referendum di ottobre.
 
un paziente in ospedale vota per le elezioni ion iraqElezioni difficili. Le ombre gettate sul governo di al-Jaafari dal caso del carcere nel ministero degli Interni si addensano quindi sulle urne che si apriranno domani. Anzi, che si sono già aperte ieri in realtà. Infatti hanno già votato gli iracheni che prestano servizio militare, gli agenti di polizia e i malati in ospedale. Ma anche i detenuti, come in una sorta di gioco beffardo, proprio mentre le torture subite dai prigionieri del ministero degli Interni diventavano di pubblico dominio. Nello stesso momento hanno cominciato a votare anche gli iracheni all’estero, residenti in 15 paesi, tra i quali gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia. Il Paese sarà blindato: tutte le vie d’accesso all’Iraq saranno chiuse fino a sabato 17 dicembre, così come tutti gli uffici pubblici. Domani saranno circa 16 milioni gli iracheni che si recheranno alle urne per eleggere i 275 membri del Parlamento, che resterà in carica 5 anni. I candidati sono circa 7mila e sono 228 i partiti ammessi alle elezioni. Dopo le elezioni verrà nominato il premier che, una volta formato il governo, tornerà davanti al Parlamento per ottenerne la fiducia. Un comunicato affidato a internet e firmato da al-Qaeda in Iraq, assieme ad altri 5 gruppi armati, ha fatto sapere che le elezioni sono una farsa condotta dai burattini degli Usa e che tutti coloro i quali, come candidati o elettori, parteciperanno alle elezioni si macchieranno di una colpa terribile agli occhi di Allah. Il governo iracheno però ha fatto sapere di essere fiducioso sul fatto che le elezioni si svolgeranno senza particolari problemi, nonostante le minacce.
Tutto a posto quindi, se non fosse per quelle sgradevoli immagini che al-Jazeera ha trasmesso. Ma se il Presidente degli Stati Uniti d’America dichiara che 30mila morti sono un prezzo che pagherebbe di nuovo in nome della libertà,  figurarsi se qualche detenuto torturato può rovinare la celebrazione della democrazia. 

Christian Elia

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità