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Torture di Stato. Lo scandalo delle carceri segrete
nelle cantine della sede del ministero degli Interni era esploso a metà di
novembre, quando i militari statunitensi avevano compiuto una perquisizione
nella sede del ministero a Baghdad, sollecitati dalle molte denunce della
gente del quartiere dove sorge l’edificio, e avevano rinvenuto
173 detenuti in catene che portavano i segni delle torture subite. Ossa rotte,
unghie strappate, bruciature di sigarette su tutto il corpo ed elettroshock. La
notizia, già di per sé molto grave, aveva scosso ancor più l’opinione pubblica
quando era stato reso noto che tutti i detenuti erano sunniti. Il ministero dell’Interno
è guidato da Bayan Jabr, membro del
partito sciita Sciri, che avrebbe assunto parecchi membri della sua milizia
Badr. Il governo iracheno, pressato dagli Stati Uniti, aveva aperto
un’inchiesta, ma nessuno aveva visto i detenuti. Ieri al-Jazeera
ha trasmesso il video di quei prigionieri, tra i 20 e i 60 anni, che
mostravano
i segni delle percosse subite, piangevano e raccontavano di essere
stati
segregati per mesi. Molti di loro hanno dovuto, sotto tortura, firmare
confessioni e ammettere crimini mai commessi. Questo non aiuterà certo
la
distensione tra le due comunità irachene e, alla vigilia delle
elezioni, non è
stato il viatico migliore per la credibilità di questa tornata
elettorale. E non basta certo l'amnistia concessa a 241 prigionieri a
Baghdad e a Bassora il 10 dicembre scorso. La
sensazione che il potere sia stato fatto transitare, con le armi, da un
gruppo
a un altro è molto forte e peserà anche sulle elezioni del 15 dicembre
come ha
pesato su quelle di gennaio scorso e sul referendum di ottobre.
Elezioni difficili. Le
ombre gettate sul governo di
al-Jaafari dal caso del carcere nel ministero degli Interni si
addensano quindi sulle
urne che si apriranno domani. Anzi, che si sono già aperte ieri in
realtà.
Infatti hanno già votato gli iracheni che prestano servizio militare,
gli
agenti di polizia e i malati in ospedale. Ma anche i detenuti, come in
una
sorta di gioco beffardo, proprio mentre le torture subite dai
prigionieri del
ministero degli Interni diventavano di pubblico dominio. Nello stesso
momento
hanno cominciato a votare anche gli iracheni all’estero, residenti in
15 paesi,
tra i quali gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia. Il Paese sarà
blindato:
tutte le vie d’accesso all’Iraq saranno chiuse fino a sabato 17
dicembre, così
come tutti gli uffici pubblici. Domani saranno circa 16 milioni gli
iracheni
che si recheranno alle urne per eleggere i 275 membri del Parlamento,
che
resterà in carica 5 anni. I candidati sono circa 7mila e sono 228 i
partiti
ammessi alle elezioni. Dopo le elezioni verrà nominato il premier che,
una
volta formato il governo, tornerà davanti al Parlamento per ottenerne
la
fiducia. Un comunicato affidato a internet e firmato da al-Qaeda in
Iraq, assieme ad altri 5 gruppi armati, ha fatto sapere che le elezioni
sono una
farsa condotta dai burattini degli Usa e che tutti coloro i quali, come
candidati o elettori, parteciperanno alle elezioni si macchieranno di
una colpa
terribile agli occhi di Allah. Il governo iracheno però ha fatto sapere
di
essere fiducioso sul fatto che le elezioni si svolgeranno senza
particolari
problemi, nonostante le minacce.Christian Elia