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Robert Mugabe torna all’attacco.
Non contento del trionfo ottenuto alle ultime elezioni di novembre il
presidente dello Zimbabwe, spalleggiato dal suo partito, ha fatto passare una
legge che autorizza la polizia a sequestrare i passaporti dei critici del
regime. Nella lista delle 64 persone “non allineate” figurano oppositori
politici, giornalisti e editori di testate indipendenti, che saranno impossibilitati
a lasciare il paese fino a nuovo ordine. Un giro di vite che riduce ancora di
più i margini di manovra di un’opposizione ormai allo sbando.
Opposizione allo sbando. Il provvedimento è invece un brutto colpo
per il Mdc, che proprio all’estero attraverso campagne di informazione e
denunce ha sempre raccolto più che in patria, dove i suoi margini di manovra
sono sempre stati stretti. Dal 1999, anno della sua formazione, la coalizione
è
riuscita solamente a bloccare un referendum costituzionale voluto da Mugabe,
andando incontro a sconfitte sempre più pesanti alle elezioni presidenziali e
politiche. La recente spaccatura in occasione delle elezioni per il Senato,
boicottate dalla maggioranza del Mdc (ma vi ha partecipato un gruppo di
“frondisti” che ha ottenuto 6 seggi su 60), ha messo ulteriormente in crisi una
formazione già in difficoltà. I politici “ribelli” sono anche arrivati a
appellarsi all’Alta Corte per far rimuovere Morgan Tsvangirai dalla carica di
presidente del movimento, una mossa che ha ancor più indebolito la credibilità
del Mdc. I brogli elettorali e le intimidazioni portate avanti dai fedelissimi
di Mugabe hanno fatto il resto.
Un Paese
in ginocchio. Paradossalmente il Mdc continua a perdere colpi
nonostante i pessimi risultati ottenuti dalle politiche presidenziali
soprattutto in campo economico: dopo la confisca delle terre ai farmers bianchi la produzione agricola è
crollata, trasformando un Paese che un tempo era il granaio dell’Africa in un
importatore di cereali, dove milioni di persone ogni anno dipendono dagli aiuti
umanitari per non morire di fame. A ciò si aggiunge l’inflazione galoppante
che, arrivata a novembre al 500 percento, polverizza i risparmi della
popolazione. Secondo i dati ufficiali la crescita dell’inflazione sarebbe
imputabile alla ricerca di nuove case a cui sono stati costretti i circa
700mila abitanti degli slums distrutti
in estate, durante l’operazione Murambatsvina
(“ripulisci la spazzatura”). Mugabe però continua a sostenere che le difficili
condizioni economiche sono causate dal boicottaggio e dalle sanzioni imposte
dalla comunità internazionale dietro pressione dell’opposizione locale. Le
recenti aperture del presidente, che ha preso in considerazione l’offerta di
assistenza ai senzatetto fatta dall’inviato Onu Jan Egenland, sono l’unica
buona notizia per gli abitanti dello Zimbabwe. Matteo Fagotto