Scritto per noi da
Manuela Parrino
E’ un altro dei paradossi cinesi: il governo lancia una campagna per l’uso di
energie alternative e la provincia meridionale del Guandong, a ridosso di Hong
Kong, risponde autorizzando la costruzione di un impianto eolico avveniristico
nella zona costiera. Ma da questo gesto di buona volontà ecologica parte una ragnatela
di corruzione e soprusi che provoca una protesta violenta, conclusasi per il momento
con un villaggio sotto assedio da parte della polizia e un numero imprecisato
di morti.
La polizia tiene a distanza la stampa e chiunque non appartenga al villaggio
e questo rende difficile verificare direttamente i fatti. Testimoni raggiunti
telefonicamente dicono che da più di una settimana ormai polizia e manifestanti
si confrontano, che durante una manifestazione diventata improvvisamente violenta,
nel villaggio costiero di Dongzhou, la polizia ha sparato usando anche armi

automatiche, uccidendo una ventina di persone. Il governo ammette la sparatoria,
ma dà una versione dei fatti e un numero delle vittime molto diverso. Secondo
un comunicato delle autorità provinciali, la polizia ha sparato colpi di avvertimento
per disperdere una folla che l’attaccava, uccidendo tre persone per sbaglio.
Nelle ultime ore ci sono stati diversi arresti fra quelli che la polizia ritiene
i capi della rivolta, ma anche del capo della polizia che ha ordinato di sparare.
La gente nel villaggio è barricata nelle case per timore di nuove violenze. Il
governo ha ordinato un’inchiesta, ma difende l’operato della polizia e parla di
violenze provocate da un gruppo di esagitati. Ed è un vero e proprio salto di
qualità negli scontri ormai quotidiani che si registrano in questo pae

se, quasi sempre per gli espropri, i soprusi e la corruzione dei poteri locali.
Per trovare un simile livello di violenza bisogna andare indietro di molti anni
fino al 1989, cioè alla strage di piazza Tian an man, e questo provoca molta preoccupazione,
anche se il governo centrale ora cerca di ammorbidire la protesta promettendo
nuovi interventi a protezione degli interessi della popolazione.
I leader cinesi sono allarmati dall’aumento delle proteste nelle campagne, dove
il boom economico ancora non è arrivato, ma sono arrivati i suoi problemi. Secondo
dati forniti dallo stesso governo cinese, nel 2004 ci sono state oltre settantamila
rivolte e proteste finite male, segno di una tensione crescente che Pechino cerca
di neutralizzare promettendo investimenti nelle zone piu povere, riduzione delle
tasse per gli agricoltori, nuove scuole e nuovi posti di lavoro.