13/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La repressione nel Guangdong e le altre migliaia di rivolte in Cina
Scritto per noi da
Manuela Parrino 
 
  Famiglia per le strade di Dongzhou
E’  un altro dei paradossi cinesi: il governo lancia una campagna per l’uso di energie alternative e la provincia meridionale del Guandong, a ridosso di Hong Kong, risponde autorizzando la costruzione di un impianto eolico avveniristico nella zona costiera. Ma da questo gesto di buona volontà ecologica parte una ragnatela di corruzione e soprusi che provoca una protesta violenta, conclusasi per il momento con un villaggio sotto assedio da parte della polizia e un numero imprecisato di morti.
 
La polizia tiene a distanza la stampa e chiunque non appartenga al villaggio e questo rende difficile verificare direttamente i fatti. Testimoni raggiunti telefonicamente dicono che da più di una settimana ormai polizia e manifestanti si confrontano, che durante una manifestazione diventata improvvisamente violenta, nel villaggio costiero di Dongzhou, la polizia ha sparato usando anche armi Controllo di polizia sulla strada che porta a Dongzhou automatiche, uccidendo una ventina di persone. Il governo ammette la sparatoria, ma dà una versione dei fatti e un numero delle vittime molto diverso.  Secondo un comunicato delle autorità provinciali, la polizia ha sparato colpi di avvertimento per disperdere una folla che l’attaccava, uccidendo tre persone per sbaglio.
 
Nelle ultime ore ci sono stati diversi arresti fra quelli che la polizia ritiene i capi della rivolta, ma anche del capo della polizia che ha ordinato di sparare. La gente nel villaggio è barricata nelle case per timore di nuove violenze. Il governo ha ordinato un’inchiesta, ma difende l’operato della polizia e parla di violenze provocate da un gruppo di esagitati. Ed è un vero e proprio salto di qualità negli scontri ormai quotidiani che si registrano in questo pae Guangdongse, quasi sempre per gli espropri,  i soprusi e la corruzione dei poteri locali.
Per trovare un simile livello di violenza bisogna andare indietro di molti anni fino al 1989, cioè alla strage di piazza Tian an man, e questo provoca molta preoccupazione, anche se il governo centrale ora cerca di ammorbidire la protesta promettendo nuovi interventi a protezione degli interessi della popolazione. 
 
I leader cinesi sono allarmati dall’aumento delle proteste nelle campagne, dove il boom economico ancora non è arrivato, ma sono arrivati i suoi problemi. Secondo dati forniti dallo stesso governo cinese, nel 2004 ci sono state oltre settantamila rivolte e proteste finite male, segno di  una tensione crescente che Pechino cerca di neutralizzare promettendo investimenti nelle zone piu povere, riduzione delle tasse per gli agricoltori, nuove scuole e nuovi posti di lavoro.
 
 
Categoria: Diritti, Ambiente
Luogo: Cina