13/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ashraf e Wajdi, due ragazzi palestinesi, raccontano il loro impegno
scritto per noi da
Alice Colombi
 
“So che è difficile capire e accettare il senso della frase ‘non siamo mai nati’ per chi non ha il nostro vissuto alle spalle, ma io credo sia così: tutti hanno sogni e speranze, quando non ne hai è come se non fossi mai nato”. Sono pesanti come pietre le parole di Ashraf, giovane palestinese di Nablus, in Cisgiordania. Nonostante l’amarezza, si capisce subito che lui e Wajdi, l’amico di sempre, come moltissimi altri palestinesi, non si sono mai rassegnati alla morsa dell’esercito israeliano che occupa da 57 anni la terra in cui sono nati. Da anni lavorano a diversi progetti di solidarietà e sensibilizzazione su scala locale e internazionale.
 
un murales fatto dai bambini nel campo profughi di askar, a nablus, in Palestina - foto di alice colombiTeatro di guerra, segnali di pace. Meno di cinquant’ anni in due, venti dei quali trascorsi sul filo del rasoio, ad affrontare a viso aperto la pressione militare e le conseguenze dell’occupazione sui civili palestinesi: prima, durante e dopo le terribili incursioni dell’esercito di Tel Aviv di cui Nablus è stata palcoscenico negli ultimi anni. Le scene più nitide nelle menti dei due ragazzi risalgono a tre anni fa: “Ho deciso che era arrivato il momento di fare qualcosa di concreto per la mia gente dopo la grande invasione del 2002, quando centinaia di carri armati sono entrati dalle principali vie di accesso alla città per occupare strade e abitazioni, costringendo la popolazione a 3 mesi di coprifuoco”, spiega il più giovane dei due. Entrambi hanno svolto per anni servizio paramedico volontario nel Medical Relief ed è prestando soccorso e assistenza alle vittime degli scontri a fuoco e delle violenze legate all’occupazione che si sono guadagnati il rispetto dei concittadini. Nablus era sotto assedio quando Wajdi e Ashraf hanno deciso, insieme ad un gruppo di volontari locali, di dedicare gran parte delle loro energie alle vittime per eccellenza della guerra: i bambini.
 
uno dei ragazzi che racconta la sua storia nel dvd di ashraf e wajdiSofferenza eterna. Nel 2003 nasce così Human Supporter: associazione nella quale tutt’ora si riconoscono e attraverso la quale portano avanti i loro progetti di azione diretta e sensibilizzazione sul campo. Questo obiettivo ha ispirato il loro ultimo lavoro: un documentario sugli effetti dell’occupazione sulla popolazione civile. L’appello dei ragazzi all’opinione pubblica internazionale è ben sintetizzato dal titolo del video: Sofferenza eterna. Il filmato nasce dalla volontà di sensibilizzare la società civile europea proponendo una prospettiva della realtà palestinese normalmente lasciata in secondo piano dai mass-media: quella delle vittime innocenti della guerra. Attraverso una serie di interviste, alcuni giovani rimasti feriti negli ultimi anni durante gli scontri a fuoco forniscono la propria testimonianza. “Non è stato semplice coinvolgerli”, sottolineano Wajdi e Ashraf, “da un lato per motivi di timidezza, dall’altro a causa di uno stato di rassegnazione diffusa laddove mancano strutture sanitarie competenti in grado di supportarli”.
 
bambini del campo profughi di askar in palestina - foto di alice colombiIl giro d’Europa. Come raccontano gli stessi autori, le restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi nei Territori Occupati hanno influenzato l’ancora più ambiziosa idea iniziale di documentare la realtà dei check-points e le violazioni dei diritti umani della popolazione, sfumata per ragioni di sicurezza personale. La loro resta una scelta rischiosa, visto che contano di diffondere il più possibile il frutto di questo lavoro portando una testimonianza diretta in Europa. Eppure affermano con determinazione che il pericolo a cui hanno deciso di esporsi non li spaventa. Sanno di non far nulla di male nel lottare pacificamente per la loro Palestina: “Il messaggio che vogliamo far passare è che, attraverso l’occupazione militare, Israele sta facendo cose terribili alla nostra gente nella nostra terra, ma noi non vogliamo ripagarli con la stessa moneta. Vogliamo che prevalga la pace”.
La solidarietà diventa protagonista in una vicenda in cui si intrecciano i contributi di giovani provenienti da tutte le parti del mondo, che Wajdi e Ashraf hanno avuto modo di incontrare sia a Nablus che in occasione di precedenti viaggi in Europa. “Un amico spagnolo, giornalista di professione, ci ha prestato la cinepresa”, precisa Wajdi, che tiene a ricordare il carattere indipendente di un progetto auto-finananziato che non avrebbe potuto vedere la luce senza il supporto logistico di persone che mettono a disposizione il loro tempo e le loro energie per liberare le energie della Palestina non-violenta.
Categoria: Guerra
Luogo: Israele - Palestina
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