11/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Sta per essere approvata una legge per prevenire il rischio di rivoluzioni colorate
Scritto per noi da
Fabio Della Piazza*
 
Se il 16 dicembre la Duma russa approverà definitivamente la legge sulle restrizioni per le Ong russe e straniere presenti sul territorio della Federazione Russa, queste sarebbero costrette a registrarsi presso le autorità statali competenti, al fine di legalizzare le proprie attività. Tale misura introdurrebbe così l’obbligo di registrazione (e non la facoltà, come invece accade nella maggioranza degli altri stati europei) per le varie Ong, sottoponendole ad uno stretto controllo da parte delle autorità governative. Quest’ultime sarebbero inoltre responsabili della definizione delle procedure di registrazione e dei casi in cui questa  possa essere rifiutata.
 
Vladimir PutinUna mossa contro le Ong straniere... Per quanto riguarda le organizzazioni non governative straniere, le loro attività nella forma odierna verrebbero semplicemente dichiarate illegali. Infatti avrebbero l’obbligo di ri-registrarsi nella forma di organizzazioni finanziariamente indipendenti. Questo nuovo status, oltre a richiedere una rifondazione completa  delle attuali organizzazioni (con evidenti rischi di vedersi negare la nuova registrazione), le sottoporrebbe a un più stretto controllo finanziario da parte delle autorità fiscali. Tale misura implicherebbe anche la tassazione del 20 per cento di tutte le fonti di finanziamento delle nuove organizzazioni registrate, come a quanto già accade per le Ong russe.
 
Manifestazione antiputin a Mosca…e contro la società civile russa. L’approvazione di questa legge avrebbe un effetto gravissimo sulla fragile società civile russa, già fortemente condizionata da una massiccia ingerenza delle autorità governative, spesso impegnate a mobilitare ‘spontaneamente’  vari strati della società russa al fine di controbilanciare gli sporadici movimenti di protesta verso le politiche governative più criticabili, come le strategie adottate nel conflitto ceceno e nella lotta al terrorismo. Bandire le attività delle organizzazioni filantrope straniere non farebbe che accrescere il grave senso di isolamento e di percezione di minacce esterne di cui la popolazione russa soffre già da tempo, a causa di una propaganda nazionalista sopravvissuta al crollo dell’Unione Sovietica.
 
Manifesto contro SorosPer prevenire il rischio di rivoluzioni colorate. Che l’attuale establishment politico russo sia seriamente preoccupato del proprio futuro è più che comprensibile, visti i recenti sviluppi politici che hanno interessato quella  che Mosca continua a considerare la propria “riserva di caccia”, ovvero la Csi. Georgia, Ucraina e Kirghizistan sono stati interessati da variopinte rivoluzioni che hanno defenestrato le varie élite politiche uscite vincenti dalla lotta per il potere post-sovietico. Il sostegno di varie organizzazioni straniere e soprattutto americane (come la Fondazione di George Soros) a questi movimenti di opposizione è stato evidente e talvolta determinante. Ciò non implica, tuttavia, che l’unica possibilità rimasta al Cremlino sia quella di ammutolire sul nascere qualsiasi voce discordante, al prezzo degli strali unisoni della comunità internazionale.
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Russia
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