Sta per essere approvata una legge per prevenire il rischio di rivoluzioni colorate
Scritto per noi da
Fabio Della Piazza*
Se il 16 dicembre la Duma
russa approverà definitivamente la legge sulle restrizioni per le Ong russe e
straniere presenti sul territorio della Federazione Russa, queste sarebbero
costrette a registrarsi presso le autorità statali competenti, al fine di
legalizzare le proprie attività. Tale misura introdurrebbe così l’obbligo di
registrazione (e non la facoltà, come invece accade nella maggioranza degli
altri stati europei) per le varie Ong, sottoponendole ad uno stretto controllo
da parte delle autorità governative. Quest’ultime sarebbero inoltre
responsabili della definizione delle procedure di registrazione e dei casi in
cui questa possa essere rifiutata.
Una mossa contro le
Ong straniere... Per quanto
riguarda le organizzazioni non governative straniere, le loro attività nella
forma odierna verrebbero semplicemente dichiarate illegali. Infatti avrebbero
l’obbligo di ri-registrarsi nella forma di organizzazioni finanziariamente
indipendenti. Questo nuovo status, oltre a richiedere una rifondazione
completa delle attuali organizzazioni
(con evidenti rischi di vedersi negare la nuova registrazione), le sottoporrebbe
a un più stretto controllo finanziario da parte delle autorità fiscali. Tale
misura implicherebbe anche la tassazione del 20 per cento di tutte le fonti di
finanziamento delle nuove organizzazioni registrate, come a quanto già accade
per le Ong russe.
…e contro la società
civile russa. L’approvazione di
questa legge avrebbe un effetto gravissimo sulla fragile società civile russa,
già fortemente condizionata da una massiccia ingerenza delle autorità
governative, spesso impegnate a mobilitare ‘spontaneamente’ vari strati della società russa al fine di
controbilanciare gli sporadici movimenti di protesta verso le politiche
governative più criticabili, come le strategie adottate nel conflitto ceceno e
nella lotta al terrorismo. Bandire le attività delle organizzazioni filantrope
straniere non farebbe che accrescere il grave senso di isolamento e di
percezione di minacce esterne di cui la popolazione russa soffre già da tempo,
a causa di una propaganda nazionalista sopravvissuta al crollo dell’Unione
Sovietica.
Per prevenire il
rischio di rivoluzioni colorate.
Che l’attuale establishment
politico russo sia seriamente preoccupato del proprio futuro è più che
comprensibile, visti i recenti sviluppi politici che hanno interessato
quella che Mosca continua a considerare
la propria “riserva di caccia”, ovvero la Csi. Georgia, Ucraina e Kirghizistan
sono stati interessati da variopinte rivoluzioni che hanno defenestrato le
varie élite politiche uscite
vincenti dalla lotta per il potere post-sovietico. Il sostegno di varie
organizzazioni straniere e soprattutto americane (come la Fondazione di George
Soros) a questi movimenti di opposizione è stato evidente e talvolta
determinante. Ciò non implica, tuttavia, che l’unica possibilità rimasta al
Cremlino sia quella di ammutolire sul nascere qualsiasi voce discordante, al
prezzo degli strali unisoni della comunità internazionale.