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Tutto ha avuto inizio nell’ottobre del 2003, quando una forte esplosione, avvenuta
intorno alle 11 della sera, ha fatto sobbalzare gli abitanti dell'isola. Il primo
pensiero, quello principale, è andato alla base Usa che distava poco dalle loro
abitazioni, e che nel corso del tempo aveva dato preoccupazioni alla popolazione.
Di fronte alla richiesta di spiegazioni, le autorità si sono giustificate dicendo
che l’esplosione era dovuta a un terremoto con epicentro in Corsica (che effettivamente
era stato registrato, ma in un orario diverso). Ma la verità molto probabilmente era un’altra.
Inquinamento sì, inquinamento no. I risultati fanno paura. In alcune alghe, recuperate dai fondali marini, vengono
trovate tracce di uranio e torio 234 di molto superiori rispetto alla media. Ma
la cosa che fa rabbrividire anche analisti così esperti è la presenza di plutonio
239, un prodotto artificiale, fatto dall’uomo e che in natura non esiste. Dalla
Criirad hanno richiesto all’ambasciata Usa i dati relativi alle analisi delle
acque realizzate prima dell’arrivo dei soldati statunitensi in Sardegna, per poterle
paragonare con quelle attuali. Purtroppo però i dati non sono stati forniti all’istituto
francese e quindi non sono stati confrontati.Inoltre, alla richiesta del Criid
sullo smaltimento dei rifiuti tossici
nucleari prodotti dalla Base non è seguita alcuna risposta.
Dall’isola. “Siamo molto contenti per quello che ci è capitato – dicono gli abitanti della Maddalena – e stiamo raccogliendo le firme con una
petizione. Chiediamo che quello che era un punto di approdo non diventi una nuova
base, che gli Usa lascino in maniera definitiva e programmata in un periodo congruo
e certo quest’isola, che i livelli occupazionali di chi lavora nelle strutture
Usa vengano garantiti e che ‘l’arsenale’ possa divenire a breve un nuovo polo
di sviluppo economico per la Sardegna e per La Maddalena in particolare”. Alessandro Grandi