12/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Quando la marina Usa lasciò le Filippine, non abbandonò solo le basi
Foto di gruppo a Subic Bay nei primi anni Novanta: marines, civili filippini e una donna particolarmente scosciata...Quando era operativa, Subic Bay era la più grande base americana in Asia. Migliaia di militari erano stazionati in quest’angolo delle Filippine a nord-ovest della capitale Manila. La base era il cuore dell’economia di Olongapo City, la città di 200mila abitanti che dà sulla baia. Buona parte degli abitanti, nella base o nei locali cittadini, lavorava in qualche maniera per gli americani. Era fiorente anche l’industria del sesso, che sfruttava donne e bambini per i turisti e i militari. All’inizio degli anni Novanta, il governo filippino non rinnovò più la concessione per la base, e le ultime navi americane lasciarono per sempre Subic Bay nel 1992. L’area fu convertita con successo in un centro tecnologico e manifatturiero, dove oggi lavorano più di 40mila persone. Ma migliaia di persone furono lasciate indietro: le donne legate ai militari e soprattutto i loro bambini, ora diventati ragazzi. Figli di sangue misto, “Fil-Am” o “Amerasiatici”, che oggi vivono in condizioni di estrema povertà, facendo l’elemosina intorno alla ex base e rischiando continuamente di finire in prigione o nel mirino dell’industria sessuale. Che, al contrario dei militari, non se n’è mai andata.
 
Tre Fil-Am di Olongapo CityFortune diverse. Non tutti sono uguali, nell’universo dei Fil-Am. C’è chi ha avuto un padre che li ha seguiti e gli ha dato la possibilità di studiare: alcuni di loro sono diventati celebrità, presentatori televisivi, fanno insomma parte dell’élite filippina. Ma sono un’esigua minoranza. Le vere storie d’amore tra militari americani e donne di Olongapo City erano rare, e in tanti casi i legami si sono comunque spezzati quando i marines e i marinai hanno lasciato Subic Bay. Così, molti Fil-Am che oggi vivono senza futuro intorno all’ex base sono figli di prostitute: non sanno chi è il loro padre, le donne che li hanno messi al mondo non erano in condizione di mantenerli e li hanno abbandonati. I più sfortunati sono quelli con un colore di pelle diverso perché il padre era un afro-americano: la società filippina li respinge come ibridi indesiderati.
 
Una manifestazione delle madri dei Fil-Am: "Svegliati America, questi sono i bambini che hai lasciato dietro di te", dice lo striscioneLa battaglia di padre Shay. Shay Cullen, un missionario irlandese nelle Filippine dal 1969 nominato due volte per il premio Nobel per la pace, è il loro angelo custode. Con l’organizzazione Preda, da lui fondata contro la piaga del turismo sessuale, ha tolto dalla strada migliaia di bambini filippini: ha dato loro la possibilità di studiare e di lavorare. E’ stato lui l’ispiratore della campagna contro la presenza delle basi americane nel Paese, la riconversione di Subic Bay è anche una sua vittoria. Padre Shay, come lo chiamano qui, ha denunciato la Marina statunitense chiedendo un risarcimento che riconoscesse “l’eredità” delle migliaia di Fil-Am lasciati indietro. I giudici americani risposero picche: dissero che le madri filippine, in quanto prostitute, svolgevano un’attività illegale e di conseguenza i loro figli non avevano diritto a nessun risarcimento da parte degli Usa. “E pensare che molte donne erano legate da una specie di unione civile con i militari”, racconta padre Shay. “Molte di loro venivano curate a spese della Marina, in modo da mantenerle sane e pulite per i marines”. Ancora oggi lui accusa gli Usa di indifferenza, e si reca periodicamente negli Usa per tener viva la sua causa.
 
Padre Shay Cullen, a sinistra, in una recente visita al Congresso di WashingtonLa ricerca delle origini. Oltre a cercare di inserire nella società i ragazzi abbandonati, padre Shay offre loro un’altra possibilità: quella di trovare i loro padri. Non ci sono solo le difficoltà pratiche nel rintracciarli grazie a Internet. “Molti di questi ragazzi vorrebbero conoscere i loro genitori, ma hanno paura di essere respinti, quindi esitano. Per loro può essere un’esperienza traumatica. Quando spunta l’indirizzo del padre, rimangono paralizzati davanti allo schermo”, spiega padre Shay. “Il loro sogno è che i padri li riconoscano, in modo da poter richiedere la cittadinanza americana e iniziare una nuova vita. Ci sono stati alcuni casi di padri che l’hanno fatto, ma la maggior parte dei Fil-Am di Olongapo City, e parliamo di circa 5mila ragazzi, non conosce neanche il nome dei suoi genitori”. Anche l’approccio con questi uomini è difficile, racconta il sacerdote: “Cerchiamo di essere il più delicati possibile, per rendere subito chiaro che non vogliamo ricattarli. Molti però, quando li contattiamo, mettono giù il telefono. Temono che i bambini che spuntano dal loro passato possano rovinare la loro famiglia, o la loro reputazione sul lavoro”.

Alessandro Ursic

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