06/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nasce in Ucraina un'alleanza anti-russa. Mentre sale la tensione in Georgia
C’era una volta il Patto di Varsavia, firmato nel 1955 tra i Paesi dell’Europa dell’est che erano da poco entrati nell’orbita sovietica. Esattamente cinquant’anni dopo, venerdì scorso, quegli stessi Paesi hanno dato vita a quello che si potrebbe chiamare il Patto di Kiev, che raggruppa in un’embrionale alleanza gli Stati che, per effetto delle ‘rivoluzioni arancioni’ o di scelte politiche delle leadership nazionali, sono da poco passati a piè pari dall’area d’influenza della Russia postcomunista a quella ‘occidentale’ legata agli Stati Uniti, alla Nato e all’Unione europea.
 
Alcuni dei capi di Stato a KievUn patto contro la Russia... La Comunità della Scelta Democratica (Cdc), questo il nome della nuova alleanza nata il 2 dicembre a Kiev, comprende Ucraina, Georgia, Azerbaigian, Polonia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Moldova, Macedonia, Slovenia, Estonia, Lettonia e Lituania.
Come il Patto di Varsavia era stato creato in contrapposizione alla Nato (sorta sei anni prima), così oggi il Patto di Kiev appare la risposta occidentale alla Csto (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), sorta tre anni fa tra Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Armenia, ovvero le ex repubbliche sovietiche rimaste fedeli al Cremlino.
Infatti Mosca ha reagito con fastidio alla nascita di questo patto. “La Comunità ostile” era il titolo di prima pagina del quotidiano russo Gazeta, il cui editorialista Ilya Zhegulyev ha scritto che i Paesi membri della Cdc “nascondono il loro risentimento verso la Russia dietro slogan democratici”.
 
I Paesi della Cdc…e contro le repubbliche separatiste. Durante la cerimonia di Kiev il presidente Ucraino Victor Yushenko ha dichiarato che tra le priorità della Comunità della Scelta Democratica c’è la risoluzione degli “irrisolti conflitti separatisti in Georgia e Moldova che minacciano la stabilità regionale”. Si riferiva alle repubbliche separatiste georgiane di Ossezia del Sud e Abkhazia e a quella moldava di Transnistria, politicamente e militarmente sostenute da Mosca. Non a caso nelle ultime settimane l’Occidente (Usa, Nato, Ue) e i Paesi membri della Cdc, Moldova e Georgia in testa, hanno rotto gli indugi chiedendo alla Russia il ritiro immediato delle sue truppe da questi territori. Se in Transnistria l’escalation è ancora a una fase di ‘guerra delle parole’ (v. articolo), in Abkhazia e soprattutto in Ossezia del Sud la situazione sta pericolosamente scivolando verso il confronto militare.
 
Checkpoint russo in Sud OsseziaAlta tensione in Ossezia del Sud. Venerdì, mentre a Kiev prendeva vita la Comunità della Scelta Democratica, in Ossezia del Sud, quattro unità della polizia militare georgiana, scontrandosi violentemente con le milizie separatiste, hanno cercato di prendere il controllo di una strada su cui stava per passare l’autoproclamato presidente sud-osseto Eduard Kokoity, che ha subito accusato Tbilisi di aver tentato un attacco contro di lui e di fare di tutto per provocare una nuova guerra. E lunedì 5 la stessa polizia georgiana – che in teoria non dovrebbe operare nella ‘zona di conlfitto’ – ha arrestato un capo della milizia separatista con l’accusa di essere un falsario che stampava dollari falsi. L’azione è stata accompagnata da un breve scontro a fuoco. L'indomani, martedì 6, le milizie sud-ossete hanno catturato per rappresaglia tre militari e sei civili georgiani. Immediata da reazione georgiana: arrestati altri quattro esponenti dell’amministrazione separatista. E Tbilisi minaccia azioni di rappresaglia maggiori se non verranno liberati i militari e i civili georgiani.

Il presdiente gerogiano Saakashvili con BushLa Georgia si prepara alla guerra? “Negli ultimi giorni – ha commentato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov – si sono registrati da parte georgiana attacchi ai checkpoint sud-osseti, sparatorie, blocchi stradali, azioni di polizia. Il tutto accompagnato da minacce verso la leadership sud-osseta e al contingente di pace russo. Ciò dimostra che Tbilisi sta facendo di tutto per far salire la tensione”.
Dal canto suo il governo georgiano, che ora si sente con le spalle coperte, non fa nulla per smentire queste accuse. Né, al di là della retorica diplomatica, per allontanare il sospetto che il suo fine ultimo sia quello di cerare le condizioni per la riconquista militare dell’Ossezia del Sud. Come dimostra il pesante piano di riarmo avviato da Tbilisi, che ha appena comprato 10 elicotteri Uh-1h Iroquois dagli Usa, 13 elicotteri Mi-8 dall’Ucraina, 7 caccia Su-25 da Macedonia e Bulgaria, alcuni Mig-29 dall’Uzbekistan, 70 blindati Btr-80 dalla Polonia, 120 carri armati T-72 dalla Repubblica Ceca. E ancora: un migliaio di pezzi d’artiglieria, quasi 10 mila fucili e almeno 14 mila mitra Ak-47. Secondo le autorità separatiste sud-ossete non ci sono dubbi: la Georgia si sta armando per riconquistare militarmente l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia. Alla prima buona occasione.

Enrico Piovesana

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