06/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Oltre 500 profughi Rom in Kosovo vivono in una discarica da sei anni
Per i Rom profughi della guerra in  Kosovo potrebbe cominciare una nuova vita. Sarebbe più corretto dire che potrebbe cominciare una vita, visto che è difficile ritenere tale i sei anni passati all’inferno. Sono 560, tutti originari della zona vicino a Mahalla, e abitano in un campo profughi alle porte di Mitrovica, dalla fine del conflitto.
 
rom all'intern del campo profughiSul precipizio. Loro lo chiamano lager. Non c’è assistenza medica, non c’è luce, non c’è acqua corrente. Come se non bastasse, il campo profughi è adiacente a una discarica che, secondo molte denunce presentate nel corso degli anni dalle associazioni che si occupano di loro, conterrebbe anche rifiuti radioattivi. Adesso sembra che verranno trasferiti in un nuovo centro e che saranno assegnate loro delle abitazioni degne di questo nome. Il governo svedese e quello tedesco, con una donazione di 320mila euro a testa, hanno avviato il processo di ‘ricollocamento’ di queste famiglie che, dal 1999, aspettano una casa. Sono tutti sfollati in seguito ai bombardamenti della Nato per quella che fu presentata come la prima guerra umanitaria della storia dell’uomo,  il conflitto che doveva fermare la pulizia etnica dei serbi ai danni degli albanesi in Kosovo e scacciare Slobodan Milosevic, l’ultimo dittatore europeo. Dopo sei anni, su quel conflitto sono stati versati fiumi d’inchiostro e, alla fine, Milosevic lo hanno scacciato i serbi da soli, senza le bombe della Nato. Ma i Rom che hanno dovuto abbandonare le loro case non erano abbastanza ‘umanitari’ e come nuova casa hanno ottenuto solo una discarica, probabilmente tossica.
 
la situazione drammatica in cui vivono i rom in kosovoSul baratro. “Sono stati portati via dalle loro case, hanno vissuto in condizioni inumane e negli ultimi sei anni nessuno si è occupato di loro”, ha commentato Per Byman, il direttore dell’intervento umanitario svedese, “tanti bambini che sono nati qui presentano malformazioni inquietanti e spero che adesso la loro vita cambi davvero”. Per il momento le famiglie Rom saranno ospiti di una base militare francese, nell’attesa che i lavori delle loro case vengano ultimati. Ma sarebbe un grave errore dimenticare che sono bastati poco più di 600mila euro per restituire a queste persone la loro dignità. Una cifra quasi ridicola, nei bilanci delle grandi potenze. Eppure per sei lunghi anni nessuno ha pensato a queste famiglie che gelavano in inverno, non avevano l’acqua in casa, mandavano i loro bimbi a giocare per le strade del campo profughi, invase dalle acque di fogna e dai topi. Vicino a una fossa che, a sentire le testimonianze della gente che vive in quella zona, è una delle discariche utilizzate per smaltire i proiettili all’uranio impoverito utilizzati dalla Nato durante i bombardamenti.
 
i bambini rom giocano come possonoI dimenticati di sempre. Ma com’è potuto accadere? Come è stato possibile che nessuno si sia occupato di queste famiglie? Per i Rom non è una novità: da sempre sono dimenticati da tutti, come se non esistessero. Eppure vivono in Kosovo da sempre e, nonostante il luogo comune li consideri un popolo nomade, abitano queste terre da secoli. Accanto ai Rom, di origine indiana, vivono gli Askhali, di origine egiziana. Neppure durante la vita della ex Jugoslavia sono mai stati censiti e gli organismi internazionali, come l’Unhcr, l’agenzia Onu che si occupa di profughi, non hanno mai potuto definirne il numero preciso. La burocrazia umanitaria, in certi casi, è particolarmente ottusa e, in mancanza di numeri sicuri, questi esseri umani sono rimasti nel loro campo malsano. Ma a essere in pericolo non è solo la salute dei Rom. Per anni, da quando gli albanesi kosovari combattevano le truppe di Belgrado e sognavano l’indipendenza, i Rom sono considerati dei collaborazionisti del governo serbo. Le spedizioni punitive delle milizie albanesi nei campi profughi Rom sono all’ordine del giorno e, per vincere il pregiudizio, non bastano 600mila euro.

Christian Elia

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