stampa
invia
Sul precipizio. Loro lo chiamano lager. Non c’è assistenza
medica, non c’è luce, non c’è acqua corrente. Come se non bastasse, il campo
profughi è adiacente a una discarica che, secondo molte denunce presentate nel
corso degli anni dalle associazioni che si occupano di loro, conterrebbe anche
rifiuti radioattivi. Adesso sembra che verranno trasferiti in un nuovo centro
e
che saranno assegnate loro delle abitazioni degne di questo nome. Il governo
svedese e quello tedesco, con una donazione di 320mila euro a testa, hanno
avviato il processo di ‘ricollocamento’ di queste famiglie che, dal 1999,
aspettano una casa. Sono tutti sfollati in seguito ai bombardamenti della Nato
per quella che fu presentata come la prima guerra umanitaria della storia
dell’uomo, il conflitto che doveva
fermare la pulizia etnica dei serbi ai danni degli albanesi in Kosovo e
scacciare Slobodan Milosevic, l’ultimo dittatore europeo. Dopo sei anni, su
quel conflitto sono stati versati fiumi d’inchiostro e, alla fine, Milosevic lo
hanno scacciato i serbi da soli, senza le bombe della Nato. Ma i Rom che hanno
dovuto abbandonare le loro case non erano abbastanza ‘umanitari’ e come nuova
casa hanno ottenuto solo una discarica, probabilmente tossica.
Sul baratro. “Sono stati portati via dalle loro case, hanno
vissuto in condizioni inumane e negli ultimi sei anni nessuno si è occupato di
loro”, ha commentato Per Byman, il direttore dell’intervento umanitario
svedese, “tanti bambini che sono nati qui presentano malformazioni inquietanti
e spero che adesso la loro vita cambi davvero”. Per il momento le famiglie Rom
saranno ospiti di una base militare francese, nell’attesa che i lavori delle
loro case vengano ultimati. Ma sarebbe un grave errore dimenticare che sono
bastati poco più di 600mila euro per restituire a queste persone la loro
dignità. Una cifra quasi ridicola, nei bilanci delle grandi potenze. Eppure per
sei lunghi anni nessuno ha pensato a queste famiglie che gelavano in inverno,
non avevano l’acqua in casa, mandavano i loro bimbi a giocare per le strade del
campo profughi, invase dalle acque di fogna e dai topi. Vicino a una fossa che,
a sentire le testimonianze della gente che vive in quella zona, è una delle
discariche utilizzate per smaltire i proiettili all’uranio impoverito
utilizzati dalla Nato durante i bombardamenti.
I dimenticati di sempre. Ma com’è potuto accadere? Come è
stato possibile che nessuno si sia occupato di queste famiglie? Per i Rom non
è
una novità: da sempre sono dimenticati da tutti, come se non esistessero.
Eppure vivono in Kosovo da sempre e, nonostante il luogo comune li consideri un
popolo nomade, abitano queste terre da secoli. Accanto ai Rom, di origine
indiana, vivono gli Askhali, di origine egiziana. Neppure durante la vita della
ex Jugoslavia sono mai stati censiti e gli organismi internazionali, come
l’Unhcr, l’agenzia Onu che si occupa di profughi, non hanno mai potuto
definirne il numero preciso. La burocrazia umanitaria, in certi casi, è
particolarmente ottusa e, in mancanza di numeri sicuri, questi esseri umani
sono rimasti nel loro campo malsano. Ma a essere in pericolo non è solo la
salute dei Rom. Per anni, da quando gli albanesi kosovari combattevano le
truppe di Belgrado e sognavano l’indipendenza, i Rom sono considerati dei
collaborazionisti del governo serbo. Le spedizioni punitive delle milizie
albanesi nei campi profughi Rom sono all’ordine del giorno e, per vincere il
pregiudizio, non bastano 600mila euro.Christian Elia