Scritto per noi da
Gianluca Ursini
"Non dovremmo nutrire aspettative sul fatto che gli
interventi umanitari possano davvero cambiare radicalmente la situazione nei
Paesi in cui intervengono". Parola di David Rieff, giornalista free lance,
da oltre 15 anni inviato nelle zone calde del pianeta per conto di testate Usa
quali New York Times o Los Angeles Times. Rieff, che si dichiara
"molto scettico, anche sulla possibilità che
gli attivisti dei diritti umani possano cambiare la situazione politica in Paesi
diversi dal proprio", ha avuto scambi di battute molto duri con il
pubblico della XII edizione di 'Redattore Sociale', seminario per giornalisti
attenti ai temi della diversità e dell'esclusione sociale, appuntamento annuale
nella comunità di Capodarco di Fermo nelle Marche, gestita da Don Vinicio
Albanesi.
Inviati disincantati. Rieff parlava, insieme con il collega italiano
Alberto Negri, inviato del 'Sole 24 ore', a una platea di oltre 200 giornalisti
di ogni tipo di media, dalla tv alla Rete, dando giudizi a volte brutali sul tema
discusso: "I paradossi del giornalismo umanitario". Che non si sa in
cosa consista, ma che per il cronista italiano ha come "unico scopo farci
sentire più buoni quando si avvicina Natale, come succederà con le cose che vi
racconteranno in tv sull'intervento italiano in Sri Lanka post-tsunami - con le
parole di Negri - quando
passerà da lì il viceministro Margherita Boniver (Esteri con delega alla
Cooperazione internazionale) a far vedere quanto son stati bravi gli italiani
nella ricostruzione". L'inviato italiano ha avuto parole pungenti proprio
sull'intervento post-tsunami: "Ogni intervento umanitario, anche se non
sostenuto da eserciti, è una ingerenza economica, e rappresenta una fortissima
intrusione nella società alla quale viene portato l'aiuto". Stimolato da
PeaceReporter sulla possibilità che l'attuale sistema di intervento umanitario
venga ricalibrato e migliorato, dando maggiore attenzione alle Ong locali che
operano sul territorio e conoscono maggiormente le esigenze reali della
popolazione, Rieff ha replicato di sostenere la "necessità di maggiore
professionalità nel lavoro delle Ong, e potete chiedere alle associazione
mediche cosa intendo", ribadendo anche che "tra la venalità di noi
uomini bianchi - riferendosi ai cooperanti occidentali che intervengono in
Paesi in via di sviluppo - e la corruzione o l'inefficienza dei governi locali,
come nel caso indonesiano, preferisco
noi venali uomini bianchi".
Disillusioni. Una serata che ha disilluso molti dei giovani
cronisti delle scuole di giornalismo presenti in sala, aprendo loro una
finestra sugli aspetti più difficili del mestiere che si accingono a esercitare;
Roberto Natali dell'UsigRai (sindacato interno) ha ricordato come il servizio
realizzato dai giornalisti di 'RaiNews24' Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta
sull'uso di fosforo bianco da parte
delle truppe Usa nella battaglia di Falluja in Iraq, abbia ricevuto complimenti
anche dal 'New York Times' e da diverse altre testate straniere, non solo Usa,
ma
attenda ancora un riconoscimento ufficiale da parte dell'ufficio di presidenza
dell'azienda a conduzione pubblica.
Mondi nascosti nel nostro Paese.
Una tre giorni intensa nella
comunità di Capodarco per questa edizione di Redattore Sociale
intitolata alla
"Meraviglia. I giornalisti e la scoperta di non sapere già tutto", in
cui sono stati anche analizzati aspetti 'stupefacenti' della realtà
italiana in
cui viviamo, a volte sfuggiti all'attenzione dei media.Nel dibattito
conclusivo del seminario sull'informazione, Antonio di Bella, direttore
del Tg3, ha ricordato come la meraviglia sia spesso da trovare tra le
cose che abbiamo già letto o sentito, ponendo l'esempio delle ondate di
migranti che arrivano sulle spiagge meridionali; "un fenomeno previsto
con
grande anticipo: bastava leggere "Alì dagli occhi azzurri" col quale
nel 1964 Pier Paolo Pasolini aveva previsto la situazione attuale dei
migranti". Alla fine hanno prevalso gli stimoli a documentarsi sempre
maggiormente per combattere il cinismo e il disincanto di parte della
categoria
giornalistica, come descritto a tinte fosche da Francesco Zizola,
fotoreporter
free lance italiano tra i più apprezzati all'estero. Zizola ha
riportato
l'esempio della crisi umanitaria del luglio scorso, quando in Niger
oltre
800mila persone, di cui 150mila bambini, rischiavano la morte per
inedia a
seguito di una carestia. Il fotografo, che segue spesso il lavoro di
'Medecins sans Frontieres' e della italiana 'Emergency', aveva
realizzato un reportage sulle prime cure portate
dalla Ong francese in due ospedali di campo nel Sud del Paese africano.
Ma si è sentito ribattere dai giornalisti dei
maggiori quotidiani nostrani a cui aveva proposto il reportage, che per
estate, " è una
notizia triste.. con i bambini che muoiono di fame in Africa. Fa
caldo... i
lettori si vogliono divertire".