05/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



XII edizione di 'Redattore Sociale': i giornalisti e gli interventi umanitari
Scritto per noi da
Gianluca Ursini
 
"Non dovremmo nutrire aspettative sul fatto che gli interventi umanitari possano davvero cambiare radicalmente la situazione nei Paesi in cui intervengono". Parola di David Rieff, giornalista free lance, da oltre 15 anni inviato nelle zone calde del pianeta per conto di testate Usa quali New York Times o Los Angeles Times. Rieff, che si dichiara "molto scettico, anche sulla possibilità che gli attivisti dei diritti umani possano cambiare la situazione politica in Paesi diversi dal proprio", ha avuto scambi di battute molto duri con il pubblico della XII edizione di 'Redattore Sociale', seminario per giornalisti attenti ai temi della diversità e dell'esclusione sociale, appuntamento annuale nella comunità di Capodarco di Fermo nelle Marche, gestita da Don Vinicio Albanesi.
 
da sinistra, Alberto Negri e David Rieff Inviati disincantati.  Rieff parlava, insieme con il collega italiano Alberto Negri, inviato del 'Sole 24 ore', a una platea di oltre 200 giornalisti di ogni tipo di media, dalla tv alla Rete, dando giudizi a volte brutali sul tema discusso: "I paradossi del giornalismo umanitario". Che non si sa in cosa consista, ma che per il cronista italiano ha come "unico scopo farci sentire più buoni quando si avvicina Natale, come succederà con le cose che vi racconteranno in tv sull'intervento italiano in Sri Lanka post-tsunami - con le parole di Negri -  quando passerà da lì il viceministro Margherita Boniver (Esteri con delega alla Cooperazione internazionale) a far vedere quanto son stati bravi gli italiani nella ricostruzione". L'inviato italiano ha avuto parole pungenti proprio sull'intervento post-tsunami: "Ogni intervento umanitario, anche se non sostenuto da eserciti, è una ingerenza economica, e rappresenta una fortissima intrusione nella società alla quale viene portato l'aiuto". Stimolato da PeaceReporter sulla possibilità che l'attuale sistema di intervento umanitario venga ricalibrato e migliorato, dando maggiore attenzione alle Ong locali che operano sul territorio e conoscono maggiormente le esigenze reali della popolazione, Rieff ha replicato di sostenere la "necessità di maggiore professionalità nel lavoro delle Ong, e potete chiedere alle associazione mediche cosa intendo", ribadendo anche che "tra la venalità di noi uomini bianchi - riferendosi ai cooperanti occidentali che intervengono in Paesi in via di sviluppo - e la corruzione o l'inefficienza dei governi locali, come nel caso indonesiano, preferisco noi venali uomini bianchi".
 
Un altro momento dei dibattiti, con Don Vinicio Albanesi e Paolo Restuccia, regista de 'Il ruggito del coniglio'Disillusioni. Una serata che ha disilluso molti dei giovani cronisti delle scuole di giornalismo presenti in sala, aprendo loro una finestra sugli aspetti più difficili del mestiere che si accingono a esercitare; Roberto Natali dell'UsigRai (sindacato interno) ha ricordato come il servizio realizzato dai giornalisti di 'RaiNews24' Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta sull'uso di fosforo bianco da parte delle truppe Usa nella battaglia di Falluja in Iraq, abbia ricevuto complimenti anche dal 'New York Times' e da diverse altre testate straniere, non solo Usa, ma attenda ancora un riconoscimento ufficiale da parte dell'ufficio di presidenza dell'azienda a conduzione pubblica.
 
 
Il direttore del Tg3 Antonio Di Bella e Don VinicioMondi nascosti nel nostro Paese. Una tre giorni intensa nella comunità di Capodarco per questa edizione di Redattore Sociale intitolata alla "Meraviglia. I giornalisti e la scoperta di non sapere già tutto", in cui sono stati anche analizzati aspetti 'stupefacenti' della realtà italiana in cui viviamo, a volte sfuggiti all'attenzione dei media.Nel dibattito conclusivo del seminario sull'informazione, Antonio di Bella, direttore del Tg3, ha ricordato come la meraviglia sia spesso da trovare tra le cose che abbiamo già letto o sentito, ponendo l'esempio delle ondate di migranti che arrivano sulle spiagge meridionali; "un fenomeno previsto con grande anticipo: bastava leggere "Alì dagli occhi azzurri" col quale nel 1964 Pier Paolo Pasolini aveva previsto la situazione attuale dei migranti". Alla fine hanno prevalso gli stimoli a documentarsi sempre maggiormente per combattere il cinismo e il disincanto di parte della categoria giornalistica, come descritto a tinte fosche da Francesco Zizola, fotoreporter free lance italiano tra i più apprezzati all'estero. Zizola ha riportato l'esempio della crisi umanitaria del luglio scorso, quando in Niger oltre 800mila persone, di cui 150mila bambini, rischiavano la morte per inedia a seguito di una carestia. Il fotografo, che segue spesso il lavoro di 'Medecins sans Frontieres' e della italiana 'Emergency', aveva realizzato un reportage sulle prime cure portate dalla Ong francese in due ospedali di campo nel Sud del Paese africano. Ma si è sentito ribattere dai giornalisti dei maggiori quotidiani nostrani a cui aveva proposto il reportage, che per estate, " è una notizia triste.. con i bambini che muoiono di fame in Africa. Fa caldo...  i lettori si vogliono divertire".
 
Categoria: Politica, Media
Luogo: Italia
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