Altri sei stranieri rapiti. Pacifisti e amici del popolo iracheno
Nonostante le
pesanti offensive lanciate in diverse province del paese dall’esercito
Usa e
dalla Guardia Nazionale Irachena in vista delle elezioni del 15
dicembre, la
guerriglia continua gli attacchi e rispolvera l’arma dei sequestri di
persona
contro civili stranieri. Un modo a buon mercato per catturare
l’attenzione
internazionale e sabotare il processo politico. Oggi a Baghdad è
stato sequestrato, da sconosciuti armati, anche un ingegnere francese
che si occupava di purificazione delle acque.

Bersagli facili,
non più persone. Susanne,
43 anni, è un' archeologa tedesca che da anni vive in Iraq. È stata sposata con
un iracheno e ha una figlia di 11 anni. Convertita all’islam, parla arabo e
conosce bene la cultura e la storia islamica. Lavorava al sito archeologico di
Isin, nel sud del paese, e dall’inizio della guerra ha assistito alle
distruzioni e ai trafugamenti di reperti millenari cui l’area è stata soggetta.
È stata rapita il 25 novembre insieme al suo autista, di cui non si conosce
nemmeno il nome.
Tom, uno
statunitense di 54 anni, Norman, inglese di 74, James e Harmeet, canadesi di 41
e 32 anni, si trovavano in Iraq per il Christian Peacemakers Team.
L’organizzazione cristiana battista, nel paese dal 2002, è specializzata
nell’interposizione non violenta e in questi tre anni ha svolto sul campo un
lavoro di documentazione indipendente, sostenendo in particolare i diritti dei
detenuti. I quattro sono stati rapiti il 26 novembre alla periferia di Baghdad.
Susanne Osthoff, Norman Kember, Tom Fox, James Loney e Harmeet Singh Sooden,
giravano disarmati e senza scorta.
Un incubo che
ritorna. La
Osthoff e i
quattro del Christian Peacemakers Team sono stati rapiti e poi esibiti come prede
o oggetti di
scambio in
due video trasmessi dalla tv tedesca Ard e da Al Jazeera. L’incubo dei
rapimenti in Iraq
non è mai cessato, ma dopo il picco raggiunto nel 2004, almeno quelli a
danno
di civili stranieri erano andati calando. Le sparizioni e gli omicidi
di
civili iracheni, invece, sono da mesi una costante delle cronache
locali, e le
vittime sono soprattutto di confessione sunnita. Mentre le forze di
occupazione
tentano di impiegare la Guardia Nazionale irachena, composta in gran
maggioranza da sciiti, per combattere la cosiddetta insorgenza, sono
sempre più
numerosi gli episodi che vedono le stesse forze dell’ordine irachene
sotto
accusa per rapimenti, torture e uccisioni di civili sunniti. Lo stesso
ministro
dell’Interno iracheno, Jabr Al Samarai, è un ex membro delle brigate di
al Sadr,
ed è stato al centro di diverse accuse in tal senso. Oltre queste
estorsioni, di matrice politica, sono in costante aumento anche quelle
di civili iracheni, finalizzate alla richiesta di un riscatto.

Diversi autori,
diversi scopi, lo stesso strumento. La frequenza di abusi contro di loro, sembra aver spinto anche alcuni gruppi
armati
sunniti a riprendere la strategia dei sequestri di persona. La nuova minaccia
per loro viene dal sostegno dell’Iran al governo iracheno, in maggioranza sciita.
Il 28 novembre sulla strada tra Samarra e Balad, sono stati rapiti
quattro pellegrini iraniani, alla vigilia dell’entrata in vigore degli accordi
tra Baghdad e Teheran sul transito dei fedeli persiani in territorio iracheno.
Il
rapimento dell’archeologa tedesca è stato rivendicato da un gruppo armato che
ha chiesto al governo di Berlino di cessare ogni rapporto con quello di
Baghdad, riferendosi probabilmente all’addestramento delle truppe irachene, che
ufficiali tedeschi organizzano negli Emirati Arabi Uniti. Gli inquirenti iracheni,
però, sembrano propendere per l’ipotesi di sequestro a scopo di riscatto. I quattro
Cpt invece, sono tenuti in ostaggio da un gruppo chiamato “Brigate delle spade
della verità”, una sigla inedita. Dal video non risulta che i loro carcerieri
abbiano avanzato alcuna richiesta, sembra piuttosto che li processino con
l’accusa di essere spie delle forze di occupazione.
Lo scopo di questi
ultimi rapimenti pare essere quello di scoraggiare l’arrivo in Iraq di osservatori
internazionali per la consultazione del 15 dicembre, ma, anche in questo caso
potrebbe trattarsi di una minaccia indirizzata alle nazioni che intendono
aprire rappresentanze diplomatiche a Baghdad, come appunto il Canada, terra
d’origine di due dei quattro Cpt rapiti.
In ottobre il giornalista
del Guardian Rory Carroll è stato rapito e poi rilasciato in
un sobborgo di Baghdad. A fine mese è stata sequestrata anche una
delegazione diplomatica marocchina.