04/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un reportage rende la complessità degli ultra-ortodossi in Israele

Scritto per noi da
Yael Artom

Girando per le strade di Mea Shaarim, il quartiere ultra-ortodosso di Gerusalemme, sembra di entrare in una società di persone che vivono in altri tempi e vestono tutte uguali. L’impressione non è solo del turista, ma anche dell’israeliano laico.  La tentazione di pensare gli ultra-ortodossi come un gruppo omogeneo è forte, soprattutto viste le tensioni fra religiosi e laici. Quello fra religiosi e laici è uno dei contrasti più forti in Israele. 
 
il Rabbino Schneerson, storico capo del movimento chabadUna lunga storia. Questo contrasto è a volte ideologico, ma più spesso riguarda temi politici ed economici. Parte della tensione deriva dalla legislazione israeliana che riguarda specificatamente gli ultra-ortodossi. 
Nel 1948 fu votata la risoluzione ONU che riconosceva lo stato di Israele. La grande maggioranza della popolazione e del mondo politico israeliano di allora era laica, quando non apertamente atea. In un clima di euforia, idealismo e caos furono istituite molte leggi che oggi sembrano discutibili. Uno degli esempi più evidenti in questo senso è quello delle norme che riguardano religione e religiosi. Poco dopo la nascita d’Israele, il rabbino Karlitz, capo di un gruppo di circa 400 religiosi, si recò in visita da Ben Gurion, l’allora primo ministro d’Israele. Sottolineando l’importanza nell’ebraismo della comunità degli ebrei ortodossi dell’Europa dell’Est, quasi sterminata da Hitler, e chiese a Ben Gurion un contributo per preservarla. 
 
Ovadia Yosef, capo spirituale dello shasPrivilegi o diritti? Questo incontro è alla base della prima legislazione riguardante i religiosi che includeva, ad esempio, l’esenzione automatica dal servizio militare per coloro che studiano religione a tempo pieno. Oggi questa legislazione estende i diritti e, all’esenzione, si aggiungono i contributi statali e altro ancora. La legislazione, che nel 1948 riguardava solamente 400 persone, oggi riguarda più di 40mila. Il gruppo originale che beneficiava di questi privilegi, piuttosto omogeneo, si è trasformato in un gruppo che include una costellazione di credenti di varie correnti. Questo insieme di norme è al centro di aspri dibattiti fra religiosi e laici.  I contributi statali e l’esenzione automatica dal servizio militare sono oggetto di continue polemiche, anche per i pericoli ai quali sono esposti i soldati in Israele e visto che la maggior parte degli ultra-ortodossi è di destra. La situazione è complicata dall’intervento della politica. I partiti religiosi sono una minoranza, ma il loro peso è determinante in Israele, dove le maggioranze non sono mai troppo larghe. I partiti religiosi fanno pesare il loro voto a favore di chi promette di elaborare leggi a loro favore. Per esempio, in un Paese avanzato come Israele, non esiste il matrimonio civile. A contribuire alle polemiche non sono solo i partiti religiosi, ma anche lo Shinui, il partito per i diritti dei laici, spesso offensivo nei confronti dei religiosi. 
 
una manifestazione dei Naturei, strenui oppositori del sionismoUna società complessa. Ma la legislazione riguardante la comunità religiosa non ha effetti solo sulla parte laica della popolazione. Per esempio, l’esenzione dall’esercito fino a poco tempo fa veniva concessa solo a condizione che il candidato studiasse solamente e non lavorasse.  Così, mentre gli uomini si dedicano agli studi religiosi, sono le donne a mantenere la famiglia e questo rappresenta una contraddizione per la comunità religiosa che ha un’idea tradizionale della famiglia. Coloro che accettano il contribuito statale riconoscono implicitamente lo stato di Israele, osteggiato da molti ultra-ortodossi perché non ha natura religiosa. Molti decidono di non arruolarsi nell’esercito per paura che il contatto con l’esterno li allontani dalla loro comunità, cosa che effetivamente accade spesso. La figura di un uomo vestito in bianco e nero, con cappello, riccioli e barba, è diventata un simbolo, ma gli ebrei credenti sono in realtà di molti tipi, diversi non solo a seconda del grado di religiosità, ma anche a seconda delle varie correnti interne all’ebraismo ortodosso.
Si deve intanto differenziare fra ebraismo ortodosso, conservativo e riformista.
 
una manifestazione degli hassidimUn arcipelago sfaccettato. Le ultime due correnti fioriscono soprattutto fuori da Israele, e fanno storcere il naso agli ultra-ortodossi che le considerano alla stregua di eresie. In Israele domina l’ebraismo ortodosso, che comunque varia a seconda dei gruppi, della provenienza anche se remota (Sefarditi o Ashkenaziti, cioè di provenienza e tradizioni del Nord Africa o dell’Europa dell’Est) e della loro aderenza alle diverse tradizioni. Quella che a occhi esterni appare come un mondo uniforme è, in realtà, ricco di differenze anche sostanziali. Una varietà di stili che rappresenta, agli occhi dei conoscitori, una scelta: il tipo di cappello, la gonna, i pantaloni sono tutte espressioni delle diverse correnti.  Da quelli più estremisti a coloro che non riconoscono lo stato d’Israele. Dai gruppi che si rinchiudono in una specie di ghetto a quelli che comunicano spesso col mondo esterno e così via. In generale, gli ultra-ortodossi vengono chiamati in Israele kipà schorà (un termine generico come ultra-ortodossi), o peggio ancora dossim (dal termine Yiddish che indica un religioso), che ha connotazioni negative.  Kipà Schorà vuol dire ‘papalina nera’ ed è usato come contrasto a kipà srugà, papalina fatta a maglia. Il secondo gruppo è quello dei religiosi integrati nella società israeliana che si arruolano, vestono in modo ‘normale’ e riconoscono lo stato di Israele. Completamente opposta è l’immagine di kipà schorà: facendo di tutta l’erba un fascio, l’immagine è quella di un gruppo estremamente chiuso, che sfugge i contatti con l’esterno e parla solamente yiddish.  In realtà, questa comunità non è omogenea, ma raccoglie tanti movimenti, e le differenze fra i vari movimenti sono tante.
 
una scheda tecnica con alcuni dei gruppi ortodossi 
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