05/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Dante Calabria critica i suoi Usa: "La guerra non è la soluzione"
Dante Calabria, guardia dell'Armani Jeans MilanoCon quel nome da paisà, Dante Calabria era probabilmente destinato a essere un cestista americano atipico. La 32enne guardia dell’Armani Jeans Milano, di chiare origini italiane (i bisnonni erano di Salerno), va infatti contro tutti gli stereotipi sui giocatori che arrivano in Europa da oltreoceano: è uno che si inserisce subito nei posti dove gioca, dopo cinque stagioni in Italia ha ormai imparato la nostra lingua e grazie al doppio passaporto ha partecipato agli Europei giocando con la Nazionale italiana (e si dice pronto a rifarlo). Quando va in giro per Milano, con gli auricolari e il berretto a coprire la sua capigliatura da hippie, cammina spedito proprio come i milanesi. In più, parla volentieri di argomenti non legati al basket (“finalmente!”) e lo fa partendo da convinzioni personali molto forti. Una su tutte: che la guerra non è mai una soluzione.
 
Da qualche anno le critiche agli Usa si sono moltiplicate su guerra, politica, ambiente. E’ dura oggi fare l’americano all’estero?
“No, non direi così. Per me l’opinione dei leader di un Paese non rispecchia necessariamente quelle molteplici della gente. Io non sono un sostenitore di Bush, non sono un sostenitore di nessuno. Io sono io, con le mie idee e i miei valori”.
 
Hai votato alle elezioni dell’anno scorso?
“No, non ho mai votato in vita mia. Mettila così: in una vera democrazia, il voto conta. Ma noi non viviamo in una vera democrazia. Negli Usa può diventare presidente un candidato senza la maggioranza dei voti popolari, è successo nel 2000. E poi ci dicono che vogliono stabilire la democrazia in Iraq e in tutto il Medioriente: ma se la democrazia vera non ce l’abbiamo neanche noi...”.
 
Marines in IraqDella guerra in Iraq cosa pensi?
“Che era, come quella in Afghanistan, fondata su premesse false e dichiarata solo per il petrolio. Ma io non credo in nessuna guerra, perché non è mai una soluzione. Se un esercito invade un Paese e uccide delle persone, per me è sempre un omicidio, una cosa impossibile da capire”.
 
I sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani è contraria alla guerra in Iraq. Si comincia a ipotizzare un ritiro delle truppe. Tu cosa faresti?
“E’ una situazione difficile. Credo che non si possa mai vincere una guerra. Cosa te la fa vincere? Uccidere tutti gli abitanti, rovesciare un governo, costruire una falsa democrazia? Da un lato penso: cosa abbiamo capito se riportiamo i soldati a casa ora? Tutti gli innocenti uccisi sarebbero morti senza un risultato raggiunto... ma d’altra parte, se rimani continuano a morire sia i soldati sia i civili. Si perde in entrambe le ipotesi”.
 
Qualche giorno fa negli Usa è stata giustiziato il millesimo detenuto dalla reintroduzione della pena di morte. Sei tra i due terzi degli americani che sono ancora favorevoli a questa pratica?
“Argomento delicato, sono un po’ indeciso...direi che sono contro, ma allo stesso tempo credo che a volte forse è la cosa corretta da fare. Sai, il problema sta nel sistema giudiziario, ci sono tanti episodi di gente condannata ma che era innocente, specie ora con le prove del Dna. E’ difficile avere la certezza piena della colpevolezza di chi mandi a morire”.
 
Un altro tema sul quale gli Usa vengono criticati è l’ambiente, per le troppe emissioni nocive rispetto agli altri Paesi industrializzati...
“Negli Usa ci sono 300 milioni di persone e la migliore tecnologia però...”
 
Un Suv, fuoristrada da città. Negli Usa questi veicoli, veri e propri bevitori di benzina, sono ormai il tipo di macchina più vendutoPerò le automobili americane consumano molto più di quelle europee e giapponesi.
“Io in America ho un Suv, uno molto grande. Ma sai, la benzina la pago io...è come per le sigarette, se vuoi che la gente smetta di fumare, alzi i prezzi alle stelle e chi non se lo può permettere non fumerà più, mentre chi lo vorrà veramente continuerà a pagare”.
 
E’ stato calcolato che se il parco macchine americano consumasse come quello europeo o giapponese, gli Usa non avrebbero bisogno di importare petrolio dal Medioriente. Non credi che la somma dei comportamenti di tutti determini la politica di una nazione?
“E’ vero, forse se tutti facessimo un po’ di più...ma anche chi predica bene poi fa quello che vuole. Vai in Yugoslavia e vedi che tutte le macchine dell’Onu sono dei Suv. Aiuterebbe l’ambiente se tutti guidassimo macchine più piccole? Probabilmente sì. Ma allo stesso tempo ti dico che amo guidare il mio macchinone (ride, nda)...sai, è diverso, in America abbiamo gli spazi per guidare macchine così grandi, nelle città italiane questo spazio manca”.
 
Non credi che la mentalità americana veda come un tabù il risparmio energetico?
“E’ anche una questione di abitudini. In America si lamentano dei prezzi della benzina, che pure costa la metà rispetto all’Italia. Ma io quando torno a casa sono contento! Qui con 75 euro faccio tre quarti di pieno, in America con 75 euro faccio il pieno e ci aggiungo la cena”.
 
Il rimedio qual è? Benzina più cara per tutti?
“Se aumenti il prezzo della benzina costringi chi non può permettersi quelle spese a comprare una macchina che consuma meno. E’ una misura un po’ drastica, ma se servisse a ridurre le emissioni, non la escluderei”.

Alessandro Ursic

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