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Dal primo dicembre è iniziata la missione europea di monitoraggio di uno dei
più delicati confini d’Europa: quello tra l’Ucraina e l’autoproclamata repubblica sovietica di Transnistria, entità statale non riconosciuta dalla comunità internazionale, nata nel 1992
dopo una breve e vittoriosa guerra d’indipendenza combattuta contro l’esercito
moldavo, e costata 1.500 morti e 100 mila profughi.
Da qui la missione di monitoraggio dell’Unione europea: 70 guardie di frontiera
europee, assistite da 50 agenti moldavi, che per almeno due anni controlleranno
i 400 chilometri di confine tra Transnistria e Ucraina e i sospetti traffici che
avvengono nel grande porto ucraino di Odessa, subito a sud della repubblica fantasma.
Il pressing di Usa e Ue. A innescare l’aumento della tensione è stato il mutamento degli equilibri regionali
prodotto dalla svolta filo-occidentale del governo moldavo dopo le elezioni del
marzo di quest’anno, e soprattutto dalla rivoluzione ‘arancione’ in U craina e dal conseguente mutamento di rotta di Kiev sulla questione Transnistria.
Mentre il governo ucraino filo-russo Leonid Kuchma sosteneva e spalleggiava, anch e geograficamente, la piccola repubblica ribelle, quello filo-americano dell’
‘arancione’ Viktor Yushenko si è allineato subito con Stati Uniti, Nato e Ue chiedendo
il rispetto da parte di Mosca degli accordi di Istanbul del 1999 che prevedevano
il completo ritiro russo entro la fine del 2002. All’inizio di quest’anno Yushenko
si è addirittura fatto personalmente promotore di una soluzione negoziale che prevedeva la garanzia di uno ‘status
speciale’ della T ransnistria all’interno dello Stato
moldavo in cambio di libere elezioni da tenersi nella repubblica separatista
sotto monitoraggio internazionale. Non quindi quelle a partito unico per il rinnovo
del Soviet Supremo previste per l’11 dicembre, cioè tra pochi giorni: l’Osce ha
chiarito che quelle non sono considerabili elezioni democratiche. Inoltre, sia
Ucraina che Moldova hanno chiesto di coinvolgere anche gli Stati Uniti e l’Unione
Europea nelle trattative a tre. Cosa che è avvenuta alla ripresa dei negoziati,
in ottobre, con gran disappunto da parte del Cremlino, già infastidito dal progetto
di costruzione di una base militare Usa in Romania, legata a doppio filo alla
Moldova per affinità etnica.
ti dagli ultimi negoziati. Di conseguenza – ha a nnunciato a sorpresa Smirnov – è arrivato il momento di lavorare per il riconoscimento
dell’indipendenza della nostra repubblica: presto nessuno più dirà ‘autoproclamata’
repubblica indipendente quando si riferirà alla Transnistria”. Enrico Piovesana