Nonostante non vengano maltrattati, i prigionieri di Camp Bondsteel, la
più grande base americana in Kosovo, non hanno nessun diritto
giudiziario. E' quanto afferma un ex detenuto: Ilir F., cittadino
kosovaro di 31 anni nel carcere di Bondsteel ci è finito per due volte,
la prima nel 2002 e l'altra nel 2003. In un'intervista per l'emittente
di Tirana "News24", andata in onda sabato scorso, Ilir racconta che
"tutti i detenuti indossavano delle tute arancione" come quelle della
base Usa di Guantanamo, "ma questa è una pratica che si è diffusa in
tutte le carceri del Kosovo". Tra l'altro, nel suo racconto, l'ex
detenuto ha negato che nella base di Bondsteel ci fossero prigionieri
provenienti dall'estero. Intanto, la polemica sulle prigioni segrete della CIA
nell'Europa
dell'Est, sfiora anche l'Albania. Il quotidiano "Korrieri" ha
pubblicato per diversi giorni un rapporto della "Global Research",
citato anche dall'agenzia bulgara "Sofia News Agency", secondo il quale
la città di Scutari (nord-ovest) è stata usata dagli aerei della CIA
come tappa durante il trasferimento di prigionieri sospettati di
terrorismo.
La vita a Bondsteel. "Appena arrivi là, gli ufficiali
americani ti
prendono in consegna. Perché a Bondsteel ti ci possono mandare tutte le
forze della Nato presenti in Kosovo che non hanno una prigione
propria". Ilir esordisce così il suo racconto per "News24" confermando
che nel campo americano costruito in Kosovo nel 1999, alla fine della
guerra, "i diritti umani vengono rispettati e non ci sono
maltrattamenti". "Anzi – aggiunge – quando vieni interrogato dagli
altri servizi segreti c'è sempre un funzionario americano per
proteggerti nel caso loro si irritino e cerchino di colpirti". La vita
a Bondsteel segue le regole di una base militare. "La prigione
al centro della base è costituita da 24 container divisi su due file e
attraversate da un corridoio comune. La zona è circondata dal filo
spinato che delinea anche l'area in cui i detenuti per due ore al
giorno possono vivere all'aperto. Tutti indossano la tuta arancione, ma
questo ormai succede anche nelle altre prigioni civili del Kosovo".
Ilir non si lamenta delle condizioni di vita: "Le celle hanno 4 letti
ciascuna, sono dotate di bagno e aria condizionata. Una volta al giorno
ti danno libri e giornali, in più anche il Corano o la Bibbia per chi
lo richieda".
Nessun diritto giudiziario. Comunque,
quello che emerge
dalla
testimonianza di Ilir è che Bondsteel non è una prigione normale.
"Quello è l'unico carcere del Kosovo in cui non si applicano i codici
che la missione delle Nazioni Unite ha invece introdotto nel resto
della Provincia", ha affermato in un'altra intervista concessa
all'Ansa. "Nelle prime 24 ore puoi effettuare una chiamata – ha
spiegato davanti
alle telecamere di ‘News24'- All'inizio degli interrogatori ti viene
chiesto se vuoi essere assistito da un avvocato, ma non serve a niente.
Io personalmente ho rifiutato, né ho mai saputo di altri prigionieri
che ne abbiano usufruito. Ma questo non cambia niente, perché anche se
prendi un avvocato lui ti può solo ascoltare o al massimo suggerirti se
rispondere o meno a una domanda… cosa che puoi fare anche da solo.
L'avvocato non ha diritto di lamentarsi, può solo partecipare
all'interrogatorio che è condotto esclusivamente da militari". Nel
resto del Kosovo la legge stabilisce che una persona arrestata,
entro 72 ore deve comparire davanti al magistrato, garanzia che a
Bondsteel non esiste. "Non ho mai incontrato neppure un giudice o un
procuratore", spiega Ilir. "La prima volta sono stato recluso per 25
giorni e la seconda per 43, ma il mio destino è stato deciso sempre dai
militari: nessun giudice si è mai occupato del mio caso e quando sono
stato rilasciato, non mi è stato dato nessun documento che certificasse
la mia detenzione".
"Ti interrogano quando vogliono, anche di notte. Io sono stato sempre
interrogato dall'1:00 alle 4:00 della notte. Ma non ti puoi neanche
lamentare, perché non puoi avere nessun contatto con un giudice o
procuratore finché ti tengono là. E ti possono tenere rinchiuso anche
per 3 anni, se ti considerano pericoloso". Ilir, che ha combattuto al
fianco della guerriglia albanese, per due volte è stato arrestato per
sospetti legami con gruppi eversivi etnici. Ma Bondsteel non viene
usato solo dagli americani. "La prima volta, nel 2002, sono stato
portato là dagli italiani e la seconda volta, nel 2003, dagli inglesi:
in questi casi i soldati americani garantivano solo la custodia, mentre
gli italiani e gli inglesi conducevano gli interrogatori".
È possibile che Bondsteel venga utilizzata come prigione segreta della
CIA per ospitare prigionieri provenienti dall'estero? "Io non lo credo
– afferma - e almeno in quei container non ho mai visto stranieri. Solo
in un caso ho visto due arabi, ma sono stati rilasciati subito perché
arrestati per sbaglio: erano funzionari di una banca. Del resto nella
base circolano traduttori albanesi e sicuramente se questo fosse
accaduto la notizia sarebbe circolata". Ma se Camp Bondsteel è una base
militare molto discussa, c'è ne è un'altra molto meno conosciuta ma
molto più misteriosa. "In Kosovo però – ha detto Ilir all'Ansa – c'è
un'altra base americana, decisamente meno conosciuta di Bondsteel anche
se si trova poco distante: si chiama Monteeth ed è sotto il pieno
controllo dei servizi segreti statunitensi. Lì dentro nessuno di noi ha
mai saputo che cosa accada".
"CIA-gate" e l'Albania. Intanto lo scandalo delle prigioni segrete
della CIA nell'Europa dell'Est ha sfiorato l'Albania. Mentre i media
locali generalmente si sono limitati a raccontare quello che succedeva,
il quotidiano "Korrieri" è l'unico che si è messo a indagare su un
possibile coinvolgimento dell'Albania. Il 18 novembre scorso il
giornale ha pubblicato un rapporto della "Global Research", ripreso tra
l'altro anche dall'agenzia bulgara "Sofia News Agency", secondo il
quale la CIA avrebbe usato il territorio albanese come tappa durante il
trasferimento di prigionieri accusati di terrorismo. Nel rapporto viene citata
la città di Scutari (nord-ovest), vicino alla
quale si trova l'aeroporto militare di Gjadri, una delle basi albanesi
che ha sempre suscitato curiosità tra l'opinione pubblica per il
mistero che lo ha sempre avvolto. La pista dell'aeroporto è collegata
ad un tunnel a forma di "U" costruito sotto la montagna di Kakariq che
affianca la base. All'interno del tunnel si possono nascondere decine
di caccia bombardieri. Inoltre è presente un'officina e il comando
della base. Durante la guerra in Kosovo circolava voce che la base
venisse usata dagli americani, ma niente di tutto ciò è mai stato
accertato. Secondo esperti militari interrogati dal "Korrieri", l'aeroporto di
Gjadri avrebbe tutte le capacità tecniche per l'atterraggio di un
Hercules C-130, il modello di aereo che secondo il rapporto della
"Global Research" sarebbe stato usato dalla CIA. Tuttavia, non si è mai
parlato dell'esistenza di prigioni segrete dei servizi segreti
americani nel Paese. In seguito alla pubblicazione del rapporto di "Korrieri",
alcuni ex
ministri socialisti si sono limitati a negare che il territorio
albanese sia mai stato utilizzato dalla Cia per tali scopi. Ma vista
anche la delicatezza dell'argomento, i media lo hanno accantonato e del
tema non si è più parlato.