“Il Paesaggio tradito. Sguardi su un territorio compromesso.” è una mostra di
dieci fotografi- artisti organizzata Da Gigliola Foschi e Andrea Dall’Asta S.I.
presso l’Auditorium San Fedele di via Hoepli 3 a Milano che affronta con ironia,
competenza e spirito di denuncia l’aggressione subita da grosse fette del nostro
Paese da cementificatori e palazzinari.
“ Se in altri paesi europei lo sviluppo economico sociale ha tentato altre strade
per difendere la qualità dell’ambiente”, scrive nell’introduzione al bel catalogo
Andrea Dall’Asta, il Direttore della Galleria, “ In Italia è arrivata troppo tardi
la presa di coscienza della necessità di un’integrazione tra politiche di tutela
e di salvaguardia e politiche di sviluppo…Un fenomeno in cui si sono unite inefficienza
e corruzione, coinvolgendo il mondo della politica e quello della grande speculazione
edilizia e fondiaria. Il territorio italiano ne è risultato drammaticamente depotenziato
nella sua bellezza e nel suo stesso linguaggio, punto di arrivo di secoli di storia…Quale
cultura ha permesso questa aggressione del territorio?”
Un tema ripreso e riproposto da Gigliola Foschi, Critico e storico della fotografia,
in riferimento al “ territorio compromesso” . “ Se il fenomeno della città diffusa”,
scrive,”- pur con esiti diversi – accomuna aree metropolitane sia italiane che
europee, e può essere intese come l’inevitabile portato di un’evoluzione storica
entrata nella sua fase post- moderna, altre trasformazioni del territorio avvenute
in Italia presentano invece aspetti involutivi e “autolesionistici” di arretratezza
e cattiva gestione in cui gli interessi di pochi contrastano con quelli della
collettività. Per fare un solo esempio: la colata cementizia di squallide seconde
case abusive che affliggono una parte delle coste italiane non possono essere
intese come un indice di modernità, ma solo di un degrado politico e sociale
a cui corrisponde un mancato sviluppo turistico.”
Andrea Abati, Matteo Balduzzi, Nunzio Battaglia, Alessandro Cimmino, William
Guerrieri, Alberto Muciacca, Claudio Sabatino, Alessandro Vicario, Edoardo Winspeare,
Marco Zanta sono gli autori degli interventi fotografici che riempiono le pareti
dell’Auditorium.
Il loro raccontare il paesaggio italiano è un ideale collegamento alla mostra
“ Viaggio in Italia” curata nel 1984 da Luigi Ghirri ed esposta alla Pinacoteca
provinciale di Bari nel 1984, e riproposta di recente dal Museo di Fotografia
Contemporanea di Cinisello Balsamo, un piccolo gioiello di raccolte fotografiche
creato da non molto tempo e situato nella comunale Villa Ghirlanda.
William Guerrieri riprende i cadaveri ancora suggestivi, nel loro abbandono,
delle cascine delle campagne emiliane, Correggio in particolare, con attrezzi
e vecchi trattori arrugginiti, gli ultimi segni di vita di un’economia contadina
che aveva storicamente “formato” territorio e umanità. Troppi alti i costi per
un dignitoso restauro, la loro presenza di antiche piramidi viene fatta rivivere
e segnalata da immagini denuncia di un’identità perduta.
“ Una terra dolce e gentile?” si chiede e ci chiede Marco Zanta, riprendendo
felicemente le dolci colline del vino di Pieve di Soligo, provincia di Treviso,
piccole case d’epoca, alberi rutilanti; ma dietro quasi nascoste, ma sempre più
avanzanti come una malattia, eccole le nuove costruzioni, che occhieggiano per
farsi largo. Edifici ipocriti, composti, ben disegnati, invadenti con misura,
che prendono gli spazi senza forza ma non li mollano più. .
Matteo Balduzzi taglia intellettuali e pensatori, prende in mano l’ex area industriale
della Innocenti e coinvolge nelle foto la gente che ci abita, espone una struttura
modificabile, variabile come un puzzle, dove chiunque può intervenire e incollare
il pezzo di città , magari un albero, come più gli aggrada. Sceglie poi un’altra
città dal passato industriale, Sesto San Giovanni, ( in catalogo) e anche lì fa
intervenire chi abita e vive, con segni e disegni sulle foto, che diventano meno
fredde e anonime, non più solo pavimenti e mattoni e acciaio, ma tessuto urbano
vitale.
Edoardo Winspeare, cineasta, regista di “ Sangue amaro”, creatore del comitato
Coppula Tisa, cerca di salvare il suo Salento acquistando pezzi di territorio
per tenere lontani edificatori selvaggi ed espone un video pragmatico con la distruzione
di blocchi di cemento di un progetto mai finito.
Andrea Abati diventa il cronista della pagina nera dell’assassinio della falda
acquifera del Mugello, da parte dei cantieri dell’alta velocità. Le sue immagini
mostrano immense montagne di detriti, “incontrano” le famiglie e i paesaggi, sono
duri documenti sociali al di là di una banale estetica, oltre la forma.
Nunzio Battaglia ci illustra lo splendido mare di Palermo visto dall’alto, sotto
però la sua città ci offre scheletri di costruzioni abusive come brutti calabroni,
e le coste riprese dai suoi scatti hanno colori tenui ma una denuncia forte contro
chi costruisce sulla spiaggia o su speroni di roccia, Un “delirio creativo”, come
scrive Gigliola Foschi.
Alberto Muciaccia ci presenta splendide immagini del territorio attorno a Roma:
alcune conservano il verde e il fascino della campagna romana, a fare da contrasto
drammatico altre foto con il terreno violentato e spazzato via, con sfondo di
case raggruppate e raccolte sullo sfondo, per la costruzione di enormi Super,
mercati e non, giganti mangiatori di spazi.
Oppure costruzioni di finte piazzette e false armonie, non collegate alla storia
del territorio.
Claudio Sabatino ci illustra gli splendidi Campi Flegrei, in Campania e la sua
denuncia colpisce l’abbandono di antiche colonne e mura romane e monumenti, ridotti
a escrescenze mai curate circondate dal cancro delle nuove costruzioni, piccole
e grandi, quasi provvisorie, con cartellonistica di pizzerie, ristoranti, macchine
e parcheggi, un autentico degrado. Da buttare giù ( i monumenti?)
Un tunnel, buco enorme mai finito, e una orrenda strada tagliafuoco allontanano
( per sempre) gli escursionisti della Val Vannino ( Piemonte). Le immagini di
Alessandro Vicario sono un pugno nello stomaco ( per chi ancora ce l’ha), una
montagna trapanata e violentata che non ha più respiro.Che forse non interessa
più a nessuno.
Alessandro Cimmino fa invece drammaticamente sparire l’uomo, il cielo e la terra,
e ci presenta enormi grigi palazzoni con finestre morte o semichiuse, un soffocamento
per mancanza di luce e aria, di cielo e di strade. Una mostra molto riuscita come
organizzazione degli spazi, alto il livello qualitativo dei fotografi artisti
che l’hanno animata. Messa in rilievo la denuncia del “ Territorio compromesso”
che ci riguarda tutti. Le immagini “rendono” meglio la problematica affrontata,
più di tanti convegni.