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“Condanniamo i metodi della Nestlè in
Colombia. Sono inaccettabili. Non garantisce la qualità dei prodotti. Non
rispetta l’ambiente e la sua politica nei confronti dei lavoratori è fuori da
ogni limite tollerabile”. E' il parere del
Consiglio del Tribunale d’opinione istituito dall’organizzazione internazionale
MultiWatch a Berna: un gruppo di organizzazioni non governative,
sindacali, associazioni vicine alla Chiesa
cattolica che in un’assemblea
pubblica in Svizzera ha giudicato la Nestlè in una sorta di processo con tanto
di testimoni,
accurati dossier di centinaia di pagine e una quantità impressionante di prove.
I fatti. Dai documenti
presentati è emerso come la Nestlè, in Colombia da sessanta anni, ormai
detenga
un vero e proprio monopolio: “Trasformatasi col tempo da impresa
sostenitrice
della produzione locale a multinazionale che importa ed esporta in
funzione
unicamente del profitto, è diventata cieca verso le esigenze
dell’intero
Paese”, hanno detto i relatori, che si sono avvalsi di statistiche
ufficiali: “Sono 4mila i leader sindacali uccisi dal 1987, mille
quelli spariti, e 1700 coloro che hanno subito e denunciato una
violazione di
diritti umani da quando è salito al potere Uribe, nel maggio 2002. Non
solo: il
60 percento della gente vive sotto la soglia di povertà e le garanzie
giuridiche per la protezione dei diritti dei lavoratori sono
inesistenti. E
come se non bastasse, le imprese sono solite servirsi di paramilitari
pronti a
tutto, tanto che la violenza è onnipresente. Minacce, scontri e paura
sono
all’ordine del giorno”. In questo contesto i sindacati sono etichettati dai
poteri forti come organizzazioni vicine alla guerriglia, e sono ancor più perseguiti.
Eppure i
testimoni hanno affermato chiaramente che il sindacato non apporta nessun tipo
di aiuto ai guerriglieri e tanto meno ne riceve da loro.
Colpe su colpe.
Dopo aver illustrato il caso di 175 operai che
nel 2003 vennero sequestrati per ore in un hotel e rilasciati solo
quando
ebbero firmato un accordo in base al quale si sarebbero licenziati in
cambio di
un indennizzo finanziario, l’avvocato ha citato casi di prodotti
scaduti messi
in vendita, con tanto di cambio di etichetta. “Furono alcuni operai ad
accorgersene e ad avvertire la direzione, che non fece nulla. Gli
operai si rivolsero alle autorità, che imposero il ritiro della
mercanzia. Da quel momento questi operai sono costantemente
minacciati”. Stella Spinelli