05/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



No del governo messicano all'ampliamento del muro che separa Usa e Messico
 
Il governo messicano ha nuovamente rifiutato la proposta degli Stati Uniti di ampliare la costruzione del muro lungo il confine fra i due paesi. Una barriera decisamente contestata dal governo messicano per la sua inutilità, non essendo “considerata come un elemento risolutivo al grave problema migratorio”.
 
Un momento di tensione: si scavalca il muro e via verso gli UsaI fatti degli ultimi giorni. E’ stato chiaro Luis Derbez, capo della diplomazia messicana, quando ha spiegato le ragioni che hanno portato a criticare la scelta di George Bush di ampliare il ‘muro’ che separa i due Paesi. Ha raccontato che non si tratta di una posizione riguardante una disputa territoriale con gli Usa (le due nazioni sono molto 'amiche'), ma fa parte delle decisioni politiche del governo di Città del Messico per affrontare la spinosa questione dell’immigrazione, soprattutto quella clandestina. “Il Messico ha sempre votato contro tutte le barriere che separano due Paesi. Ha votato contro il muro costruito da Israele per separarsi dai territori occupati palestinesi, ma ha anche votato contro la divisione metallica eretta a Melilla, in Spagna, e quelle costruite in altre zone”. Di tutt’altro avviso, come è logico, l’amministrazione di Washington, che per voce del presidente Bush, in visita nei giorni scorsi nella zona di frontiera, ha fatto sapere durante una conferenza stampa che gli Usa alzeranno barriere di maglia metallica in quelle zone dove non esiste, in questo momento, una divisione fisica chiara fra i due territori. Saranno le zone rurali di confine quelle maggiormente interessate dall’ampliamento del muro, per contrastare il libero passaggio di veicoli in arrivo negli Usa dal Messico.
 
Il muro arriva fin dentro l'Oceano PacificoLa barriera. Voluta dall’ex presidente Usa Bill Clinton nell’ambito del progetto Gatekeeper, la barriera di maglia metallica eretta nel passo di frontiera fra Tijuana e San Diego arriva a spingersi addirittura dentro le acque del Pacifico, dilaniando lo spettacolo naturale che la potenza dell’oceano offre a chi lo guarda. Questo è il punto cruciale del passaggio di immigrati clandestini che, dopo aver viaggiato per tutto il continente, si trovano a pochi chilometri dalla possibilità, forse, di trovare un futuro migliore. Ma la loro speranza ha un costo, in alcuni casi molto alto. I migranti si fanno guidare dai Polleros, spietati trafficanti che in cambio di un congruo pagamento li trasferiscono illegalmente negli Usa, ma senza dare loro la certezza di arrivare in America. Poi, un altro problema per gli immigrati è rappresentato dagli uomini della Minuteman: sono volontari statunitensi ribattezzati dai messicani ‘cazamigrantes’(letteralmente cacciatori di emigranti), che si sono organizzati per passare notizie utili alle pattuglie di frontiera sui vari tentativi di immigrazione clandestina.
 
Il percorso del MuroProposte Usa. Ma il presidente Bush è stato anche propositivo. Oltre a riaffermare la necessità di rafforzare le misure restrittive per il passaggio illegale di stranieri in territorio Usa (come ad esempio far sorvolare la frontiera fra Arizona e Messico da un aereo robot Predator B, come inizio di un programma permanente di vigilanza del confine), ha voluto anche proporre un piano per gli immigranti, ma solo a tempo determinato, che permetta loro di poter entrare in territorio statunitense, eventualmente ricongiungersi con i loro familiari, e poi fare rientro nelle nazioni di origine. Diverse però sono le richieste da parte messicana. Il governo del presidente Fox vuole che il problema immigrazione sia regolamentato in maniera seria ed efficace. Innanzitutto richiede che siano regolarizzati i cittadini messicani che già vivono e lavorano negli Usa e con essi siano regolarizzati anche i loro familiari.

Alessandro Grandi

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