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I fatti degli ultimi giorni. E’ stato chiaro Luis Derbez, capo della diplomazia messicana, quando ha spiegato
le ragioni che hanno portato a criticare la scelta di George Bush di ampliare
il ‘muro’ che separa i due Paesi. Ha raccontato che non si tratta di una posizione
riguardante una disputa territoriale con gli Usa (le due nazioni sono molto 'amiche'),
ma fa parte delle decisioni politiche del governo di Città del Messico per affrontare
la spinosa questione dell’immigrazione, soprattutto quella clandestina. “Il Messico
ha sempre votato contro tutte le barriere che separano due Paesi. Ha votato contro
il muro costruito da Israele per separarsi dai territori occupati palestinesi,
ma ha anche votato contro la divisione metallica eretta a Melilla, in Spagna,
e quelle costruite in altre zone”. Di tutt’altro avviso, come è logico, l’amministrazione
di Washington, che per voce del presidente Bush, in visita nei giorni scorsi nella
zona di frontiera, ha fatto sapere durante una conferenza stampa che gli Usa alzeranno
barriere di maglia metallica in quelle zone dove non esiste, in questo momento,
una divisione fisica chiara fra i due territori. Saranno le zone rurali di confine
quelle maggiormente interessate dall’ampliamento del muro, per contrastare il
libero passaggio di veicoli in arrivo negli Usa dal Messico.
La barriera. Voluta dall’ex presidente Usa Bill Clinton nell’ambito del progetto Gatekeeper, la barriera di maglia metallica eretta nel passo di frontiera fra Tijuana e
San Diego arriva a spingersi addirittura dentro le acque del Pacifico, dilaniando
lo spettacolo naturale che la potenza dell’oceano offre a chi lo guarda. Questo
è il punto cruciale del passaggio di immigrati clandestini che, dopo aver viaggiato
per tutto il continente, si trovano a pochi chilometri dalla possibilità, forse,
di trovare un futuro migliore. Ma la loro speranza ha un costo, in alcuni casi
molto alto. I migranti si fanno guidare dai Polleros, spietati trafficanti che in cambio di un congruo pagamento li trasferiscono
illegalmente negli Usa, ma senza dare loro la certezza di arrivare in America. Poi,
un altro problema per gli immigrati è rappresentato dagli uomini della Minuteman:
sono volontari statunitensi ribattezzati dai messicani ‘cazamigrantes’(letteralmente cacciatori di emigranti), che si sono organizzati per passare notizie
utili alle pattuglie di frontiera sui vari tentativi di immigrazione clandestina.
Proposte Usa. Ma il presidente Bush è stato anche propositivo. Oltre a riaffermare la necessità
di rafforzare le misure restrittive per il passaggio illegale di stranieri in
territorio Usa (come ad esempio far sorvolare la frontiera fra Arizona e Messico
da un aereo robot Predator B, come inizio di un programma permanente di vigilanza
del confine), ha voluto anche proporre un piano per gli immigranti, ma solo a
tempo determinato, che permetta loro di poter entrare in territorio statunitense,
eventualmente ricongiungersi con i loro familiari, e poi fare rientro nelle nazioni di origine. Diverse
però sono le richieste da parte messicana. Il governo del presidente Fox vuole
che il problema immigrazione sia regolamentato in maniera seria ed efficace. Innanzitutto
richiede che siano regolarizzati i cittadini messicani che già vivono e lavorano
negli Usa e con essi siano regolarizzati anche i loro familiari.Alessandro Grandi