03/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nassera Dutour, portavoce delle madri degli ‘scomparsi’ in Algeria
Scritto per noi da
Luca Ferrari 
 
“Cercherò di spiegare perché tante migliaia di persone sono scomparse”, dice Nassera Dutour, la portavoce di Sos Disparus, il collettivo delle famiglie delle persone scomparse durante la guerra civile in Algeria. L’organizzazione, con sedi a Parigi e ad Algeri, si occupa di raccogliere e testimoniare le vicende dei desaparecidos algerini. Lei stessa, il 30 gennaio 1997, ha perduto le tracce del suo secondo figlio, prelevato insieme a chissà quanti suoi coetanei dai Servizi Segreti. Il 22 novembre, Nassera era in Italia per un incontro pubblico insieme ad Amnesty International.
 
“L’associazione - esordisce la donna - è nata dopo la sparizione di mio figlio. All’inizio mi sono battuta per cercarlo vivo, ora continuo a farlo per averlo almeno da morto”. Di fronte alla platea non c’è solo una donna che si batte per il diritto alla vita, quella che parla è una mamma che ha perduto suo figlio. “Rappresento tutte le famiglie degli scomparsi, tutte quelle madri che aspettano ancora di avere notizie dei figli. Nessuna madre può pensare che il proprio figlio non tornerà più. E come si fa ad accettare l’idea di un proprio caro torturato, maltrattato o ucciso?” La tortura in Algeria è una pratica molto frequente nei confronti di chi manifesta le proprie opinioni o si arroga il diritto di indagare il passato. “Ma la peggiore tortura per una madre - spiega Nassera - è quella di non sapere nulla per anni dei propri parenti scomparsi. Non conoscere la sorte dei propri figli significa passare giorni e notti sognando il loro ritorno”.
 
Nonostante il terrore delle donne di denunciare le sparizioni, il 2 agosto 1998 si tenne ad Algeri la prima manifestazione delle madri degli scomparsi. Da allora, ogni mercoledì queste donne si sono riunite, per protestare simbolicamente, davanti alla Commissione Nazionale dei Diritti dell’Uomo. Con coraggio e costanza queste donne sono riuscite a farsi conoscere. Finalmente, il 10 maggio 2001, il Ministro dell’Interno, sulla base di un interrogazione parlamentare, dovette ammettere che, effettivamente, diverse centinaia di persone erano scomparse. La cifra ufficiale fornita dal Ministero fu di 4880 persone. Ma si ritiene fossero molte di più. Sos Disparus non è ben vista dal governo algerino. Nei primi due anni di vita ricevette minacce, intimidazioni e vessazioni di ogni tipo. Nassera stessa viene sempre tenuta sotto osservazione dalle autorità. Per tutto il 2002 e il 2003 la stampa algerina ha montato una campagna denigratoria contro di lei, accusandola di vendere i dossier degli scomparsi alle Ong straniere, allo scopo di raccogliere fondi per se stessa.
 
Poco più di un mese fa il presidente Abdelaziz Bouteflika ha ottenuto l’approvazione di una carta per la pace e la riconciliazione nazionale, un documento che di fatto concede l’amnistia a tutti gli agenti che hanno applicato la tortura. Nassera proprio non ci sta, e rivendica il diritto di non dimenticare: “Si tratta di una carta anti-democratica e incostituzionale, che permette allo stato d’imprigionare chiunque, come me, stia parlando di questi temi davanti a una platea. Questo perché nel testo si precisa che è totalmente vietato sporcare l’immagine dell’Algeria sia all’interno che all’estero. Non si può più parlare degli scomparsi, di tutte quelle persone inghiottite dalle stanze della polizia. Si può parlare solo delle vittime dei terroristi”.
 
Sig.ra Dutour, cosa ha fatto dopo il rapimento di suo figlio? “L’ho cercato dappertutto: caserme, gendarmerie, commissariati e tribunali. Ho parlato con tutti senza successo. Non riuscivo a capire perché tutte le persone cui mi rivolgevo fossero giovani, fra i 25 e i 35 anni, che già parlavano come dei mostri. Erano persone prive di sensibilità e umanità. Ho perlustrato l’Algeria da cima a fondo. Per un certo periodo ero riuscita a seguire il percorso fatto da mio figlio, finché non ne persi le tracce 18 mesi dopo. Accadde in una caserma dei servizi segreti dove, dopo avere insistito a lungo, un giovane militare mi disse che mio figlio era morto. Gli chiesi il perché, e lui mi rispose laconico: ‘perché è così’ “.
 
Come ha trovato la forza di reagire e fondare Sos Disparus? “Ho pensato tante volte al suicidio, ma Amnesty International e la Lega Francese per i Diritti dell’Uomo mi sono state molto vicino e mi hanno aiutata a sopravvivere. Poi ad un certo punto ho realizzato che non avrei mai più ritrovato mio figlio, ho capito che era in atto una  politica di terrore voluta dal governo e che dovevo battermi in un altro modo. Così sono tornata in Francia e ho fondato l’associazione Sos Disparus.”
 
Pensa che in futuro il vostro lavoro potrà portare dei risultati? “Il nostro cammino è ancora lungo ma lo percorreremo con coraggio e determinazione. Contiamo molto sul sostegno delle persone che abbiamo conosciuto in questi anni. Senza la solidarietà internazionale tutte le madri che hanno vissuto la mia stessa esperienza non potrebbero nemmeno continuare a sperare. È la nostra forza, e sono certa che un giorno qualcosa cambierà.“ 

Categoria: Guerra, Storia
Luogo: Algeria