Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n°4 - 2004 dal 11/11 al 18/11
Nepal – il 18 novembre una mina posta dai guerriglieri maoisti ha ucciso 8 poliziotti a 45 chilometri da Nepalganj, al confine con l’India. Nell'ovest del paese sono
in corso scontri tra i ribelli e l'esercito governativo. Martedì 16 novembre,
altri 11 uomini delle forze di sicurezza sono morti in una serie di attacchi della guerriglia.
Intanto la principale strada che collega la capitale Kathmandu al resto del Paese
è deserta da due giorni, dopo che i maoisti hanno chiesto di non percorrerla per
protestare contro le uccisioni e le sparizioni dei guerriglieri e civili compiute
dalle forze dell'ordine.
Indonesia - il 18 novembre il parlamento indonesiano ha approvato l'estensione dello stato
d'emergenza in Aceh ( teatro di una guerra tra guerriglieri separatisti del Movimento
per l'Aceh Libero e forze governative) per altri sei mesi. Recentemente Human rights watch ha pubblicato un rapporto sulle torture inflitte dalle forze dell’ordine alle
persone sospettate di appartenere al Gam. Il conflitto iniziato negli anni '60
ha causato la morte, secondo diversi media indipendenti, di oltre 60.000 persone.
India – il 17 novembre il primo ministro indiano Manmohan Singh ha visitato il Kashmir. Al suo arrivo
alcuni separatisti islamici hanno lanciato un violento attacco vicino allo stadio
dove si sarebbe dovuto tenuto il discorso di Singh. Il premier indiano ha comunque
annunciato il ritiro di una parte delle truppe di Dheli dalla Linea di Controllo
(la zona di confine contesa tra il Kashmir indiano e quello pachistano). La notte
prima dell’arrivo di Singh, inoltre, alcuni separatisti hanno ucciso 6 persone, tra cui ex militanti islamici reclutati dall’Esercito indiano e i loro famigliari.
Il 12 novembre il leader separatista Geelani è stato arrestato mentre stava organizzando
una marcia di protesta contro lo stupro di una donna e di sua figlia da parte
dei militari. Questi ultimi però hanno respinto ogni accusa.
Thailandia – il 13 novembre tre attentati dinamitardi colpiscono le province meridionali di Yala e Narathiwat,
uccidendo una persona e ferendone altre sette. Il 16 novembre la regina Sirikit ha lanciato un appello in tv perché si ponga
fine alle violenze. Dal gennaio scorso le vittime degli scontri tra estremisti
musulmani e le forze di sicurezza del governo sono circa cinquecento.
Nigeria - Il governo ha revocato lo stato di emergenza nel Plateau State, dove nel maggio di quest’anno circa 600 persone sono rimaste uccise in seguito
agli scontri tra le due comunità Tarokh e Fulani. Entrambi i gruppi sono divisi
da una disputa territoriale e politica che ha anche assunto connotazioni religiose
ed etniche. La decisione del governo nigeriano è stata presa dopo il riscontro
di un effettivo miglioramento della sicurezza nella regione.
Uganda - Secondo il quotidiano nazionale, The Monitor, mille sfollati del campo di Acet, nei pressi di Gulu nel nord del paese, sono
a rischio di carestia. Molti di loro avrebbero perso le tessere distribuite dal
World Food Programme, grazie alle quali si ottengono le razioni settimanali di cibo. Altri ancora
non sarebbero nemmeno registrati e dunque privi del diritto di ricevere assistenza
alimentare.
Somalia - Abdullahi Yusuf, eletto presidente dopo 13 anni di assenza dal governo, è uscito
illeso da un attentato nella sua abitazione di Nairobi, in Kenya. Secondo alcune
testimonianze, due uomini armati avrebbero aperto il fuoco contro la casa, prima
di sparire senza lasciare traccia. Yusuf è uscito illeso dall’attacco.
Iraq - Il 16 novembre è stata recapitata alla redazione di al-Jazeera una videocassetta
che mostra l’esecuzione di Margaret Hassan, la direttrice di Care International rapita il 18 ottobre scorso. La donna lavorava da 30 anni per la popolazione
irachena e aveva sposato un iracheno. Il 16 novembre, un operatore video che lavora
per la Nbc ha ripreso l’esecuzione di un ribelle in una moschea di Falluja, ferito e disarmato,
da parte di un marine; il Pentagono ha aperto un’inchiesta. La situazione a Falluja
è ancora grave: i marines controllano gran parte della città, ma si continua a
combattere casa per casa. Cominciano intanto a circolare i primi bilanci dell’attacco
sferrato 10 giorni fa. Secondo fonti locali, sarebbero 800 i civili uccisi nei combattimenti o nei bombardamenti, tutti appartenenti alle almeno 300 famiglie
che non erano riuscite a scappare da Falluja prima dell’attacco. Sono 44 i marines e 1600 i guerriglieri uccisi a Falluja nei combattimenti, mentre 1052 le persone arrestate dai militari Usa.
Il 15 novembre, un convoglio umanitario della Mezzaluna Rossa, è tornato a Baghdad
senza riuscire a portare soccorso alla popolazione di Falluja. Il 17 novembre
la guerriglia ha rapito 60 reclute della polizia irachena a Trebil. L’11 novembre
un’autobomba a Baghdad ha ucciso 17 persone. Un raid aereo dell’aviazione statunitense a Baluba ha ucciso 20 persone il 15 novembre. Lo stesso giorno i militari Usa hanno ucciso 20 ribelli a Ramadi. Quasi 2600 marines hanno ripreso il controllo della città di Mosul,
dove i ribelli avevano attaccato tutti i commissariati di polizia. Il 17 novembre
un’autobomba ha ucciso 14 persone a Bajii. Le stime sulle vittime civili della guerra in Iraq parlano di un totale
di 16579 morti, tra cui 1356 militari della coalizione. Intanto il governo ungherese
non è riuscito a ottenere una proroga della missione del suo contingente in Iraq
e si ritirerà il 31 dicembre del 2004. Il contingente olandese si ritirerà il
15 marzo del 2005 e anche la Romania annuncia il suo disimpegno per il 30 giugno
del 2005, stesso giorno del ritiro del contingente militare della Danimarca.
Palestina - la notte tra l’11 e il 12 novembre è morto a Parigi Yasser Arafat, leader
storico dell’Anp e presidente del governo palestinese. La notizia ha scosso il
popolo dei territori occupati che si è stretto accanto al feretro a migliaia durante
il suo funerale. Nel primo pomeriggio del 12 Arafat è stato seppellito nella spianata
della Muqata mentre il capo dei tribunali islamici, lo sceicco Tamini, ne recitava
l’onoranze funebri. La morte del leader dell’Olp lascia vacante il comando del
paese, per ora nelle mani del moderato Abu Mazen, che vorrebbe chiudere il capitolo
della lotta armata a favore di una risoluzione politica della crisi arabo-israeliana.
Il conto delle vittime aggiornato a questa settimana è di 3.539 palestinesi uccisi
e 961 israeliani.
Waziristan - Le forze militari pachistane ritengono, secondo i media locali, di ‘ripulire’
l’area sul confine con l’Afghanistan dai militanti di Al Qaeda entro la fine dell’anno,
proseguendo l’offensiva sferrata questo mese. Nell’ambito dell’azione avviata
l’8 novembre, l’esercito e truppe paramilitari stanno portando avanti una massiccia
operazione per occupare due importanti basi segrete.Il generale Safdar Hussain
ha specificato che sono impiegati 7.000 soldati e sei elicotteri d’assalto, informando
che l’esercito ha preso il controllo di almeno dodici zone nel Waziristan del
sud. Mentre tre soldati pakistani sono morti quando il veicolo su cui viaggiavano
è esploso a causa di una mina a Wana e, in rappresaglia, l'esercito ha poi aperto
il fuoco causando due morti e numerosi feriti tra i civili, Abdullah Mahsud, il
leader dei militanti attivi nell’area tribale vicino all’Afghanistan, ha denunciato
che il Pakistan ha violato il cessate il fuoco accordato con il suo gruppo, lanciando
una caccia all’uomo contro di lui. Mahsud ha organizzato il sequestro di due ingegneri
cinesi ad ottobre. Uno degli ostaggi è stato ucciso, l’altro è stato salvato dall’esercito
pachistano che, nel corso di questa settimana, ha ucciso 40 sospetti militanti
di Al Qaeda nella regione.
Georgia – Il 16 novembre Nella capitale abkhaza Sokhumi la tensione politica esplosa
dopo le elezioni di ottobre è culminata con l’iniziativa di anziani, studenti
e poliziotti che hanno assaltato e occupato il palazzo presidenziale. Il 17 novembre
il governo georgiano ha avvertito la Russia di restare estranea agli affari interni
che stanno movimentando il Paese caucasico, dopo che Mosca si è mostrata favorevole
a difendere gli interessi dei separatisti abkhazi - Tbilisi ha accusato la Russia
di condurre una doppia strategia supportando l’Abkhazia e nel contempo opponendosi
ai ribelli ceceni. Con i principali uffici governativi controllati ancora dalla
maggioranza precedente, le forze che appoggiano il nuovo governo non mostrano
segni di compromesso. Il 18 novembre la crisi, cominciata con la vittoria alle
presidenziali del candidato dell’opposizione Bagapsh, è peggiorata quando i comandanti
della polizia abkhaza hanno detto che si rifiuteranno di obbedire agli ordini
del governo.
Afhganistan - Il 16 novembre sei poliziotti afgani sono stati uccisi in un attacco dei talebani contro una caserma nella
provincia meridionale di Helmand. Nel combattimento è stato ucciso anche un guerrigliero talebano.
Lo stesso giorno, altri quattro quattro agenti sono morti nella provincia centrale dui Uruzgan quando il loro mezzo è saltato
su una bomba telecomandata azionata dalla guerriglia talebana.
Il 17 novembre le autorità afgane dichiarano che i tre operatori delle Nazioni
Unite rapiti a Kabul non sono tenuti prigionieri dai militanti islamici. Lo confermano
gli stessi leader talebani affermando che la detenzione di donne come ostaggi
è contro l’Islam. E’ in aumento il numero di persone che vivono all’interno di
campi profughi; molte sono accusate di aver sostenuto i talebani nel 2001. Il
18 gli Stati Uniti annunciano una massiccia offensiva contro la produzione di droga
nel Paese centroasiatico.
Le vittime di questa settimana fanno salire a 1.063 il numero dei morti dal 1° gennaio 2004 a causa del teoricamente concluso conflitto
afgano. La maggior parte dei morti sono guerriglieri della resistenza talebana
(501), seguono i militari e i poliziotti afgani (291), i civili (174), gli operatori
umanitari internazionali (47), i soldati statunitensi (41) e quelli del contingente
Isaf della Nato (5).
Cecenia – Il 12 novembre il centro per i diritti umani Memorial ha reso noto che quest’anno sono state
finora sequestrate 294 persone residenti in Cecenia, di cui 146 sono state liberate, 20 trovate morte e 128 considerate ancora disperse. Le organizzazioni per i diritti umani riferiscono che i bambini uccisi finora
nella repubblica caucasica nel 2004 sono stati 241. I soldati russi morti quest’anno
sono stati poco più di 900: 500 fuori servizio, di cui il 25% a causa di suicidio.
Dei 423 soldati deceduti in servizio, un terzo è caduto in Cecenia. Putin ha detto
che la Russia avrà presto in dotazione missili nucleari che altre potenze non
hanno e non avranno in
futuro. Le ragioni del rafforzamento dell’esercito russo sono le minacce del
‘terrorismo internazionale’ e di altre imprecisate ‘minacce possibili’. Il Comitato
delle Madri dei Soldati, uno dei gruppi russi per i diritti umani più rispettato,
costituitosi come partito politico da appena un mese, sta già subendo forti attacchi
e pressioni: i deputati della Duma hanno accusato il gruppo, che si è offerto
di mediare per la fine del conflitto ceceno, di volere svendere lo stato all’occidente
. Il 18 novembre 16 soldati russi sono stati uccisi e 20 feriti nell’arco di 24 ore da attacchi portati da truppe cecene nel distretto
Nojay-Yurt e nella capitale Jokhar.
Pakistan - Il 17 novembre una bomba esplosa in una sala cinematografica nel nord-ovest del Paese ha fatto due morti e almeno
29 feriti.. Non è chiaro chi abbia portato l’attacco nella sala di 200 posti,
al momento dell’attentato quasi piena. È accaduto nella città di Mingora, 110
km da Islamabad, dove diversi leaders islamici promuovono una radicale adesione
ai codici religiosi. La polizia pachistana ha ucciso un militante islamico, Asim Ghafoor, sospettato di avere connessioni con l’assassinio del giornalista
del Wall Street Journal Daniel Pearl.